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L’Italia che fa causa: al Sud si litiga di più. Milano e Torino al top per fallimenti e sfratti

Paese che vai, processo che trovi. In Sardegna si litiga per chiudere i matrimoni, in Campania per gli incidenti stradali, in Calabria per le pensioni. A Roma e Milano c’è la più alta concentrazione di ricorsi contro i licenziamenti e a Torino di procedimenti di convalida di sfratto. E Milano registra anche il tasso più elevato di fallimenti e di ingiunzioni di pagamento.

Dall’elaborazione del Sole 24 Ore, fatta sui dati del ministero della Giustizia sulle cause avviate nei tribunali italiani nel corso del 2016, emerge che la litigiosità non è uniforme. Un elemento, però, è evidente: le aree in cui il ricorso alla giustizia civile è più elevato sono quelle del Sud Italia.

Più contenzioso al Sud
Nella classifica dei tribunali dove l’anno scorso è stato avviato il maggior numero di nuovi procedimenti (considerando le cause contenziose, le esecuzioni e le procedure concorsuali) in relazione al bacino di utenza, le prime 40 posizioni sono tutte occupate da uffici meridionali, fatta eccezione per Roma (quinta) e Milano (22esima). Al primo posto c’è Catanzaro, con quasi 6mila procedimenti ogni 100mila abitanti, che deve questa collocazione all’elevato numero di esecuzioni, soprattutto mobiliari. «È una città con un’economia povera - spiega il presidente degll’Ordine degli avvocati, Giuseppe Iannello - e molte azioni sono esercitate dalle banche. Ma tante procedure vengono incardinate e poi abbandonate». Dopo Catanzaro c’è L’Aquila: l’anno scorso sono arrivate in tribunale quasi 4.100 cause per 100mila abitanti. Le ragioni? Secondo Carlo Peretti, presidente dell’Ordine degli avvocati, «è aumentato il contenzioso legato al terremoto e alla ricostruzione, che copre diversi ambiti, dalle ingiunzioni di pagamento alle richieste di danni. E anche i ricorsi dei migranti contro la bocciatura delle domande di asilo hanno contribuito a far lievitare le nuove cause».

Perché si va in tribunale
Esaminando la litigiosità nelle diverse materie, entrano in gioco le specificità territoriali. Il circondario di Milano è quello con il più alto tasso di fallimenti ed è al secondo posto per i ricorsi contro i licenziamenti del settore privato. «Il contenzioso ricalca la struttura socio-economica dei territori - dice Remo Danovi, presidente dell’Ordine degli avvocati -: la concentrazione di imprese fa sì che, in anni di crisi, Milano sia ai primi posti nei fallimenti, nel contenzioso sul lavoro e nei crediti non riscossi». I tribunali del Sud registrano invece la più alta concentrazione di cause in tema di previdenza obbligatoria e risarcimenti danni. In testa a quest’ultima classifica ci sono Torre Annunziata e Napoli: «Sono zone con la maggiore densità di popolazione d’Europa - dice il presidente degli avvocati di Napoli, Armando Rossi - e la morfologia del territorio unita all’insufficienza della rete viaria contribuiscono al maggior numero di incidenti stradali».

Legato alla crisi del Monte dei Paschi è invece il secondo posto di Siena in tema di litigiosità sui contratti bancari. «La maggior parte dei ricorsi riguarda anatocismo e usura», dice Nicola Mini, presidente dell’Ordine forense.

“L’anno scorso per arrivare a una sentenza di primo grado ci sono comunque voluti 981 giorni (nel 2013 erano 1.044)”

 

In Sardegna ci sono le aree con la più alta concentrazione di separazioni e divorzi contenziosi. «Le difficoltà economiche hanno aumentato la conflittualità - spiega Cristina Sardu, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Sassari – ma spesso le coppie si accordano con l’aiuto del giudice alla prima udienza». C’è la crisi anche dietro al contenzioso del tribunale di Roma, che registra il più alto tasso di ricorsi contro i licenziamenti e un’elevata concentrazione di ingiunzioni di pagamento, fallimenti, esecuzioni e sfratti. «Non si tratta di litigiosità – commenta il presidente degli avvocati, Mauro Vaglio – è che la gente non ha soldi e non paga».

Diversa la spiegazione data dal presidente del tribunale di Torino, Massimo Terzi, all’elevato numero di procedimenti per convalida di sfratto: «Le difficoltà abitative sono proporzionali a quelle degli altri circondari. Ma qui ci si affida di più alla giustizia perché ci si aspetta di ottenere una risposta in tempi ragionevoli».

L’impatto sugli uffici
L’alto tasso di litigiosità è senza dubbio una delle ragioni che - insieme alla carenza degli organici dei magistrati e del personale amministrativo - contribuisce a incagliare la macchina della giustizia civile. La situazione, per la verità, va migliorando: l’arretrato nei tribunali è diminuito (dai 2,8 milioni di procedimenti in corso del 2013 ai 2,3 del 2016), così come la durata dei processi. Ma l’anno scorso per arrivare a una sentenza di primo grado ci sono comunque voluti 981 giorni (nel 2013 erano 1.044). E nel 2016 si è interrotto il calo - costante negli ultimi anni - dei procedimenti avviati nei tribunali: le nuove cause sono state 2,1 milioni, il 3,6% in più del 2015 (ma ancora il 14% in meno del 2013). Segno, con tutta probabilità, che le riforme varate per contenere le nuove liti - dall’aumento delle spese alla spinta alle soluzioni stragiudiziali - hanno stabilizzato i loro effetti.

Sono dati che parlano di un’emergenza non ancora superata. Eppure continua a mancare un intervento di sistema sul fronte della giustizia civile. Più di due anni fa, il governo Renzi ha presentato un disegno di legge delega, approvato a marzo 2016 dalla Camera, e da allora all’esame della commissione Giustizia del Senato. «Puntiamo a portarlo in aula prima della pausa estiva», dice la relatrice Rosanna Filippin. Ma le priorità, al momento, sono altre: in testa ius soli e Codice antimafia.

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