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Dossier Banker all’unisono: cresce il rischio tassi

    Dossier | N. 7 articoliRapporto Private Banking

    Banker all’unisono: cresce il rischio tassi

    Sono mesi che il mantra sui mercati è sempre lo stesso: attenzione al rialzo dei rendimenti perché le obbligazioni soprattutto a lunga scadenza possono portare perdite in conto capitale. Esemplare quanto accaduto per il Bund tedesco decennale che oggi rende lo 0,48% dopo essere sceso anche sotto zero: si tratta pure sempre di un ritorno anomalo che non sta al passo con l’inflazione. Fino a questo momento il fenomeno del rialzo dei rendimenti è rimasto abbastanza contenuto, almeno nella percezione degli investitori e questo ha spinto molti clienti a rinviare le scelte. Soprattutto in un settore come il private, dove la componente obbligazionaria è strategica, il monito degli esperti è univoco: il tempo stringe per rivedere i portagli. Servono scelte che diluiscano la parte obbligazionario o che la ponderi diversarmente oltre i titoli governativi.

    «C’è un cambio di paradigma in atto - sottolinea Sandro Daga, responsabile private banking Deutsche Bank -. I tassi sono arrivati a un punto di minimo: la conseguenza è che per il mondo obbligazionario i rischi sono superiori rispetto al passato. Suggeriamo alla clientela prudenza sul reddito fisso, in particolare sulle scadenze lunghe, e visto che comunque è un asset class irrinunciabile, la strada maestra è quella di puntare sul gestito piuttosto che sui singoli titoli. Una gestione attiva e professionale tramite fondi, che aiuta a ripararsi dal rischio tasso, dal rischio credito e da quello valutario nel nome di una sana diversificazione».

    La strada su cui punta Deutsche Bank è quella della consulenza evoluta, che accompagni il cliente con criteri di valutazione oggettivi sfuttando i portafogli strategici della casa di investimento, i prodotti e strategie diversificate e decorrelate.

    Non è facile far percepire al cliente tipico italiano la metamorfosi che sta avvenendo sui mercati. Da un decennio il quadro è alterato dai massicci interventi delle banche centrali e il continuo calo dei rendimenti ha reso il reddito fisso un asset class molto interessante.

    «Consideriamo concluso - commenta Carlo Manzato, head of Advisory & sales Italia Credit Suisse - il quadro di ribasso decennale dei tassi e questo richiede un forte cambiamento di strategia verso la clientela italiana, molto affezionata al comparto obbligazionario. Chi oggi ha un 70% sul reddito fisso e comunque continua a ottenere risultati soddisfacenti deve mettere in conto che da ora in poi è necessario spostarsi, per un parte di portafoglio, su asset più rischiosi. Il messaggio ancora non è pienamente arrivato all’investitore italiano. Quando operiamo con le gestioni patrimoniali agiamo noi direttamente, il problema si pone maggiormente sul versante della consulenza perché notiamo che i clienti sono riluttanti». Le soluzioni di diversificazione che propone Credit Suisse sono molteplici in base al profilo e vanno da titoli azionari ad alto dividendo o maggiormente difensivi, fino alla diversificazione valutaria con un occhio alla decorrelazione. Non manca poi la volontà di percorre nuove strade. «Un’altra alternativa per investitori consapevoli - conclude Manzato - è quello dei certificati a capitale garantito o parzialmente garantito. Li utilizziamo come hedging ovvero facciamo uscire i clienti da posizioni lunghe e li facciamo rientrare con un ingresso protetto».

    In una fase come questa, non va assolutamente trascurata la voce liquidità, per cogliere le occasioni quando si presenteranno. «È molto difficile consigliare il reddito fisso in questa fase - spiega Massimiliano Cagliero, ad di Banor Sim - visto il poco valore che crea. L’investimento diventa addirittura troppo rischioso per le scadenze più lunghe in uno scenario di ripresa dei tassi. Per molti clienti, il consiglio che diamo in questa fase è di restare cash e dirottare la parte restante del portafoglio verso azioni ad alto dividendo, ad esempio. La liquidità in chiave tattica è importante in questa fase visto che gli stessi bond praticamente non rendono nulla. Il vantaggio della liquidità, poi, è quello di abbassare complessivamente la volatilità del portafoglio». Sempre con questa finalità ci sono delle alternative. «Importante anche a nostro avviso, per una clientela che può sopportarlo - conclude Cagliero - l’impiego di derivati in portafogli in ottica di abbassamento della volatilità e non speculativa. Ad esempio acquistare un titolo come Eni e costruire sopra strategie vendendo call o put».

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