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«Abbiamo detto che...», quella chat con Marra che smentisce Raggi. Blitz di Casaleggio a Roma, è gelo

Per la Procura di Roma è la prova che l'ex superburocrate del Campidoglio, Raffaele Marra, aveva avuto carta bianca dalla sindaca Virginia Raggi per disporre la nomina di suo fratello Renato Marra alla direzione Turismo di Roma. Uno scambio di sms telegram di novembre dimostrerebbe che la prima cittadina M5S ha detto il falso all'ufficio Prevenzione corruzione, cui aveva assicurato che quell'incarico era stato una sua autonoma decisione.

Tutto inizia il 12 novembre, quando la sindaca legge sui giornali che Renato Marra, ex dirigente dei vigili, aveva ottenuto un aumento di stipendio con la nuova nomina: «Ciao, ma leggo sui giornali dell'aumento di tuo fratello». «Sì – risponde Raffaele Marra – è la stessa fascia che avrebbe avuto se tu lo avessi nominato vicecomandante (dei vigili – ndr)». Poco dopo Raggi gli chiede, come se non ne sapesse niente: «Ma sta sempre con Adriano (Meloni, assessore allo Sviluppo economico, ndr)?». Lui la rassicura, ma il 14 novembre lei rincara: «Sai bene che avrei subito attacchi e non mi dici nulla?». Marra: «Se lo avessi fatto vicecomandante la fascia era la stessa». «Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov'era, con Adriano», risponde Raggi. Le sue frasi e l'uso del plurale “abbiamo” provano, per i pm, che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal suo ex braccio destro e non era stata una sua autonoma decisione. Per questo nei confronti di Raggi è ipotizzato il falso, mentre per Raffaele Marra l'abuso d'ufficio.

Il 28 ottobre la sindaca inoltra a Marra un sms di Davide Casaleggio, che suggeriva alla sindaca come replicare all'articolo dell'Espresso in cui si parlava dei contratti milionari sottoscritti da Marra, come capo delle politiche abitative del Comune ai tempi di Alemanno, a favore dell'imprenditore Fabrizio Amore, coinvolto in Mafia Capitale. I due si preoccupano di «Beppe, che mi ha già chiamato» (Raggi). «Le tre donne lo staranno pressando», risponde Marra. Che in un altro scambio assicura: «Gli spiego tutto. Proprio come con Di Maio». Le tre donne sono le ortodosse Roberta Lombardi, Carla Ruocco e Paola Taverna, definite altrove da Marra con epiteti pesanti. «Un altro motivo d'orgoglio per aver difeso con i denti il M5S e la mia città», ha replicato Lombardi.

Il nervosismo alle stelle ha richiesto un blitz di Casaleggio a Roma, dove ieri ha incontrato alcuni parlamentari, tra cui i due emissari in Campidoglio, Fraccaro e Bonafede, ma anche Andrea Ciannavei, tra gli avvocati di Grillo. Casaleggio è ripartito senza incontrare Raggi. Il sostegno continua, ha assicurato. Ma il gelo è evidente nell'ennesimo addio: l'assessore alle Partecipate Massimo Colomban ha annunciato che lascerà a settembre. La sindaca minimizza. Ma perde l’uomo di Casaleggio in giunta.

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