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Bankitalia rialza le stime: Pil 2017 +1,4%

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Bankitalia rialza le stime: Pil 2017 +1,4%

  • –Davide Colombo

roma

La s pinta al rialzo del valore aggiunto nel settore dei servizi e la netta ripresa della produzione industriale (+1% tra aprile e giugno) avrebbero garantito una crescita del Pil, nel secondo trimestre dell’anno, in linea con il +0,4% registrato nei primi novanta giorni. Da questa previsione, messa a punto dagli analisti della Banca d’Italia sulla base delle ultimissime informazioni congiunturali, deriva una nuova proiezione sulla crescita annua che fissa il Pil 2017 a +1,4%, contro il +0,9% di gennaio, già in parte corretto nelle scorse settimane a +1,3% dopo la revisione del dato sul primo trimestre da parte dell’Istat. Nel Bollettino economico diffuso ieri la Banca vede ora un aumento dell’1,3 nel 2018 e dell’1,2 l’anno successivo. Se le previsioni si avverassero nel 2019 il Pil avrebbe recuperato i livelli pre-crisi 2011 (debiti sovrani) ma rimarrebbe ancora di tre punti al di sotto dei livelli del 2007.

Sul lato degli impieghi la spinta arriverebbe soprattutto dalla domanda interna, con una espansione dei consumi e degli investimenti «a ritmi relativamente sostenuti». Sugli investimenti, in particolare, dopo il calo del primo trimestre forse dovuto alle incertezze di fine 2016 per la proroga degli incentivi fiscali, il sondaggio trimestrale Bankitalia-IlSole24Ore condotto a fine giugno prefigura un’accelerazione della spesa per cumulare nuovo capitale produttivo da qui a fine anno, mentre i consumi si espanderebbero a ritmi analoghi a quelli del prodotto e del reddito disponibile. Dietro questa nuova propensione a investire c’è lo stimolo degli incentivi previsti nel Piano Industria 4.0.

Ieri Bankitalia ha anche diffuso i numeri del debito, che a maggio è giunto a 2.278,9 miliardi, in aumento di 8,2 miliardi rispetto ad aprile. Ma il dato che conta ai fini europei è il debito/Pil ed è a questo aggregato che ha fatto riferimento Pier Carlo Padoan, intervistato al Tg1, quando ha affermato che «il debito si è stabilizzato e comincerà a scendere proprio grazie alla crescita superiore al previsto». Secondo il ministro per consolidare lo scenario di ripresa bisogna «continuare con gli investimenti privati e pubblici, e sostenere l’occupazione in modo tale che la crescita non ci sia solo adesso ma anche nel futuro». Padoan ha quindi concluso che la ricetta di politica economica non cambierà: «Continueremo con le misure che, come dice la Banca d’Italia, hanno sostenuto gli investimenti».

Tornando al Bollettino, prospettive positive arrivano anche per il mercato del lavoro. I dati preliminari della Rilevazione sulle forze di lavoro indicano come nella media di aprile e maggio il numero di occupati ha continuato a crescere (+0,2% sul bimestre precedente) trainato dai contratti a termine. Secondo i risultati delle indagini sulle aspettative occupazionali delle imprese condotte dall’Istat e sulla base dell’indice PMI, annotano i tecnici di palazzo Koch, «l’espansione dell’occupazione dovrebbe proseguire anche nei mesi estivi». L’unica variabile che continua a segnare un andamento divergente rispetto al quadro macro è l’inflazione al consumo, che resta modesta: «sarebbe pari all’1,4% quest’anno e all’1,1% il prossimo; nel 2019 salirebbe invece all’1,6 per effetto di una moderata accelerazione delle retribuzioni». Siamo su valori inferiori a quelli attesi per l’Eurozona.

Le proiezioni di Bankitalia sono più positive di quelle delle principali organizzazioni internazionali: «Per l’anno in corso - si legge nel documento - le differenze sono in larga misura attribuibili al miglior andamento acquisito a seguito delle revisioni dei dati di contabilità nazionale diffusi all’inizio di giugno, di cui le proiezioni del Fondo monetario internazionale (+0,8%), dell’Ocse (+1%) e della Commissione europea (+0,9%) non tengono conto». Si tratta di proiezioni che scontano un’incertezza relativa di un decimale e che restano esposte a un rischio al ribasso: «Alle incertezze associate ai mercati finanziari si accompagnano quelle connesse con l’evoluzione delle politiche economiche e commerciali a livello globale». Stesso discorso vale per i prezzi, con rischi al ribasso sulle previsioni «potrebbero derivare da una dinamica salariale più contenuta di quanto prefigurato, mentre l’evoluzione dei prezzi delle materie prime energetiche nel prossimo futuro continua a essere caratterizzata da un’elevata incertezza». Da registrare la conferma della tripla B per l’Italia con outlook stabile da parte dell’agenzia di rating Dbrs.

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