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Il «rischio Italia» incognita per l’asse franco-tedesco…

L'Analisi|i conti e l’europa

Il «rischio Italia» incognita per l’asse franco-tedesco sull’integrazione

Nelle anticipazioni dle suo libro, pubblicate su queste colonne, il segretario del Pd, Matteo Renzi, ha proposto che l’Italia rinneghi il Patto di Stabilità europeo e le norme della Costituzione italiana che prevedono la graduale riduzione del disavanzo pubblico. Il primo ministro Paolo Gentiloni da parte sua si è pronunciato in modo critico nei confronti del Fiscal Compact. Opinioni simili sono condivise sia dal Movimento Cinque Stelle, sia dai partiti di destra e centrodestra. A meno di un anno dalla fine della legislatura, è difficile trovare una sola forza politica in Italia che non esprima preferenza per maggiori disavanzi pubblici, per usi opportunistici del bilancio o che non disconosca gli impegni già presi con i partner europei.

Qualunque sia il giudizio di merito, di certo la scelta del momento è poco opportuna. Nel corso di un vertice bilaterale che si svolgerà a Parigi giovedì prossimo, i governi tedesco e francese presenteranno le prime proposte di avanzamento dell’integrazione economica europea a cui hanno dedicato diversi incontri preparatori rimasti finora riservati.

Fino a venerdì scorso, interlocutori vicini alla cancelleria di Berlino, e perfino la stampa tedesca, rivelavano un sorprendente interesse nel coinvolgimento dell’Italia nelle riflessioni sul futuro governo economico dell’euro-area. Un atteggiamento del tutto inatteso, volto ad allargare il dialogo tra la cancelliera Merkel, che i sondaggi prevedono vincitrice alle elezioni federali di settembre, e il neo-presidente francese Emmanuel Macron, attore incontrastato della politica francese. Da 15 anni non si era mai avuta una situazione in cui i cicli politici francese e tedesco fossero così allineati. Il dialogo che si è aperto tra i due governi potrà proseguire anni e imprimere una vera svolta sostanziale al loro progetto di maggiore integrazione europea.

Poteva sembrare poco intuitiva la motivazione che spingeva i due attori politici più influenti d'Europa a coinvolgere, nella progettazione del futuro comune, un paese le cui strategie di lungo termine, quando mai esistono, sono vanificate dal clima di perenne campagna elettorale in cui è immerso. Tuttavia, nel dialogo preparatorio tra i due governi, proprio Berlino - e non Parigi, come si sarebbe immaginato - ha fatto presente il desiderio di coinvolgere anche Roma. Wolfgang Schaeuble in particolare ha chiesto di informare Piercarlo Padoan delle proposte sul tavolo. Ufficialmente, la motivazione è che non si vuole imporre agli altri le decisoni dei due maggiori Paesi.

I primi tavoli di confronto tra francesi e tedeschi hanno dovuto verificare una diversità di approcci. Entrambi i Paesi condividono l’idea di istituire un ministero delle Finanze dell’euro-area e di individuare risorse proprie che possano essere utilizzate per piani di investimento comune o per contrastare shock economici a cui singoli Paesi non riescano a reagire. Ma la filosofia francese, di stimolo alla crescita con politiche di bilancio e di riequilibrio dei surplus commerciali, contrasta con l’impianto tedesco più preoccupato di garantire la stabilità come precondizione dello sviluppo.

Per Berlino, discutere bilateralmente con Parigi significa dover concedere sul piano dello sviluppo più di quanto possa ottenere sul piano della stabilità. Coinvolgere l’Italia significa invece rimettere al centro del confronto il tema che maggiormente testimonia la prevalenza dei rischi di instabilità.

È solo partendo dal consolidamento della posizione fiscale italiana che è possibile disegnare una politica di bilancio comune per l’euro-area. Prima di aver fatto scendere il debito pubblico italiano nessuno a Berlino è disposto a discutere di maggiore condivisione fiscale.

È ormai considerato non negoziabile il fatto che la riduzione dei rischi nazionali preceda la loro condivisione. Fu d’altronde questa “sequenza appropriata” a essere stabilita dal comunicato dell'Ecofin del giugno 2016. Si faceva riferimento allora principalmente all’unione bancaria e, in un certo senso, quanto è avvenuto recentemente con le banche italiane rappresenta un tentativo di riduzione dei rischi che renderà più facile (non più difficile, come invece osserva la stampa anglosassone) procedere al completamento dell’unione bancaria. Un tema a cui i tedeschi, nuovamente alle prese con problemi nelle Landesbanken, sono più sensibili di quanto si creda.

Nel vertice franco-tedesco in agenda giovedì, si decideranno soprattutto i tempi e le scadenze della riforma della governance dell’euro-area. Coinvolgere l’Italia consentirebbe tra l’altro a Berlino di allungare un po’ i tempi del confronto e certamente superare la scadenza elettorale tedesca. Prima di allora, difficilmente la cancelliera Merkel potrebbe avere margine di manovra per una maggiore integrazione. Il suo partito ha presentato il programma elettorale in due forme delle quali la più popolare è molto esplicita nel rifiutare qualsiasi condivisione dei rischi europei.

Il rischio Italia sta tornando nel quadrante della politica europea. L’accelerazione della crescita nel resto dell’euro-area avvicina i tempi di un aumento dei tassi di interesse. Segnali molto chiari, rivolti proprio all’Italia, sono giunti da Francoforte. Esponenti di vertice della Bce invitano Roma a prepararsi a condizioni nelle quali finanziare il debito diventerà più difficile.

Si dice che i singoli Paesi siano rilevanti nel contesto internazionale quando sono parte del problema o quando sono parte della soluzione. L’Italia, almeno per metà, sta tornando rilevante. Aveva la possibilità di diventare anche parte della soluzione, ma sembra non capire quello che sta succedendo attorno a sè.

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