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Revoca domiciliari per Marra, ex braccio destro della sindaca di Roma:…

sotto inchiesta per corruzione

Revoca domiciliari per Marra, ex braccio destro della sindaca di Roma: «Sono distrutto»

Tornano in libertà Raffaele Marra, dirigente del Campidoglio ed ex braccio destro della sindaca Virginia Raggi, e l'imprenditore immobiliarista Sergio Scarpellini, entrambi agli arresti domiciliari. I due sono imputati in concorso in un processo per l'accusa di corruzione. Lo hanno deciso i giudici della II sezione penale del tribunale di Roma che hanno disposto per entrambi l'obbligo di firma quotidiano. Nei confronti dei due imputati, inoltre, i giudici anche disposto l'interdizione per un anno dai pubblici uffici e il divieto di espatrio.

Marra: «Distrutto da arresto, io servitore dello Stato»
In giornata si è svolto anche l’interrogatorio dei due imputati, sempre davanti alla II sezione penale, che stanno approfondendo la vicenda dei 370mila euro che, secondo la Procura di Roma, Scarpellini avrebbe consegnato a Marra per l'acquisto di un appartamento nella zona di via dei Prati Fiscali. Secondo l'accusa, quella dazione era finalizzata all'ottenimento di favori alla luce della posizione occupata all'epoca dei fatti, il 2013, da Marra in Campidoglio. Ai giudici, Marra ha spiegato di essere stato «distrutto e devastato» dall’arresto, perchè si è sempre considerato «un servitore dello Stato».

Marra: soldi Scarpellini solo un prestito per mia moglie
Nel corso di un confronto durato oltre due ore Marra, agli arresti da 127 giorni, ha spiegato ai magistrati che i soldi ricevuti da Scarpellini «erano un prestito per mia moglie con gli assegni a me materialmente incassati. Il denaro sarebbe stato restituito. Io ho fatto solo da mediatore e mi sono rivolto a un amico per avere quella cifra. Io sono una persona perbene, non sono un corrotto e spero che ciò emerga dal processo, non ho nulla da nascondere».

Scarpellini: «Marra per me non avrebbe potuto fare nulla»
Prima di Marra era stata la volta dello stesso Scarpellini a rispondere alle domande del pm Barbara Zuin. «Per me Marra non avrebbe potuto fare nulla quando era al Comune di Roma - ha spiegato l’imprenditore - non sapeva nulla dei miei rapporti professionali con il Campidoglio. Con lui c'era solo un rapporto di simpatia. Non sapevo che stava dalla Raggi l'ho appreso dai giornali». E ancora: «Sono un imprenditore all'antica, mi è piaciuto sempre aiutare la gente, ho fatto prestiti a tanti, anche a Marra. Io non mi merito di stare qui, quando ho letto l'ordinanza cautelare sono diventato pazzo».

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