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Giù il cuneo, e subito il decollo delle politiche attive

L'Analisi|dati Inps

Giù il cuneo, e subito il decollo delle politiche attive

Anche ad aprile, seppur in calo del 9,2% sull’anno, le domande di disoccupazione (essenzialmente Naspi, ora che è uscita di scena la mobilità) continuano a viaggiare sopra le 100mila istanze; siamo a 103.929, per l’esattezza, un numero piuttosto elevato, e in parte legato al nuovo crollo delle domande di cassa integrazione da parte delle imprese (a maggio, -37,01% - nei primi cinque mesi dell'anno -43,10%, addirittura -49,43% la componente straordinaria, la Cigs, utilizzata per le crisi industriali più complesse, che nei fatti si è praticamente dimezzata).

Continua a crescere il tempo indeterminato
Certo, un po' di ripresina c’è: il saldo dei contratti a tempo indeterminato, da gennaio ad aprile, evidenza l’Inps, si conferma positivo: +42.669 rapporti (dovuti anche al buon esordio del bonus Sud, previsto dalla scorsa manovra, e a un primo balzo in avanti dell’incentivo occupazionale legato a Garanzia giovani).

In forte aumento i rapporti a termine
E si conferma anche una crescita, molto più forte - però - rispetto al tempo indeterminato, dei contratti a termine: nei quattro mesi dell'anno la loro variazione netta è stata positiva di ben 419.778 unità. In particolare, sono cresciute le assunzioni a tempo determinato nei comparti del commercio, turismo e ristorazione (+47,5%) e delle attività immobiliari (+43,6%). Significativa pure la crescita dei contratti di somministrazione (+16,7%). Il forte aumento delle assunzioni a tempo determinato in contratti di lavoro intermittente o a somministrazione di manodopera intervenuto dalla seconda metà di marzo, sottolinea l'Inps, può essere messo in relazione alla chiusura della possibilità di acquistare voucher per remunerare i prestatori di lavoro occasionale. Su anche l'apprendistato (+21.577 contratti); un segnale di ripresa dell'unico rapporto rimasto ormai in Italia che coniuga formazione e lavoro, anche se si tratta di numeri alquanto modesti.

Il tasso di stabilità è in calo
La fine degli sgravi generalizzati si vede nelle statistiche di fondo: nel 2015, con operativa la decontribuzione generalizzata, la percentuale di rapporti fissi sul totale delle attivazioni negoziali era del 41,4%. Nel 2016, con la riduzione al 40% dell'esonero, si è scesi al 32%; e adesso nei primi mesi del 2017 si è calati ancora: siamo al 26,6 per cento. Al tempo stesso il numero di licenziamenti è rimasto pressoché stabile, anzi è lievemente calato: 189mila atti di recesso a gennaio-aprile (-0,6% su base tendenziale). Lieve aumento invece per le dimissioni (+0,4%). Pertanto, evidenzia ancora l'Inps, il tasso di licenziamento (calcolato sull'occupazione a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti) è risultato per il primo quadrimestre 2017 pari a 1,8%, sostanzialmente in linea con quello degli anni precedenti (1,8% nel 2016; 1,7% nel 2015).

Taglio al cuneo e politiche attive
La sintesi di questi numeri è che il mercato del lavoro sta ancora sfruttando gli effetti del Jobs act, seppur un po' affievoliti. C'è bisogno, adesso, che il governo mantenga l'impegno di ridurre stabilmente il cuneo sul lavoro. E dovrà farlo in maniera consistente, per far tornare appetibile il contratto a tempo indeterminato. C'è poi la necessità di riaprire al più presto il cantiere “crisi industriali”: le nuove regole targate Renzi-Poletti rischiano di ridurre - forzatamente - l'utilizzo della Cig (adesso più costosa per l'azienda e con durate limitate). Bisogna che le politiche attive decollino, e soprattutto che si disegni un sistema coerente di ammortizzatori e formazione che tuteli le aziende (costi e tempi certi) e al tempo stesso favorisca la ricollocazione del lavoratore. Su questo fronte, c'è un documento comune delle parti sociali di settembre 2016. Che il governo, però, finora, ha attuato solo in parte.

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