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Da oggi nuovo sciopero dei giudici di pace: «Riforma mette a rischio…

astensione di tre settimane

Da oggi nuovo sciopero dei giudici di pace: «Riforma mette a rischio convalida espulsioni»

I giudici di pace tornano a incrociare le braccia. Da oggi e per tre settimane, dopo lo stop per protesta di marzo (una settimana) e maggio (4 settimane), nuova astensione dalle udienze contro la riforma della magistratura onoraria e di pace che venerdì tornerà in Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Lo sciopero, che coinvolge circa 1.400 giudici di pace (ma sono in agitazione anche 1.800 viceprocuratori onorari e 2mila Giudici onorari di tribunale) riguarderà anche il deposito di sentenze e decreti ingiuntivi, e ha l'obiettivo di bloccare in extremis (il termine per attuare la delega scade il 14 luglio) il Dlgs di attuazione della legge di riforma della giustizia onoraria entrata in vigore a maggio 2016.

I nodi: tutela previdenziale e taglio dei giorni d’udienza
La mobilitazione dei giudici di pace contro la riforma, definita «umiliante» e destinata a «rottamare la giustizia in Italia» è totale, e riguarda la mancata tutela previdenziale e sociale (maternità, salute, assicurazione obbligatoria per infortuni sul lavoro, Tfr, pensione), ma non solo. In particolare, spiega una nota congiunta delle organizzazioni di categoria (Angdp, Unagipa e Cgdp), in vista dell’ampliamento delle competenze, occorre un cambio di ritta sulla previsione «dell'utilizzo della magistratura onoraria e di pace per non più di uno o due giorni alla settimana a parità di dotazioni organiche, con un irrisorio compenso da pensione sociale». Un assetto organizzativo penalizzante, che rischia di provocare, a regime, «un allungamento considerevole della durata dei procedimenti civili e penali».

Le ripercussioni sulle procedure di espulsione migranti
Soprattutto, sottolinea la nota, «affosserà un settore nevralgico della giustizia di pace», quello dell'immigrazione clandestina». Un fronte che impegna i giudici onorari «sette giorni su sette», con procedimenti penali e di convalide delle espulsioni «che non potranno più essere garantite in conseguenza della scellerata riforma». La normativa attuale, infatti, attribuisce al giudice di pace la competenza in materia di convalida della espulsione amministrativa in luogo del tribunale in composizione monocratica, ed è facile immaginare le ripercussioni negative sui tempi dei procedimenti in caso di stretta sui giorni di udienza settimanale.

La solidarietà del “Movimento dei procuratori”
In piena emergenza immigrati, la competenza dei giudici di pace sui decreti di espulsione dei migranti economici fa ben sperare i giudici di pace, che possono contare anche sull'appoggio del “movimento dei procuratori”. Parliamo della solidarietà di oltre 200 tra procuratori e presidenti di Corte d'appello e di tribunale che hanno scritto al ministro della Giustizia Orlando sollecitando la conferma in servizio e la stabilizzazione di questi magistrati precari che anni prestano servizio a tempo pieno negli uffici giudiziari. Una richiesta fatta propria dal Csm, che oltre a censurare diversi aspetti della riforma ha auspicato una legge ad hoc per la stabilizzazione della magistratura onoraria in servizio, così come aveva in precedenza suggerito anche dal Consiglio di Stato.

Il rischio di una procdura di infrazione Ue
Il fronte dei contrari alla riforma, secondo le associazioni di categoria, può contare anche sui timori delle istituzioni e del Parlamento europeo che, in caso di approvazione definitiva, sarebbero pronti ad avviare una procedura di infrazione alla normativa comunitaria sia per le possibili ripercussioni sui tempi della giustizia (i giudici di pace sono arrivati a trattare oltre il 60% del contenzioso civile e penale) sia per violazione delle direttive Ue sul lavoro precario.

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