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Ius soli, blog Grillo: fumo negli occhi, serve concertazione europea

migranti e cittadinanza italiana

Ius soli, blog Grillo: fumo negli occhi, serve concertazione europea

  • – di Redazione Online

Nuovo attacco del M5s al disegno di legge sullo ius soli “temperato” (il riconoscimento,e a certe condizioni, della cittadinanza italiana ai bimbi stranieri nati in Italia) in discussione al Senato. Dopo l’annuncio di Grillo che il Movimento si asterrà sul provvedimento, così come ha fatto alla Camera (ma a palazzo Madama l’astensione vale come come voto contrario), parlando di «pastrocchio invotabile» oggi un post a firma del M5S sul blog di Beppe Grillo dal titolo “Per uno ius Europeum” avvisa che sullo ius soli «c'è solo una cosa da fare: fermarsi e chiedere un orientamento alla Commissione Ue, coinvolgere nel dibattito anche il Parlamento Ue e il Consiglio. Discutere di cittadinanza senza una concertazione a livello europeo è propaganda, è fumo negli occhi dei cittadini».

Blog Grillo: fumo occhi, in Ue non esiste
Nel post si osserva che «in Europa vi sono diverse versioni che cambiano da Stato a Stato e che rendono temperato o più o meno rigido il principio di base, che rimane ovunque quello dello ius sanguinis. In Germania lo ius soli è temperato da paletti sostanzialmente rigidi. In Olanda, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, come in l'Italia, si applica sostanzialmente uno ius sanguinis con alcuni correttivi e lo ius soli è debole. In altri Paesi, non europei, lo ius soli esiste da sempre, ma si tratta di Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente».

Commissione Ue: criteri per cittadinanza sono competenza nazionale
A sconfessare Grillo è però intervenuto a stretto giro il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos. I criteri in base ai quali si sceglie di concedere la cittadinanza, ha sottolineato, «sono chiaramente una competenza nazionale: l'Ue non ha voce in capitolo su questa materia».

Ius soli, Grasso: spero ok entro l'anno
Il disegno di legge sullo ius soli, dopo l’approvazione della Camera nel lontano ottobre 2015, è in aula al Senato per cercare di percorrere a tappe forzate l'ultimo miglio che lo separa dalla fine della legislatura dopo essere stato bloccato per mesi in Commissione affari costituzionali. Il via libera per lo Ius soli? «Spero entro l'anno» ha detto il presidente del Senato a «Un giorno da pecora» su RadioUno. Prima dell'estate? «Spero di sì» ha risposto Grasso, ammettendo che «bisogna vedere come sarà approvato dal Senato». Grasso ha ricordato poi che sul ddl la Lega Nord ha presentato per l'Aula 50 mila emendamenti, «fatti con intenti ostruzionistici. Bisognerà superare questo ostacolo» ha concluso.

L'attuale disciplina
Attualmente il cittadino straniero nato in Italia ha diritto alla cittadinanza una volta diventato maggiorenne a condizione che vi abbia risieduto fino a quel momento «legalmente e ininterrottamente» e dichiari entro un anno dal compimento dei 18 anni, di volerla acquisire. La cittadinanza può essere poi acquisita per matrimonio (purché in possesso di requisiti resi più stringenti dalle norme sulla sicurezza emanante in questi anni) oppure per naturalizzazione cioè concessa (con Dpr, sentito il Consiglio di Stato), su domanda dell'interessato, a chi risiede in Italia da almeno 1o anni se cittadino extra Ue e quattro se europeo.

Le modifiche in Parlamento: ius soli “temperato” e ius culturae
Il Ddl incardinato in aula introduce uno ius soli temperato con il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purché uno dei due genitori sia in possesso di permesso di soggiorno permanente o di permesso di lungo periodo. Nel primo caso si tratta di un permesso di soggiorno rilasciato ai cittadini comunitari che abbiano soggiornato legalmente e in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale. Nel secondo caso di un permesso a tempo indeterminato rilasciato al cittadino extracomunitario che risieda legalmente da cinque anni in Italia, che abbia un reddito e un alloggio adeguato e abbia superato un test di conoscenza della lingua italiana. Ma non solo. Può acquisire la cittadinanza (necessaria la dichiarazione di volontà) il minore nato da genitori stranieri oppure arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro paese un percorso formativo per almeno cinque anni. Potrà anche chiederla chi non ancora maggiorenne sia entrato in Italia, vi risieda da almeno sei anni e abbia frequento un ciclo scolastico ( o un percorso di istruzione professionale) ottenendo un titolo di studio (o una qualifica).

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