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La Borsa premia Intesa sulle venete

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La Borsa premia Intesa sulle venete

Piazza affari saluta con favore l’acquisizione di Popolare Vicenza e Veneto Banca da parte di Intesa: ieri il titolo è salito del 3,5% con volumi pari all’1,5% del capitale ordinario. A cinque giorni dall’apertura del dossier sulle banche venete, Carlo Messina ha firmato con i commissari liquidatori il contratto di acquisto che la porterà a rilevare un perimetro fatto di una rete di 900 sportelli in Italia e 60 all’estero da cui deriva una raccolta indiretta di circa 23 miliardi di euro e che impiega quasi 11mila addetti. L’operazione lampo, equiparabile al fulmineo intervento del Santander su Banco Popular in Spagna, coinvolgerà crediti performanti per circa 26,1 miliardi, crediti in bonis ad alto rischio per 4 miliardi, attività finanziarie per 8,9 miliardi e fiscali per 1,9 miliardi, debiti verso la clientela per 25,8 miliardi e obbligazioni senior per quasi 12 miliardi. Il tutto per un controvalore simbolico di 1 euro, uno stanziamento di 60 milioni per il rimborso delle obbligazioni subordinate delle venete e con ampie garanzie e contributi pubblici a copertura dei rischi.

La risposta della Borsa e i giudizi molto positivi delle case di investimento – gli analisti di Mediobanca Securities si sono stupiti del fatto che a queste condizioni non ci siano state proposte alternative – hanno alimentato critiche sull’intervento pubblico che consegnerebbe a Intesa solo la parte sana degli istituti in fallimento. Lettura respinta dall’acquirente, secondo cui l’intervento «permette di evitare i gravi riflessi sociali che sarebbero altrimenti derivati dalla procedura di liquidazione», e dal suo amministratore delegato Carlo Messina: «Credo che la definizione di regalo sia completamente sbagliata. Noi interveniamo in questa operazione per tutelare il risparmio di due milioni di famiglie, l’erogazione del credito di 200mila imprese e l’occupazione di 10mila persone».

«Intesa Sanpaolo prende a suo carico una quantità di debiti e prende a proprio vantaggio la parte sana degli attivi che non è assolutamente sufficiente a pareggiare i passivi: questo è il motivo per cui occorre l’intervento dello Stato. Non è un vantaggio ma è solo il pareggio degli oneri e questo è dimostrato dal fatto che la Dg Competion europea dice che non c’è distorsione della concorrenza», ha dichiarato il presidente Gian Maria Gros-Pietro, sottolineando che il gruppo si fa carico di 30 miliardi tra depositi e obbligazioni.

Il contratto per acquistare le venete - siglato con l’assistenza dello studio Pedersoli e Nctm Studio Legale - blinda la solidità patrimoniale di Intesa Sanpaolo e la sua capacità di remunerare i soci: confermati quindi i 3,4 miliardi di dividendi stimati sull’esercizio 2017 mentre un contributo pubblico cash da 3,5 miliardi servirà a garantirsi un coefficiente Cet1 del 12,5% rispetto alle attività ponderate per il rischio acquistate. Altri 1,285 miliardi andranno a coprire i costi di integrazione che passeranno dalla chiusura di circa 600 filiali (Intesa Sanpaolo ne conta attualmente 5100 tra Italia e estero pre-acquisizione) e dall’uscita su base volontaria di 3.900 dipendenti (con il personale di Bp Vicenza e Veneto Banca il gruppo raggiungerebbe i 100mila dipendenti). Una garanzia pubblica da 1,5 miliardi verrà invece attivata per neutralizzare rischi o obblighi relativi a fatti precedenti la cessione o ad asset non acquisiti. Nelle mani di Intesa ci sono anche due opzioni e una clausola risolutiva: i primi riguardano innanzi tutto la possibilità di retrocedere i crediti ad alto rischio se entro l’approvazione del bilancio 2020 si dovessero trasformare in sofferenze o incagli e, in seconda battuta, eventuali modifiche al perimetro dell’operazione «al fine di ottenere le incondizionate approvazioni antitrust»; la clausola rende inefficace tutto il contratto se il decreto legge che ha dato via al riassetto non fosse convertito in legge o fosse in qualche modo modificato a sfavore di Intesa.

L’acquisizione è «credit positive» per Intesa secondo Moody's in quanto aumenterà la base clienti, aggiungendo uno o due punti percentuali alla sua quota del 16% del mercato italiano e al 17% dei depositi a livello nazionale, e consentirà economie di scala. I termini dell’accordo riducono i rischi di realizzazione delle acquisizioni e «allargano i potenziali benefici» per Intesa, secondo gli analisti di Equita Sim che stimano in un punto percentuale l’impatto a regime sul Rote mentre Credit Suisse vede un contributo all'utile già nel 2018. Per gestire le attività acquisite il gruppo ha creato una nuova direzione regionale, all’interno della divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, con due unità organizzative ex Banca Popolare di Vicenza ed ex Veneto Banca affidate a Gabriele Piccini già vicedg e responsabile commerciale della Vicenza.

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