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Busto di Falcone e vandali, così si vuole colpire la scuola

quartiere zen di palermo

Busto di Falcone e vandali, così si vuole colpire la scuola

(Ansa)
(Ansa)

Chi si meraviglia oggi dell'atto vandalico contro il busto del giudice Giovanni Falcone alla scuola a lui dedicata nel quartiere Zen di Palermo, continua a commettere sempre lo stesso, identico errore: quello di guardare al dito anziché alla luna. Non è infatti la prima volta che quel busto viene sfregiato, anche se mai si era arrivati al punto di staccarne la testa e usarla come ariete per ulteriori vandalizzazioni dell'edificio. Anni fa al busto era stato staccato il naso, e poi, ancora sfregiato, coperto di piccole scritte irriguardose e tappezzato di chewing gum dagli alunni di una scuola particolarmente complessa.

Oggi come allora, dunque, oltre alla figura di un Servitore dello Stato ai massimi livelli, che da quelle parti per molti (ma non per tutti) è visto semplicemente come uno “sbirro” e dunque la cui memoria deve essere sfregiata in ogni modo possibile e immaginabile, quel che si vuole colpire è proprio la scuola, la formazione delle coscienze, la crescita intellettuale dei più giovani. L'istituzione scolastica in quanto tale.

A dare conferma di questa lettura al sole24ore.com è Domenico Di Fatta, che per un lungo periodo, e fino a quattro anni fa, è stato dirigente scolastico di quella struttura. «Sono passati gli anni - afferma - ma sia che si denunci, sia che si conduca una vita tranquilla all'interno del plesso scolastico, basata solo ed esclusivamente sui percorsi didattici, non cambia assolutamente nulla. Il risultato è sempre lo stesso: ciò che la parte insana di quel quartiere non tollera è la presenza stessa dell'istituzione scolastica, dell'insegnamento».

È così, del resto da sempre. Perché come diceva un grande scrittore siciliano come Gesualdo Bufalino, la mafia non si sconfigge con l'esercito ma con un esercito di insegnanti. Proprio quello che in molte aree del sud viene temuto più della presenza stessa delle Forze dell'ordine.

La dirigente scolastica della scuola, Daniela Lo Verde, 48 anni, è sconcertata. «È stata una cosa che ci ha colpito al cuore. Abbiamo vissuto una grande amarezza aprendo la scuola alle 7.30 - dice al sole24ore.com - e vedendo la testa lanciata verso i vetri della scuola. In questi ultimi anni tutto questo si era fermato, rallentato. Abbiamo aperto le braccia e il cuore all'utenza scolastica e no, con amore e con accoglienza».

Lo Verde mette in evidenza i risultati raggiunti. «Quest'anno, per la prima volta abbiamo licenziato tre persone - afferma scandendo le parole - che si iscriveranno al liceo, due allo scientifico e uno al liceo sociopsicopedagogico. Finora, al massimo, c'erano state iscrizioni al professionale. Il lavoro che mettiamo e riversiamo dà frutti e poi certamente ci sono momenti di sconforto e amarezza».

E domani cosa succederà? «Domani ho appuntamento con il restauratore - afferma la dirigente - e quando il lavoro sarà completato faremo una grande festa».

r.galullo@ilsole24ore.com

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