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Muguruza vince Wimbledon, battuta Venus Williams

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Muguruza vince Wimbledon, battuta Venus Williams

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WIMBLEDON - È bastata un'ora e 17 minuti alla spagnola Garbine Muguruza per aver ragione di Venus Williams nella finale femminile a Wimbledon. Un primo set combattuto a forza di botte da fondo campo, con minime variazioni tattiche, un secondo che si è trasformato in una disfatta per l'americana, che qui aveva già vinto cinque volte, la prima addirittura nel 2000, l'ultima nel 2008. Punteggio finale impietoso: 7-5, 6-0. Spettacolo certo non all'altezza delle attese. Una delle finali più brutte della storia recente, secondo lo storico del tennis Gianni Clerici.

Venus Williams, che a 37 anni era la più vecchia tennista a disputare la finale dai tempi di Martina Navratilova, improvvisamente ha sentito le gambe pesanti, una volta sfumate due opportunità per aggiudicarsi il primo set al decimo gioco. Da quel momento, Muguruza, 23 anni, già campionessa nel 2016 al Roland Garros, e sconfitta a Wimbledon nella finale 2015 dalla sorella di Venus, Serena, ha infilato nove giochi di seguito. Curiosamente, il suo coach, imbarcata appositamente per Wimbledon, è Conchita Martinez, l'unica altra spagnola a vincere sull'erba londinese, proprio contro Navratilova.

Nella prima finale giocata interamente a tetto chiuso sul Centre Court, causa una insistente pioggerellina, un classico del luglio di Londra, Williams aveva aperto l'incontro con un ace, Muguruza il suo primo turno di servizio con un doppio fallo. Non sarà un buon indicatore di come andrà il resto dell'incontro. Sul 5-4 per Venus, le due alzano i decibel a ogni colpo, amplificati dalla eco prodotta dalla chiusura del tetto. L'americana manca i due set point e la spagnola le strappa il servizio successivo. Il primo set se ne va e con esso la partita.
Nel secondo set, Venus non c'è più. Prova qualche discesa a rete e viene passata implacabilmente. L'incontro si è infilato in un binario senza ritorno. Si chiuderà in modo inconsueto, in meno di mezz'ora, su una richiesta del “falco” da parte di Muguruza al terzo match point. L'occhio elettronico capovolge la chiamata del giudice di linea e le consegna la vittoria.

Muguruza va a prendersi il trofeo (il famoso piatto dell'argentiere Elkington, per un singolare contrappasso noto con “Venus Rosewater Dish”) dalle mani del Duca di Kent, presidente onorario dell'All England Club. Dal Royal Box la rimira soddisfatto l'ex re di Spagna, Juan Carlos. Il figlio Felipe, attuale sovrano, era in città anche lui questa settimana per una visita di Stato alla regina Elisabetta. Non è chiaro chi dei due, fra padre e figlio, racconterà di essersi annoiato di più.
Nei primi commenti a fine partita, la Williams sostiene che “ci saranno altre opportunità”, un'affermazione di cui alla sua età è lecito dubitare. La spagnola sembra rigirare il coltello nella piaga, dicendo: “Sono cresciuta guardando Venus giocare”.

Neppure il risultato della finale può tuttavia detrarre valore dall'impresa e dalla carriera di Venus Williams, che a Wimbledon, dove era alla ventesima partecipazione, ha giocato con questa 102 partite, un record per le giocatrici in attività, e ne ha vinte 87, anche più di sua sorella, che quest'anno si è dedicata alla maternità. Qui, oltre ai cinque titoli, ha disputato tre finali, tutte contro Serena, nell'epoca in cui si diceva che papà Richard fissasse la vincitrice a tavolino, e insieme alla sorella ha riportato 6 vittorie in doppio. È tornata ai più alti livelli dopo che nel 2011 le è stata diagnosticata una malattia del sistema immunitario che l'ha tenuta lontana dai campi diversi mesi.
Oggi però, in quel secondo set si è assistito forse all'imbocco del viale del tramonto, e a un ricambio generazionale nel tennis femminile.

La finale delle signore ha rappresentato un antipasto un po' troppo frugale per il piatto principale: la finale maschile di domenica fra Roger Federer e Marin Cilic. Il campione svizzero è alla ricerca dell'ottavo trionfo a Wimbledon (è la sua undicesima finale all'All England Club) e del 19esimo in un torneo del Grande Slam. Quest'anno ha già vinto l'Australian Open nella finale del revival contro Rafael Nadal. Il suo avversario, croato, già vincitore allo Us Open 2014, gli ha fatto passare un bello spavento lo scorso anno ai quarti di finale, quando era in vantaggio di due set a zero e ha avuto un match point, circostanza ricordata dopo le semifinali dallo stesso Federer. Il quale, anche lui vicino ai 36 anni, vorrà evitare la sorte toccata a Venus.

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