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Dossier Voto grillino e astensione: le due incognite dei ballottaggi

    Dossier | N. 86 articoliElezioni amministrative 2017

    Voto grillino e astensione: le due incognite dei ballottaggi

    Ci sono due rompicapo che in queste ore assillano leader politici di centrodestra e di centrosinistra. Si chiamano astensione e voti dei Cinquestelle. L’astensione, che già al primo turno è stata notevole, rischia di aumentare (come è sempre stato) ai ballottaggi. E di colpire quindi tutte le coalizioni. La seconda incognita è invece rappresentata dal voto grillino. Fatta eccezione per qualche sporadico caso locale, i vertici nazionali non hanno dato indicazioni di voto ai propri elettori. Che quindi saranno liberi di dirottare il proprio consenso sul centrodestra o sul centrosinistra.

    Chi colpisce l’astensione
    Tradizionalmente l’astensione colpisce di più i partiti di centrodestra, che hanno un elettorato meno fidelizzato e motivato a recarsi alle urne. Ma recentemente questo fenomeno ha contagiato anche i partiti di centrosinistra. Ad esempio, al primo turno delle amministrative, l’11 giugno, il risultato che a Genova ha premiato il centrodestra è stato figlio - anche - della disaffezione del popolo di sinistra che, in massa, ha disertato le urne. Risultato: nel capoluogo ligure si è recato a votare solo il 48% degli elettori, meno della metà. In questa città, vero e proprio banco di prova per gli schieramenti nazionali, sarà necessario capire se la vittoria ormai a portata di mano del centrodestra riuscirà a mobilitare il centrosinistra (che ha una tradizione forte in città) portando al voto magari anche chi non è andato al primo turno. Bisognerà inoltre appurare se tutti gli elettori del centrodestra torneranno alle urne per confermare il voto a Marco Bucci (sostenuto dal centrodestra unito). E infine occorrerà capire verso quale voto si orienterà quel 18% di consensi andati al primo turno al candidato dei Cinque stelle Luca Pirondini. Una percentuale molto appetibile che, non a caso, ha scatenato le mire del leader leghista Matteo Salvini.

    Dove va il voto grillino
    Luigi Di Maio è stato chiaro: ai ballottaggi, dove M5s non corre, «daremo massima libertà ai nostri elettori e non ci permetteremo mai di dire cosa votare per cui anche stavolta nessun sostegno e nessun endorsement». Rispetto a questa indicazione si sono registrate due sole eccezioni: a Parma il candidato Cinque stelle rimasto escluso dal secondo turno, Daniele Ghirarduzzi, ha pubblicato su facebook un post che invita a votare il candidato di centrosinistra Paolo Scarpa in modo da boicottare la rielezione di Federico Pizzarotti, considerato dai grillini un “traditore”. Quanto alla curiosa sfida trapanese, dove il candidato di centrosinistra è rimasto da solo a gareggiare e, per vincere, deve portare a votare il 50% degli elettori, Grillo ha fatto apertamente un appello a tutti gli elettori del Movimento affinché non vadano a votare. In tutte le altre città dunque i grillini saranno liberi di scegliere cosa fare. Vero è che, ad eccezione di Genova e di poche altre realtà, M5S non ha ottenuto consensi particolarmente alti (nella maggior parte dei casi si sono registrate percentuali a una sola cifra), ma quei voti - soprattutto nelle tante città dove la sfida è apertissima e il risultato sul filo - potrebbero comunque fare la differenza.

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