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Dossier Quel pugno di collezionisti che fanno il mercato

    Dossier | N. 7 articoliRapporto Private Banking

    Quel pugno di collezionisti che fanno il mercato

    Si sono appena conclusi mesi molto intensi per i collezionisti, in un tour che li ha portati da Atene a Venezia, da Kassel a Münster, da Basilea a Londra. Un collezionismo sempre più globale, con nuovi acquirenti da paesi come Cina e Medio Oriente, con grande potere d’acquisto (per quanto, i mercati più solidi rimangano Stati Uniti ed Europa). Un collezionismo che ha spostato l’incontro con l’arte e il suo acquisto sempre più al di fuori delle gallerie, soprattutto nelle fiere, divenute eventi culturali, con l’insinuarsi di un’eccitazione quasi da asta. Eccitazione vista anche presso Christie’s e Sotheby’s, dove i collezionisti si sono dati battaglia per accaparrarsi capolavori finiti poi nei musei privati: come il teschio di Basquiat battuto per 110,5 dollari da Yusaku Maezawa, fondatore del sito di e-commerce Zozotown, e volato in Giappone per il suo museo privato a Chima, o la statua di Zanabazar acquistata per 4,73 milioni di euro da Cambi dal collezionista cinese Liu Yiquian per il suo Long Museum, dove sono già finiti la tazza Ming da 36,3 milioni di dollari e il «Nudo disteso» di Modigliani da 152 milioni di euro. Sebbene ancora lontano dai fatturati d’asta dei primi sei mesi del 2015, il primo semestre dell’anno ha registrato una ripresa rispetto allo stesso periodo 2016, soprattutto dell’arte impressionista, moderna e contemporanea, con sorprese per gli antichi maestri come Turner, Guardi e Canaletto. Le case d’asta hanno portato in catalogo lavori eccezionali per importanza e valore, grazie anche all’uso piuttosto massiccio delle garanzie e selezionando i lotti proposti, valorizzando la provenienza da collezioni importanti. Il risultato è stato un generalizzato incremento dei fatturati rispetto alla crisi del 2016, con percentuali di successo in asta spesso oltre il 90% (talora preferendo il ritiro di lotti importanti per evitare l’invenduto). Non sono mancati record in diversi periodi: Magritte, Beckmann, Kandinskij, Brancusi, Basquiat, Doig, Cecily Brown, Tillmans; prezzi elevati anche per la Pop art e per artisti come Twombly, Bacon, Picasso, Mirò, Giacometti e Moore. Per l’arte italiana si confermano i nomi storicizzati di Fontana, Castellani, Manzoni, Burri e Pistoletto ed è cresciuto l’interesse per riscoperte come Carol Rama e Melotti. In termini di collezionismo, è forte la tendenza a comprare in diverse categorie e periodi e pagare premi elevati per lavori di qualità e provenienza importante. Il fronte digitale, poi, sta aprendo il mercato a nuovi e giovani collezionisti. Del grande e rapido cambiamento nel mercato è convinto Marc Spiegler, global director di ArtBasel. «Sebbene l’uso del digitale non sia ancora paragonabile alla svolta segnata da Uber o Airbnb, per le transazioni d’arte le piattaforme web danno un enorme impulso prima e dopo la fiera - spiega -. La carriera di un artista spazia a livello internazionale, così come la ricerca dei collezionisti. Una cosa però non è cambiata: per gallerie e artisti basta lavorare con un pugno di collezionisti, meno di 10. Quello dell’arte non è un mercato di massa: è basato sulle relazioni personali, sulla fiducia e sul vedere le cose di persona».

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