Commenti

Dossier Piccola Gerusalemme con pagoda e moschea

    Dossier | N. 19 articoliVIAGGIO NELL’ANIMA DELL’EUROPA

    Piccola Gerusalemme con pagoda e moschea

    Passiamo in cresta e vorremmo arrivare a Frjus da La Turbie, quello sprone ove Dante aveva ammirato il superbo Trophe des Alpes.

    Costruito per celebrare al sommo della via Julia Augusta, le virt di Ottaviano Augusto pacificatore: Tra Lerice e Turba la pi diserta, / la pi rotta ruina una scala, / verso di quella, agevole e aperta (Purg., III, 49-51). In effetti, il col di Braus tra Sospel e l’Escarne ha messo a dura prova la vecchia auto e, reso onore al Trophe, ci tocca percorrere l’ultimo tratto, Nice-Puget, in autostrada. Frjus uno dei Forum Julii romani, il pi strategico nel tempo, da Cesare a Carlo V (che la ribattezz Charleville nel 1536) a Napoleone, che vi sbarca tornando dalla campagna d’Egitto nell’ottobre 1799. Conserva tutti i segni di una citt romana: vestigia dell’acquedotto e del porto, teatro e anfiteatro: quest’ultimo anzi, con una tremenda iniezione di cemento armato, tornato a funzionare come arnes municipali. La lanterna e la torre del faro del porto romano ancora offrono brandelli svettanti.

    Ma siamo qui per altre ragioni: perch Frjus la sede della pi antica pagoda e della pi antica moschea (con quella di Parigi) di tutta la Francia: alla vigilia della prima Guerra mondiale il quartiere militare di Cas si svilupp, grazie al generale Joseph Gallieni, che aveva dimora nel Comune ed era stato nominato nuovo ministro della guerra. A Frjus vennero dunque di stanza i rgiments coloniaux (le truppe cio reclutate in Indocina e in Senegal e Mali) in campi di transizione climatica. Le installazioni militari continuarono ad ampliarsi sino al 1920 e vi trovarono posto appunto la pagoda Hng Hin Tu, e qualche anno pi tardi la moschea di Missiri, perch la “transizione” all’Occidente, per i soldati “indigeni”, fosse meno rude. particolarmente significativa la motivazione che il capitano Abdel Kader Mademba (discendente da una famiglia di militari al servizio di un mito, la Francia, e padre di Claude Mademba Sy, 1923-2014, l’ultimo dei “tirailleurs” neri, ambasciatore poi del Senegal e strenuo difensore dell’uguaglianza dei diritti tra africani e bianchi quanto alle pensioni di guerra) adduce per la costruzione della moschea di Missiri: occorre fornire al “tirailleur noir” l’illusione, pi fedele possibile, della presenza di un ambiente analogo a quello ch’egli ha lasciato, affinch egli possa ritrovare la sera, nel corso di favoleggiamenti interminabili, gli echi del tam-tam riverberarsi sulle mura di una costruzione familiare, evocatrice di visioni capaci di mitigare la sensazione di isolamento che spesso lo assale e di collocarlo, in certo modo, nel contesto nativo. Pare a noi, mentre si discute di jus soli, che sarebbe necessario tornare indietro di un secolo…

    La pagoda ancora officiata, dopo un radicale restauro, e la moschea Missiri abbandonata: ma tra le pi belle, nella sua semplicit, che si possano ammirare in Europa; penso a questo ricorrente indietreggiare della civilt e forse, per converso, al genius loci, esprit des lieux, che qui governa, se vero che nativo di Frjus era Emmanuel Joseph Sieys (Frjus, 1748 – Parigi, 1836), abate e poi vicario generale di Chartres nel 1787, ma soprattutto autore nel 1788 dell’Essai sur les privilges e poi del pamphlet di inizio 1789, Qu’est-ce que le Tiers-tat ?, testi fondatori della Rivoluzione francese. Basterebbe, di quest’ultimo saggio, ricordare l’ouverture: Lo schema di questo scritto semplice. Dobbiamo porci tre domande: 1: Cos’ il Terzo Stato: TUTTO. 2: Che cos’ stato sino ad oggi nell’ordinamento politico? NULLA. 3: Che cosa chiede? Diventare QUALCOSA. A percorrere il testo, nutrito dalle Lumires de la morale politique, animato dall0 esprit d’galit (Tout est gal!), sicuro della marche de la Raison, erede di Rousseau, tutto dipendendo da: l’action de la volont commune, votato al riscatto del terzo Stato (i primi due, in Antico Regime, designando la nobilt e il clero): Il terzo Stato deve prendere atto, dal movimento delle idee e degli affari, ch’esso non pu nulla sperare se non dai propri Lumi e dal proprio coraggio; la ragione e la giustizia sono dalla sua parte; bisogna ora che se ne assuma tutta la forza, si sente il fermento di un’evidenza che attende solo di essere riconosciuta nei droits communs des citoyens. In verit la perorazione per i nouveaux citoyens non solo per ottenere un’Assemble nationale paritaria, ma raffrena una malcelata impazienza: Bisogna che i Lumi conducano all’equit, per amore o per forza. L’imminenza di una scissione radicale entro la nazione sembra ormai ineludibile: Le circostanze non permettono pi il calcolo: bisogna avanzare o recedere, abolire o riconoscere dei privilegi iniqui e antisociali. E infine la parola rivoluzione pronunciata, come un dato di fatto: Si chiuderebbero invano gli occhi sulla rivoluzione che il tempo e la forza delle cose hanno operato; essa una realt. Un tempo il Terzo [scil. Stato] era servo, e la Nobilt tutto. Oggi il Terzo tutto, Nobilt una parola; e come un ferreo sguito di eventi: Tutto sta nell’ordine sociale; se di esso trascurate una parte, ci non sar impunemente per le altre. E se date avvio al disordine, vi dovrete attenere alle sue conseguenze: e questa concatenazione necessaria. La logica dell’ineluttabile…

    Mentre seguo la bella idea dell’esprit des lieux, essi mi smentiscono: Frjus oggi una delle roccaforti del Front national: il sindaco David Rachline uno sbrigativo autocrate e, nelle recenti elezioni presidenziali francesi, Marine Le Pen ha avuto, al primo turno, qui a Frjus, una delle percentuali pi alte di suffragi: 33,5 per cento.

    Non c’ molto che consoli nella storia: la “rottura di memoria” tra le generazioni affligge tutta l’Europa e la fa regredire di secoli; prima di partire, mi concedo un’ultima puntata alla chapelle Notre-Dame-de-Jrusalem (1961-1965), concepita da Jean Cocteau e voluta dal banchiere Jean Martinon che intendeva creare, nel quartiere della Tour de Mare di Frjus, una “citt ideale” per artisti. La morte prematura dell’artefice, 11 ottobre 1963, interrompe l’opera che sar compiuta dall’amico e sodale di Cocteau, douard Dermit, seguendo fedelmente gli schizzi preparatori del poeta. Poco prima di morire Cocteau scriver a Jacques Maritain, il 28 settembre 1963: Ho chiuso con telefonate e visite. A fine ottobre, misurer le mie forze e andr a Frjus per prendere contatto con un’impresa che sogno altrettanto libera, altrettanto colma, che quella di Saint-Pierre de Villefranche [1957]. Non riuscir: ma nel silenzio dei pini e della vegetazione mediterranea, la cappella, i suoi mosaici, le vetrate, sono uno scrigno di luminosa ricapitolazione della storia, di plenitudine volta a Gerusalemme. In fondo, mi dico partendo, sufficiente che ogni generazione pensi a una Gerusalemme perfetta (come vedremo a Liebana), intatta, piena di luce, perch la speranza rimanga: Di’ che Gerusamme (Paul Celan, I poli, 1969, da Dimora del tempo): dillo, come se io fossi questo / tuo biancore, / come se tu fossi /il mio, // e potessimo esser noi senza di noi, / […] // tu ci avvolgi pregando / nella libert: du betest, du bettest / uns frei.

    © Riproduzione riservata