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Manovra, dote da 10-12 miliardi al netto del bonus Ue

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Manovra, dote da 10-12 miliardi al netto del bonus Ue

Ansa
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ROMA - Conti precisi non ne sono ancora stati fatti. Ma è chiaro che il formale via libera di Bruxelles allo sconto chiesto dal ministro Pier Carlo Padoan sul percorso di aggiustamento del deficit strutturale 2018 renderebbe molto meno insidiosa la composizione della legge di bilancio per il prossimo anno.

A rendere ancora meno impervio il terreno sarebbe anche l’accelerazione della ripresa che se venisse confermata nei prossimi mesi renderebbe più favorevole, anche ai fini della finanza pubblica, il quadro macro da rivedere a settembre con la Nota di aggiornamento al Def. Al momento, a bocce ancora ferme, si partirebbe dalla ricerca di una dote per la manovra autunnale di 10-12 miliardi da affiancare alla “flessibilità” aggiuntiva pari a circa 9 miliardi che scaturirebbe dall’ok di Bruxelles alla riduzione dallo 0,8% allo 0,3% dell’aggiustamento strutturale per il 2018.

L’asticella della legge di bilancio 2018 verrebbe così posizionata a quota 20-22 miliardi. Che, considerando il probabile ritocco verso l’alto delle stime di crescita del Pil, dovrebbe consentire di irrobustire le misure di carattere espansivo alle quali sta pensando il Governo Gentiloni. Come, ad esempio, il taglio del cuneo sui giovani assunti a tempo indeterminato (v. altro servizio in pagina). Anche se questa opzione non affascina troppo il segretario del Pd, Matteo Renzi, più propenso a un alleggerimento fiscale sulle famiglie agendo possibilmente sull’Irpef.

«Faremo di tutto per la riduzione fiscale sul lavoro e in particolare sul lavoro dei giovani», ha detto ieri il premier Paolo Gentiloni. Che ha aggiunto: «Certamente se qualcuno descrive la prossima legge di bilancio come una passeggiata si sbaglia. Non ci sono vacche grasse in arrivo. Ma al tempo stesso abbiamo messo fieno in cascina».

L’eventuale intervento sul costo del lavoro costerebbe dagli 1-1,5 miliardi, nella versione limitata ai giovani assunti, ai 2,5 miliardi con un perimetro allargato. Altri 6,5-6,7 miliardi servirebbero per disinnescare completamente le clausole di salvaguardia fiscali per il 2018 dando sempre per acquisiti i 9 miliardi di “extra-deficit” chiesti alla Ue. Con la manovrina correttiva da 3,4 miliardi approvata definitivamente giovedì scorso dal Parlamento è già scattata una prima parziale sterilizzazione degli aumenti Iva che hanno fatto scendere dai 19,6 miliardi iniziali agli attuali 15,7 miliardi le risorse necessarie per lo stop totale nel prossimo anno delle clausole. Uno stop che resta una delle priorità del Governo insieme alla riduzione del debito e al sostegno della crescita.

Il conto della manovra a questo punto sarebbe a circa 8-8,5 miliardi. Altri 1,5 miliardi servirebbero per l’annunciato rinnovo del contratto degli statali, a quali andrebbero aggiunti 2-3 miliardi per coprire le cosiddette “spese indifferibili” (dai trasferimenti a enti e strutture pubbliche fino al rifinanziamento delle missioni internazionali di pace). Si arriverebbe così a 10-12 miliardi, al netto però dell’aggiornamento del quadro economico che sarà realizzato a settembre con la NaDef. Le risorse arriverebbero in gran parte da misure di contrasto all’evasione (si valuta anche l’opzione fatturazione elettronica) e per 2-2,5 miliardi dalla spending review con il nodo di una prima potatura delle tax expenditures ancora tutto da sciogliere. Oltre 1 miliardo dei tagli sarà a carico dei ministeri e la prima ripartizione sarà indicata dal Dpcm di attuazione della riforma del bilancio, che era atteso per la fine di maggio ma che sarà varato dopo i ballottaggi delle amministrative. Già martedì il punto sulla “spending” sarà fatto con la relazione annuale del commissario Yoram Gutgeld.