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Migranti, Galantino (Cei) a Renzi: aiutarli a casa loro non…

Minniti a sindaci libici: patto contro scafisti

Migranti, Galantino (Cei) a Renzi: aiutarli a casa loro non basta. Minniti ai sindaci libici: patto contro gli scafisti

«La Libia farà tutto ciò che può per lavorare con l’Italia al fine di sconfiggere i trafficanti di esseri umani e alleggerire la pressione sulle coste italiane». Lo riferisce un tweet dell’ambasciata italiana a Tripoli sintetizzando le dichiarazioni fatte dal premier libico Fayez Al Sarraj (presidente del Gna - governo di accordo nazionale) al ministro dell’Interno Marco Minniti in visita a Tripoli. Il ministro è nella capitale libica per incontrare 13 sindaci del sud del Paese e convincerli a mobilitarsi contro i trafficanti di esseri umani, facendo fronte a una pressione che è stato lo stesso direttore dell'agenzia Frontex (l'agenzia europea della guardia costiera e di frontiera), Fabrice Leggeri, in audizione al Parlamento europeo, a definire «straordinaria». Ai sindaci libici Minniti (a Tripoli insieme al presidente dell'Anci, Antonio Decaro, sindaco di Bari) ha proposto un patto antitrafficanti.

Focus su scafisti e misure di sostegno economico
L’Italia, del resto, è impegnata non solo sugli aspetti della sicurezza (con il sostegno alla Guardia costiera libica) ma anche su quello delle fonti alternative di reddito che disincentivino il traffico di migranti sopratutto in quei comuni più colpiti dal fenomeno dell'immigrazione illegale. Come emerso da dichiarazioni e indiscrezioni circolate alla vigilia dell'incontro, il progetto complessivo a cui si lavora oggi a Tripoli si basa proprio su questi due pilastri (sicurezza-diritti e fonti di reddito).

Migranti, Galantino: aiutarli a casa loro non basta
Sul fronte interno, invece, non si placa la polemica sulla frase «Aiutiamo i migranti a casa loro» contenuta nell’ultimo libro di Matteo Renzi “Avanti”. Una frase che per Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, «rischia di non bastare e di essere un modo per scrollarsi di dosso le responsabilità se non si dice come e quando e con quali risorse precise». «Noi lanciamo la campagna 'liberi di partire - liberi di restare' con 30 milioni dall'otto per mille di aiuti concreti» ha aggiunto Galantino. Diverso il punto di vista del segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin, che ha definito «valido» il discorso dell'autiamoli a casa loro, nel senso che dobbiamo aiutare veramente questi paesi nello sviluppo, in modo tale che la migrazione non sia più una realtà forzata, ma sia libera. Mentre l’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, nell’apertura di prima pagina ha denunciato la «tanta solidarietà a parole». E constata che «nei fatti l'Europa continua a restare inerte di fronte al dramma dell’immigrazione nel Mediterraneo e alle difficoltà dell’Italia, ormai da sola in prima linea nel fronteggiare l'emergenza».

Le mosse dell’Italia in Libia
Il ministro dell’Interno Minniti prosegue dunque nella sua strategia a tutto campo per allentare la pressione migratoria. È in Libia, ha spiegato Minniti, che «si gioca la partita cruciale» sul tema immigrazione. Da lì è partito il 97% delle persone arrivate quest'anno in Italia. È dunque in Libia che bisogna intervenire per frenare le partenze. L’Italia batte da tempo su questo tasto: è l'unico Paese ad aver riaperto l’ambasciata a Tripoli, sostiene il governo di accordo nazionale di Fayez al Serraj, addestra e supporta la Guardia Costiera locale, cui ha dato 4 motovedette ed altre sei arriveranno in futuro, ha fatto pressione su Bruxelles per aumentare i finanziamenti diretti verso la Libia.

L’accordo strategico con i sindaci
Ma non basta, perché l'autorità dell'esecutivo Serraj è molto labile. Ad avere il controllo del territorio sono i capi tribù, i sindaci. E con loro - quelli delle zone tribali del Sud, porta d'ingresso ai flussi provenienti dal Africa subsahariana - Minniti ha aperto una canale di rapporto già da alcuni mesi. Li ha ricevuti al Viminale ed ora ricambia la visita in Libia. L’obiettivo, ha informato il ministro è quello di «discutere con loro su come sganciarsi dal giogo dei trafficanti di esseri umani». Che hanno in mano l’unica industria florida del Paese e foraggiano anche milizie e guardie costiere locali. Occorre dunque avviare un circuito alternativo, far crescere un'economia alternativa. L'incontro di oggi serve ad impostare una collaborazione ed i primi progetti insieme all'Anci, come ad esempio gemellaggi e l’assistenza nella gestione amministrativa e dell'organizzazione finanziaria per migliorare i servizi alla popolazione da quelli anagrafici a quelli sanitari.

E i sindaci locali sembrano aver apprezzato. «Grazie per questa storica opportunità di presentare progetti per lo sviluppo delle comunità coinvolte». È questo, secondo un tweet dell'ambasciata d'Italia a Tripoli, uno dei messaggi espressi dai sindaci libici che partecipano all'incontro di Tripoli con il ministro dell'Interno Marco Minniti.

10 navi verso porti italiani, a bordo oltre 7.300
Intanto non si ferma il flusso di migranti verso le coste italiane. I dati aggiornati al 13 luglio parlano di 86.123 migranti sbarcati, con un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo del 2015. A giugno sono stati 24.800 gli arrivi di migranti in Italia lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, con un aumento dell'8% rispetto al livello del mese precedente. Dopo il nuovo picco di salvataggi in mare (quasi 4mila soccorsi in due giorni) sono 10 le navi dirette verso i porti italiani, con a bordo oltre 7.300 migranti salvati negli ultimi giorni al largo della Libia. Gli scali indicati sono Corigliano Calabro e Vibo Valentia in Calabria, Bari e Brindisi in Puglia, Porto Empedocle e Catania in Sicilia, Salerno in Campania.

Dubbi Ue sul codice di condotta per le Ong
Ed è sempre aperto il fronte europeo. Confronti sono in corso con Bruxelles sul codice per le Ong, che l'Italia vuole attivare al più presto. Una bozza del documento contiene 11 regole cui le navi umanitarie dovrebbero attenersi, pena il divieto di approdare nei porti italiani. Amnesty International e Human Rights Watch però non ci stanno e lanciano l’allarme: «il tentativo di impedire alle navi delle Ong di operare nelle pericolose acque vicino alla Libia rischia di mettere in pericolo migliaia di vite». Tra le altre cose la bozza prevede il divieto per i mezzi delle ong di entrare in acque libiche e di trasferire i migranti soccorsi su altre navi. Il servizio legale di Bruxelles ha dato un suo ok di massima. Con diverse proposte di revisione. Sul diniego di un attracco in porto, la Ue dà parere negativo a meno che, dicono i tecnici Ue, non ci sia un porto alternativo (e vicino) per lo sbarco. Arriva un no, inoltre, al “divieto assoluto” per le Ong di stazionare nelle acque territoriali libiche: potrebbero esserci, sottolineano, situazioni di pericolo per la vita umana. Meglio prevedere un “impegno” a non stazionare in quelle acque per consentire alla Guardia costiera libica di esercitare la sua attività di controllo e di salvataggio. Bruxelles approva in pieno lo stop alle segnalazioni luminose o via radio che possono agevolare trafficanti o partenze. Così come il divieto di spegnere il transponder – strumento di localizzazione – di bordo. Considera “ragionevole” l'ipotesi della presenza a bordo di un ufficiale di polizia giudiziaria. Una misura auspicata, tra gli altri, dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti. Apprezza la necessità di una certificazione per i compiti di salvataggio delle navi Ong.

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