Italia

Cantone (Anac): i dirigenti pubblici faticano ad accettare la…

LA RELAZIONE ANNUALE

Cantone (Anac): i dirigenti pubblici faticano ad accettare la trasparenza

La strada per rendere la pubblica amministrazione una casa di vetro è ancora lunga. Soprattutto nelle Pa di dimensioni più ridotte. Il presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, nel corso della sua relazione annuale questa mattina a Roma a Montecitorio, ha richiamato il Governo a rilanciare alcune riforme importanti, come quella sul conflitto di interessi per gli incarichi pubblici. Ma anche a procedere con la messa a punto di alcune riforme strategiche, come l’accesso civico generalizzato agli atti della Pa, il cosiddetto Foia (Freedom of information act). Alla presentazione ha partecipato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Trasparenza, nel 2016 riforma epocale
La questione della trasparenza nella Pa è stata oggetto nel 2016 «di un intervento normativo epocale (il decreto legislativo 97 del 2016) – ha detto Cantone - per trasformare l'amministrazione in una casa di vetro». La riforma ha rivisto gli obblighi di pubblicazione a carico della Pa ma soprattutto ha ampliato il novero degli enti e dei soggetti tenuti ad applicare le regole. Su alcuni di questi punti, però, non sono arrivate le risposte attese.

Dirigenti pubblici faticano ad accettare la trasparenza
Il presidente Anac ha citato l'esempio della novità «che impone ai titolari di un qualsivoglia incarico dirigenziale la pubblicazione dei compensi, dei dati reddituali e patrimoniali e delle spese per viaggi di servizio e missioni». Un cambiamento molto criticato dalla burocrazia pubblica ed oggetto di polemiche e ricorsi. «La rivolta di una parte della dirigenza contro una norma, seppur forse eccessiva, che intendeva promuovere forme diffuse di “accountability” dimostra purtroppo come la trasparenza, al di là delle proclamazioni di principio, fatichi a essere realmente accettata».

Conflitto di interessi, rivedere le norme
Altre questioni aperte riguardano le regole sul conflitto di interessi negli incarichi pubblici. «In questo ambito, sono ben 149 i procedimenti avviati nel 2016; un lavoro ponderoso che, però, ha prodotto risultati deludenti, a causa del testo normativo poco efficace e non sempre chiaro». Bisognerebbe, quindi, rivedere il perimetro delle regole. «È indifferibile una rivisitazione complessiva della materia».

Tutelare chi segnala gli illeciti
Un ritocco delle regole serve anche per il whistleblowing, l’istituto che prevede la segnalazione di condotte in odore di corruzione da parte di dipendenti della Pa. Per Cantone è «indispensabile in una prospettiva di coinvolgimento della parte migliore dell'amministrazione nella politica di prevenzione della corruzione», ma necessita «di una normativa più coraggiosa, che garantisca davvero la riservatezza a chi segnala illeciti e soprattutto lo tuteli contro atti discriminatori».

Anac non può sostituire in tutto la Pa
Servono, insomma, interventi per responsabilizzare la Pa, perché l'Anac non può essere l'unico garante del contrasto alla corruzione. «Non è un organismo che può occuparsi di ogni forma di illegalità e non può, quindi, pronunciarsi su tutte le questioni che ci vengono quotidianamente sottoposte, soprattutto da comuni cittadini». E anche negli appalti, Cantone ha manifestato «la chiara volontà di non assecondare l'idea che gli appalti si possano fare solo con il bollino dell’Anac». L'Autorità, insomma, «non è un consulente e non si può sostituire alle scelte discrezionali dell'amministrazione».

© Riproduzione riservata