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Fondo Italiano, Cdp e banche: continuità nella gestione delle …

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Fondo Italiano, Cdp e banche: continuità nella gestione delle partecipazioni

(Marka)
(Marka)

La decisione arriverà entro questa settimana con l’obiettivo di perfezionare la cessione subito dopo l’estate, tempi tecnici permettendo. Si avvicina dunque alle battute finali la vendita del portafoglio delle partecipazioni di minoranza (in 23 aziende) del Fondo Italiano d’investimento, uno dei tre veicoli nati a valle della scissione, lo scorso anno, del “vecchio” Fondo, lanciato nella seconda metà del 2010 - dopo la costituzione dell’omonima Sgr, su iniziativa del Mef, di alcune banche sponsor (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps), di Cassa depositi e prestiti, di Confindustria e dell’Abi - per sostenere investimenti nel capitale di rischio di piccole e medie imprese al fine di renderle più competitive sui mercati internazionali. In campo ci sono due proposte, firmate da due fondi di private equity: da una parte, i francesi di Tikehau, creata nel 2004 e con un portafoglio di investimenti molto diversificato in società quotate e non; dall’altra, il colosso Usa Neuberger Berman, che, in Italia, ha già siglato una partnership strategica con Intesa Sanpaolo sul private equity della banca.

La differenza più significativa, al momento, sarebbe sul prezzo: poco meno di 300 milioni l’offerta di Tikehau, più bassa l’altra. Ma la logica industriale - sulla quale è alta l’attenzione dei quotisti - è identica per le due proposte: consolidare la propria base di investimenti nella penisola valorizzando ulteriormente le partecipazioni in pancia al cosiddetto “Fondo uno”, i cui sottoscrittori sono Cdp, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mps (ciascuna con il 20,8%), Icbpi (8,3%), Banco Bpm, Bper, Credito Valtellinese, Ubi Banca e Banca Popolare di Cividale (con l’1,7% a testa). Perché è chiaro che la cessione potrà creare valore per il futuro acquirente solo se quest’ultimo lavorerà in stretto raccordo con il management delle società, in assoluta continuità con la gestione precedente che ne ha supportato la crescita. Come peraltro hanno chiesto le stesse aziende partecipate dal Fondo per il tramite di Confindustria, socio della Sgr (si veda il Sole 24 Ore del 18 giugno).

Non ci sarà nessuna frattura, dunque, per i quotisti rispetto al percorso portato avanti finora dal Fondo: la missione di sostegno alle imprese, come rivendicano le stesse aziende partecipate, dovrà quindi essere preservata anche dopo la vendita a un nuovo investitore. E la cessione, garantiscono, servirà a recuperare proventi da destinare alla ricerca di nuove iniziative a favore delle pmi,le cui esigenze sono cambiate nel corso degli anni. Quando fu lanciato, nel 2010, il primo fondo servì ad assicurare nuova benzina alle aziende che avevano difficoltà di accesso sia al credito sia al private equity per finanziare i propri piani di sviluppo: attraverso questo strumento, le imprese trovarono così un investitore di minoranza in grado di accompagnarle nel loro percorso di crescita. Con il passare del tempo, però, il contesto è mutato e necessita adesso di nuovi interventi già allo studio.

Ora, però, l’obiettivo è condurre in porto la vendita che arriva a conclusione di un lungo iter nel corso del quale sono state raccolte più proposte per poi selezionare le offerte di francesi e americani. Ed entro questa settimana, come detto, i sottoscrittori del “Fondo uno” si riuniranno per decidere quale strada intraprendere.

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