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Consip, terminato interrogato ministro Lotti. «Ribadita…

l’inchiesta della procura di roma

Consip, terminato interrogato ministro Lotti. «Ribadita estraneità»

È durato poco più di un’ora l’interrogatorio del ministro dello sport, Luca Lotti, sentito dai magistrati di Roma nell'ambito dell'inchiesta Consip. In base a quanto si apprende, l’atto istruttorio si è svolto presso gli uffici dei carabinieri di via in Selci. All’interrogatorio hanno partecipato il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi. Lotti è indagato per rivelazione del segreto istruttorio.

Avvocati Lotti: ministro ha ribadito estraneità
I difensori di Luca Lotti, gli avvocati Franco Coppi e Ester Molinaro, hanno dichiarato che il ministro, nel corso di un «sereno interrogatorio durato circa
un’ora», ha risposto «puntualmente a tutte le domande che gli sono state rivolte» e ha ribadito «con fermezza la sua estraneità ai fatti contestati». L’iscrizione sul registro degli indagati del ministro Lotti risale allo scorso 21
dicembre. Il ministro è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio insieme al comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, al comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia, e al presidente di Publiacqua Firenze Filippo
Vannoni.

Oltre al ministro Lotti, resta da ascoltare il capo di Stato maggiore dell’Arma, Gaetano Maruccia. La Procura di Roma è determinata a definire in tempi relativamente brevi il fronte rivelazione del segreto d’ufficio che ha consentito all’ex ad di Consip, Luigi Marroni, di rimuovere le microspie dagli uffici della società pubblica. L’inchiesta procede a passo spedito e riguarda molteplici aspetti del maxi procedimento, nato alla Procura di Napoli e trasferito a dicembre all’ufficio requirente capitolino.

I filoni d'indagine
In ballo c'è la presunta turbativa d’asta dietro il maxi appalto Fm4 da 2,7 miliardi di euro; il traffico di influenze imputato a Tiziano Renzi e Carlo Russo, per favorire in Consip l’imprenditore partenopeo Alfredo Romeo; la rivelazione del segreto commessa, stando all’accusa, dal comandante generale dell'Arma Tullio Del Sette, dal comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e dal ministro Lotti, per avvisare i vertici di Consip dell'indagine. Sotto inchiesta, inoltre, c'è anche il capitano del Noe Gianpaolo Scafarto, autore della maxi informativa Consip e accusato di aver manipolato parti di questo atto col presunto scopo di “incastrare” Tiziano Renzi a illeciti compiuti in concorso con Alfredo Romeo. L’investigatore, inoltre, è anche indagato per aver passato a marzo scorso atti d’indagine a suoi ex colleghi transitati nei servizi segreti. Un altro capitolo, invece, riguarda una fuga di notizie che ha consentito al vice direttore del Fatto Quotidiano, Marco Lillo, di pubblicare i principali scoop dell’indagine. Su quest’ultimo fronte, mercoledì i pm hanno ascoltato - in qualità di persona informata sui fatti - il capitano della Guardia di finanza Sebastiano Di Giovanni, uno degli autori dell’informativa Consip.

Il ruolo di Lotti
Capitolo d’indagine che potrebbe subire uno sprint, riguarda la presunta fuga di notizie verso l’ex ad di Consip Marroni. Il nome del fedelissimo di Matteo Renzi è stato fatto dallo stesso Marroni, che ai pm di Roma ha detto di essere stato avvisato dell’inchiesta anche da Lotti. Ai pm ha raccontato che a luglio 2016 «Lotti mi informò che si trattava di un’indagine (quella su Consip, ndr) che era nata sul mio predecessore Casalino (Domenico, il quale risulta stretti rapporti con l'imprenditore Alfredo Romeo, ndr) e che riguardava anche l'imprenditore campano Romeo». Aggiunge che «ho fatto effettuare la bonifica del mio ufficio in quanto ho appreso in quattro differenti occasioni da Filippo Vannoni (presidente di Publiacqua, ndr), dal generale Emanuele Saltalamacchia (comandante Legione Toscana, ndr), dal Presidente di Consip Luigi Ferrara e da Luca Lotti di essere intercettato».

L'audizione di Maruccia
Il capo di Stato maggiore dei carabinieri, Gaetano Maruccia, potrebbe dover chiarire il contenuto di alcuni sms. Nel verbale d’interrogatorio di Scafarto sono riportati alcuni sms che l’inquirente si è scambiato con il colonnello Alessandro Sessa, il vice comandante del Noe. In quello scambio di messaggi salta fuori il nome di Maruccia. Scafarto e Sessa lo ritengono uno degli autori della fuga di notizie verso Consip e verso il Governo. I due, inoltre, non nascondono la sfiducia verso il capo di Stato maggiore: credono, addirittura, che sia necessario intercettarlo (assieme a Del Sette) per scoprire se abbia un ruolo nella rivelazione del segreto.

Le motivazioni della Cassazione
Particolare di non poco conto riguarda le motivazioni con cui a giugno scorso la Corte di Cassazione ha rinviato gli atti al Tribunale della Libertà di Roma, per riesaminare il provvedimento di convalida del carcere per Romeo. Le motivazioni non sono state ancora depositate, tuttavia non è escluso che possano essere stati individuati dei vizi nelle richieste di autorizzazione delle intercettazioni della Procura di Napoli. Particolare, questo, che se confermato potrebbe rendere inutilizzabili molte di quelle comunicazioni su cui si basa gran parte dell'inchiesta Consip.

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