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Italia-Europa, il grande strappo di Renzi

l’EDITORIALE

Italia-Europa, il grande strappo di Renzi

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Era in gestazione da tempo, dall’autunno del 2016 e ben prima della bocciatura sul referendum costituzionale che lo portò a lasciare la guida del Governo tre anni dopo la fulminante vittoria alle elezioni europee nel 2014. E oggi l’ex premier Matteo Renzi, di nuovo leader di un Pd attraversato al suo interno da forti tensioni politiche sul tema delle alleanze, presenta il suo strappo. Quello più grande che investe il rapporto tra Italia e Europa.

Nero su bianco, in un capitolo del suo libro (“Avanti”) Renzi apre un fronte che sarà oggetto di discussioni e valutazioni nazionali e internazionali. “Sarà questo – scrive - il primo banco di prova del governo della prossima legislatura, chiunque lo guiderà”. Renzi vuole contrattare condizioni migliori per l’Italia e in cambio dell’impegno a ridurre il debito pubblico chiede un uso più flessibile del deficit. Cinque anni con il deficit in rapporto al Pil al 2,9%, appena sotto la fatidica soglia del 3%, in modo da disporre di 30 miliardi per il prossimo lustro da destinare esclusivamente alla riduzione della pressione fiscale in chiave pro-crescita che a sua volta è l’unica possibilità per tagliare il debito. Sulla carta, lo scambio perfetto.

Ma siamo già in campagna elettorale e, in attesa di chiarimenti sulla reale possibilità di scalare la montagna del debito, l’eco della propaganda si sente. Per almeno tre volte. 1) L’Italia che “alza la voce” contro gli euro-burocrati è uno slogan, e anche logoro. 2) Lo stare per anni con uno 0,1% sotto l’invalicabile 3% sa di un anche troppo sottile e astuto rispetto delle regole. 3) L’avvento, definito “scriteriato”, del Fiscal Compact (Renzi prospetta il veto alla sua introduzione nei Trattati europei) dovrà pure fare i conti con il fatto che il principio del pareggio di bilancio è stato inserito nel 2012 nella nostra Costituzione.

Tuttavia, lo strappo del leader del partito azionista di riferimento del Governo Gentiloni è un atto politico forte, comunque lo si giudichi. È evidente che di fatto finirà per pesare anche sull’attività del Governo in vista della legge di bilancio 2018. È un fatto che sarà all’attenzione della Commissione Ue con la quale l’Italia deve discutere la sua politica economica. È altrettanto un fatto che il senso della proposta e la netta critica di Renzi al centro-sinistra (“per cacciare Berlusconi ha fatto leva anche sull’Europa, permettendole di entrare in casa nostra”) prefigurano l’opzione per un possibile accordo di governo col centro-destra a trazione berlusconiana.

Renzi definisce il suo un “manifesto progressista”. Vedremo come sarà giudicato sotto questo profilo. Di sicuro è un’altra fortissima scommessa, personale e politica.

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