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Tutte le anomalie del tributo regionale

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Tutte le anomalie del tributo regionale

Nel nostro ordinamento tributario esiste da sempre la differenziazione dell’onere fiscale in favore del contribuente che produce il reddito prevalentemente con il proprio lavoro e un limitato apporto di fattori produttivi.

In epoca remota avevamo la distinzione tra l’imposta di ricchezza mobile, rispettivamente in categoria C1 e B; dal 1974 la discriminante era l’assoggettamento o meno all’Ilor mentre dal 1998 questo sistema è stato sostituito da un’imposta, a dir poco singolare, la cui base imponibile comprendeva non solo il reddito, ma anche il costo del lavoro, gli oneri finanziari e le perdite su crediti.

Oggi la componente lavoro, di fatto la più rilevante alla nascita di questo tributo, si è quasi completamente persa per strada, e quindi la componente di maggior rilievo è data dal reddito.

Ma mentre la ricchezza mobile e l’Ilor utilizzavano lo stesso imponibile dell’imposta sul reddito, l’Irap aggiunge un’altra anomalia, con la declaratoria di utilizzo dei soli dati del conto economico. Addirittura l’ultima revisione di questo tributo, attuata con la legge finanziaria del 2008, viene accompagnata dalla relazione al provvedimento in cui si afferma solennemente che per l’Irap non ci saranno variazioni fiscali e la generazione di imposte differite o anticipate.

Nel primo semestre del 2009, anno della prima dichiarazione con i nuovi criteri, i corsi di aggiornamento professionale dedicano molti esempi alla distinzione rispetto al reddito di impresa. Per limitarsi a uno di questi, si parlava delle spese auto, deducibili allora al 40%. Ma se l’Irap si basa sul conto economico, ai fini di questo tributo bisognava considerare il cento per cento. Così come l’accantonamento delle spese legali, in base al principio contabile 12, andava e va tuttora imputato alla voce B7 del conto economico, deducibile ai fini Irap.

La sorpresa arriva con la circolare 36/E del 16 luglio 2009, disponibile per i contribuenti dal giorno successivo, quando cioè un versamento fiscale è già sanzionato per il decorso del termine, anche quello maggiorato dello 0,40%.

La circolare afferma che l’Irap avrebbe una base imponibile diversa da quella sui redditi, ma che se il contribuente adotta le regole del Tuir in tema di inerenza evita che l’amministrazione possa mettere in discussione la formazione del conto economico...

Quanto all’inesistenza di imposte anticipate o differite per l’Irap, la disillusione è tuttora presente nelle istruzioni al modello, in cui dice che se il contribuente imputa alle voci deducibili del conto economico le spese non ancora certe, sta privilegiando un criterio particolare (che invece è l’unico dei principi contabili) e che quindi deve riclassificare la spesa in una voce non deducibile immediatamente ai fini Irap, con la conseguente iscrizione dell’imposta anticipata.

I contribuenti sono stanchi di dover applicare il “terzo binario” di calcolo dell’imponibile Irap (rispetto alle risultanze del conto economico), in aggiunta al “secondo” per la determinazione del reddito di impresa.

È quindi da accogliere con favore, se non altro in termini di eliminazione di un adempimento costosamente inutile, la proposta in configurare l’Irap come maggiorazione delle imposte sul reddito, e in particolare dell’Ires.

Non dimenticando che ai fini Irpef occorre individuare in modo certo il confine dell’autonoma organizzazione, presupposto sostanziale dell’Irap, che continua ad alimentare sentenze di Cassazione non sempre univoche.

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