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Maggioni: «Fazio via dall’azienda? Non so se la Rai avrebbe…

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Maggioni: «Fazio via dall’azienda? Non so se la Rai avrebbe resistito»

Il presidente della Rai Monica Maggioni   (ANSA/ANGELO CARCONI)
Il presidente della Rai Monica Maggioni (ANSA/ANGELO CARCONI)

«Vedere transitare quel marchio, quel volto, quel format su un’altra emittente avrebbe comportato uno scossone al quale non so se la Rai avrebbe retto in termini di sistema». Il presidente della Rai Monica Maggioni non usa giri di parole durante l’audizione in Commissione di Vigilanza: senza Fazio sarebbe stato in pericolo il “sistema” Rai, con impatto su una realtà «che ha 13mila dipendenti». Non accenna a raffreddarsi la polemica seguita alla chiusura dell’accordo con Fabio Fazio. E sul punto la seduta di oggi della commissione di Vigilanza è stata molto movimentata, come da previsione della vigilia.

Al conduttore, il cui contratto era in scadenza il 30 giugno, è stato proposto un rinnovo a 2,2 milioni annui per 4 anni, assieme a un compenso per la produzione complessivo per 2,8 milioni. Non è stato così semplice, vista la recente delibera adottata dal Cda Rai che stabilisce la declinazione pratica delle deroghe per gli artisti al tetto di 240mila euro lordi annui (come vuole la nuova Legge sull’editoria). Il conduttore di Che tempo che fa era stato fra i più decisi a far sentire la sua voce contraria a questo tetto minacciando peraltro di cambiare casacca.

Alla fine, in extremis si è evitato tutto questo con Fazio che passerà da Rai 3 a Rai 1, peraltro autoproducendosi visto che il format “Che tempo che fa” del conduttore che ha deciso di farlo realizzare non più a Endemol, ma a una società di produzione in cui resterebbe come socio. Si arriva così a un compenso di poco inferiore ai 12 milioni di euro in 4 anni.

Quella con il conduttore di “Che tempo che fa” è stata una chiusura di contratto necessaria, dice il consigliere d’amministrazione Arturo Diaconale: «Siamo stati costretti a sottoscrivere il contratto. Ci è stato detto che se non avessimo chiuso l’accordo quella mattina, Fazio avrebbe firmato con una azienda concorrente». Si è parlato di La7 soprattutto, ma anche di Mediaset. Il Cda, ha spiegato il consigliere d’amministrazione Arturo Diaconale, si è così sentito costretto, anche se non «con una pistola puntata alla fronte, ma dal codice civile. Se non lo avessimo firmato avremmo potuto rispondere per un danno all’azienda».

Parole che non hanno fatto altro che riportare al livello di guardia la temperatura già alta da giorni per le polemiche da Forza Italia a parte del Pd e al M5S, che con Roberto Fico ha usato parole molto dure. Ma tutto sommato il concetto si ritrova nelle parole della stessa presidente del Cda Maggioni: «Questo cda non avrebbe potuto prendersi l’onere di decidere che Fazio passava alla concorrenza. Io il contratto con la concorrente non l’ho visto, ma quale concorrente te lo farebbe vedere? Non ho dubbi sul fatto che esistesse e sono certa che chi lo ha negoziato negherà la sua esistenza».

A distanza sul punto replica il Pd Michele Anzaldi: «Le parole del consigliere Diaconale sono gravissime. Se i componenti del Cda Rai firmano il via libera ai contratti sotto costrizione, perché non in grado di valutare i profili del codice civile e quindi sotto presunto obbligo di responsabilità, significa che bisogna chiedersi se questo Cda possa ancora andare avanti».

Una proposta tranchant sul caso Fazio è invece arrivata dal consigliere d’amministrazione Rai, Carlo Freccero: «Chiedo a voi parlamentari di intercedere presso il dg perché si possa rimettere in gioco questo contratto». E questo non perché «io non conosca la dedizione di Fabio Fazio». Ma «come si può pensare che un prodotto oggetto di questa campagna possa sopravvivere all’audience? Io temo che venga distrutta questa audience».

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