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Padoan: il futuro della Ue non si gioca sul fiscal compact

il ministro dell’economia

Padoan: il futuro della Ue non si gioca sul fiscal compact

fonte Ansa
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C’è una crescita in Italia «più che proporzionale» rispetto alle dinamiche della congiuntura internazionale. E il fatto si spiega partendo «dalle politiche prese, che incidono sulla capacità strutturale dell’economia di migliorarsi». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha nascosto il suo ottimismo ieri, intervenendo alla 5° edizione della Festa di Left Wing in corso a Fiuggi, e ha parlato di un’Italia meno fragile «anche dal punto di vista del debito». L’intervento del ministro è coinciso con la nuova polemica intrecciata dal segretario del Pd, Matteo Renzi, contro chi, questa volta l’ex premier Mario Monti, critica la sua proposta di impostare il bilancio dello Stato con un deficit attorno al 2,9%, nella prossima legislatura, per sostenere la ripresa e finanziare nuove misure di detassazione.

Mario Monti, in un’intervista al Corriere aveva criticato Renzi accusandolo di non voler ascoltare le argomentazioni degli altri: «Come un disco rotto, ormai ripete senza fine i suoi slogan e le sue accuse». Pronta la replica del’ex premier Dem via Facebook: «La cultura dell’austerity ha visto aumentare il numero di famiglie in povertà, un Pil negativo e crescere diseguaglianze. E paradossalmente in quegli anni il rapporto debito/Pil è peggiorato perché senza crescita il debito sale, sempre». Per Renzi bisogna tornare alle regole di Maastricht per correre.

Il ministro Padoan s’è voluto tenere a debita distanza da questo scambio ma su un punto è intervenuto per dire che «il futuro Ue non si gioca sul Fiscal Compact». Secondo Padoan i nuovi parametri di convergenza adottati nel pieno della crisi dei debiti sovrani hanno problemi tecnici. Ma, ha spiegato, «il futuro dell’Ue non si gioca sul Fiscal Compact sì o Fiscal Compact no. È possibile immaginare come migliorarlo in modo che sia parte di un disegno più ampio. Altrimenti facciamo una battaglia ideologica nel senso negativo del termine». Dunque bisogna lavorare sulle possibili soluzioni tecniche e istituzionali capaci di affrontare le nuove sfide dell’Europa, a partire per esempio dall’ipotesi di dotare l’Unione di un ministro delle Finanze: «La mia idea è che ci sono soluzioni europee che funzionano meglio di quelle nazionali ma nell’Ue bisogna non essere da soli a per portarle avanti» ha affermato, ricordando ancora una volta la proposta fatta dall’Italia di attivare un meccanismo Ue di assicurazione contro la disoccupazione congiunturale.

Più da macroeconomista che da ministro, Padoan ha poi insistito nel suo intervento a Fiuggi sulle componenti della ripresa in atto e che, nelle proiezioni diffuse venerdì dalla Banca d’Italia, sarebbe proiettata verso un +1,4% quest’anno: «Vorrei fare un’annotazione qualitativa – ha detto – questi numeri sono il frutto di un’accelerazione degli investimenti e quando ci sono investimenti, si aumenta la domanda e si aumenta quello che gli economisti chiamano la crescita potenziale».

Queste nuove stime cambieranno in meglio il quadro su cui si baserà l’ultima legge di Bilancio della legislatura. Attualmente le previsioni governative sono quelle del Def di aprile e vedono una crescita programmatica dell’1,1% con un debito/Pil al 132,5%. Nella Nota di aggiornamento di settembre i numeri saranno diversi, ha annunciato il ministro: «Stiamo rivedendo le stime e saranno riviste al rialzo». Lo spazio fiscale non tuttavia ampio,e bisognerà usare al meglio le risorse: «l’obiettivo è concentrarsi ancora sull’emergenza sociale», ha spiegato Padoan, prevedendo «un ulteriore sostegno agli investimenti» e individuando «una priorità: accrescere l’incentivo alle imprese per assumere i giovani». E l’ipotesi di flax tax? Parliamomone pure, ha risposto il ministro, ma con grande attenzione: «bisogna decidere quanto è alta. È del 25% o del 15%? In un sistema come il nostro ha un’implicazioni redistributiva gigantesca, chiediamoci chi ci guadagna e chi ci perde». Insomma «chi propone la flat tax - è stata la conclusione - è pregato di dirmi a quale livello pensa e se ha fatto i conti con gli effetti ridistributivi. Dobbiamo essere molto onesti».

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