Italia

Industria 4.0, Istat: 750mila occupati in Ict nel 2016,…

Dal 2011 crescita del +12%

Industria 4.0, Istat: 750mila occupati in Ict nel 2016, +4,9% in un anno

Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva
Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva

Come nel resto d'Europa «l'andamento dell'occupazione nelle professioni Ict è stato in Italia più favorevole di quello dell'occupazione nel suo complesso, anche durante la crisi». Così il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, ascoltato in commissione Lavoro del Senato. «In Italia gli occupati in questo aggregato di professioni sono stimati nel 2016 in 750mila persone, in aumento del 4,9% nell'ultimo anno (rispetto al +1,3% nel complesso dell'occupazione) e di oltre il 12% rispetto al 2011 (rispetto al +0,7% dell'occupazione totale). Si tratta di dinamiche che segnalano la presenza di un trend strutturale che va oltre le dinamiche cicliche».

Incidenza sull'occupazione al 3,3%
«L'incidenza sull'occupazione totale - ha proseguito Alleva - è stimata al 3,3%, una quota solo lievemente inferiore a quella di Francia e Germania che, nel 2015, registravano incidenze rispettivamente del 3,6% e del 3,7%. Inoltre, tra il 2011 e il 2016, è cresciuta all'interno delle professioni Ict la rilevanza di quelle dirigenziali e tecniche ad elevata qualificazione (ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni, analisti e amministratori di sistema, specialisti di rete e della sicurezza informatica): il loro peso sul totale dell'occupazione in professioni Ict è salito dal 23% al 30,9 per cento». Il presidente dell'Istat ha poi aggiunto che «la quota di professionisti Ict è molto diversa tra i diversi settori: raggiunge il 60% dell'occupazione nell'ambito dei servizi di informazione e comunicazione e quasi il 20% nella fabbricazione di prodotti elettronici e strumenti di misura (attività economiche che comprendono la maggior parte del settore Ict). Nel complesso - ha concluso - più della metà degli occupati in professioni Ict risulta impiegata in settori non-Ict, a dimostrazione della pervasività delle nuove tecnologie».

Problemi nel sostenere costi e-commerce
«Per quanto riguarda l'utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese, l'Italia si sta avvicinando alla media europea. Permane tuttavia un divario nello sfruttamento delle potenzialità offerte dalle nuove tecnologie dell'organizzazione d'impresa e, in particolare, nel commercio elettronico». Per Alleva, ascoltato in commissione Lavoro del Senato sull'impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale, «l'Italia è il Paese europeo con la percentuale più elevata d'imprese (quasi un terzo, contro il 22% per l'insieme dell'Unione) che ritiene non valga la pena sostenere i costi di vendere online, perché non ripagati dai benefici. La debolezza dell'offerta e della domanda tendono a influenzarsi reciprocamente».

© Riproduzione riservata