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Renzi «gela» le liti sulla coalizione e lancia la nuova sfida alla…

L'Analisi|in sintonia con grillo

Renzi «gela» le liti sulla coalizione e lancia la nuova sfida alla Ue in sintonia con Grillo

Meglio soli o accompagnati? La direzione Pd di ieri si è molto soffermata sul tema delle alleanze - e di una riforma della legge elettorale che le favorisca - ma aveva ragione Renzi nella sua replica quando ha detto che «gli argomenti che affronteremo nei prossimi mesi saranno diversi dalla discussione fatta qua dentro». Nel senso che per quanto centrale sia il dibattito sul perimetro del centro-sinistra, non è su quello che si attira l’interesse degli elettori ma sulle idee che ieri – però - scarseggiavano. E l’argomento usato da Franceschini per cui fare un programma se si è da soli è come scriverlo sull’acqua perché si vince soltanto insieme, non convince. Il passato ha mostrato che piegare l’agenda alla coalizione, tra mille mediazioni e omissioni, non ha portato lontano e invece ha lasciato pessimi ricordi. Al di là di questo botta e risposta che ha coinvolto anche il ministro Orlando, si è parlato delle riforme fatte, poco di quello che si farà. Con una eccezione: il fiscal compact, che è quell’accordo europeo che impone pareggio di bilancio e una riduzione del debito.

Bene, è probabile che questo diventi il nuovo drappo rosso della prossima campagna elettorale dal Pd a Grillo passando per la destra. «Porre il veto sul fiscal compact sarà molto più complicato che discutere della percentuale del Pd in un comune», ha scandito ieri Renzi lanciando una nuova sfida all’Europa se lascerà l’Italia da sola sugli immigrati come peraltro accade da tempo. Anche qui ha ragione ma rigettare la ratifica di quell’accordo sembra un altro azzardo che nessuno di quelli che ieri contestavano il segretario sulle alleanze ha avuto la curiosità di approfondire. Eppure il tema è molto più di impatto per gli italiani che non la partnership con Pisapia o D’Alema soprattutto perché il Pd si è messo in competizione sullo stesso terreno dei 5 Stelle. Solo pochi giorni fa Grillo aveva detto: «Il fiscal compact è una truffa semantica, economica e morale».

Già andare in scia dei pentastellati – piuttosto fluidi nelle posizioni sull’Europa – apre molti interrogativi ma molti di più arrivano sulla praticabilità di questa nuova sfida renziana. Primo: c’è la forza per farlo? Già perché al di là di quello che accade sugli sbarchi, i prossimi mesi avranno un di più di problematicità. Ci aspettano da un lato le decisioni della Bce sul Qe e dall’altro una situazione politica che difficilmente metterà l’Italia nelle condizioni di formare un governo all’indomani del voto. Dunque una debolezza finanziaria, se Draghi – come sembra – annuncerà un allentamento del programma di acquisto dei titoli di Stato che si rifletterà sullo spread; e una istituzionale. In queste condizioni i partiti italiani avranno le spalle così larghe da porre veti?

Seconda domanda. Il fiscal compact è stato già assorbito dall’Italia che con un voto del Parlamento ha messo in Costituzione il pareggio di bilancio, dunque prima di parlare alla Ue, cambieremo di nuovo la Carta? Infine, la domanda più importante. Qual è il fine ultimo di questa battaglia per le elezioni 2018? Proporre agli italiani che in futuro si continuerà a vivere di debito pubblico? Dopo che il Pd ha avallato pesanti sacrifici in nome di un futuro per le nuove generazioni senza più il fardello del debito (almeno non nelle dimensioni attuali), si tratterebbe di rovesciare il registro politico. Con il paradosso che in quest’avventura gli alleati non saranno solo quelli di cui parla Franceschini ma anche gli avversari del Pd.

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