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Federer nella leggenda: per l’ottava volta re di Wimbledon

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Federer nella leggenda: per l’ottava volta re di Wimbledon

(Reuters)
(Reuters)

WIMBLEDON. Non ci sono più parole. Ed è ora anche di strappare il libro dei record. Roger Federer si è incoronato per l'ottava volta re di Wimbledon, davanti al futuro re d'Inghilterra, il principe William e consorte, smantellando in finale la resistenza del croato Marin Cilic, infortunato per parte della partita, 6-3, 6-1, 6-4. Con questo trionfo, Federer ha superato il primato di titoli all'All England Club, che condivideva con Pete Sampras e l'antico Willie Renshaw. A tre settimane dal suo 36esimo compleanno, è il tennista più anziano a vincere Wimbledon ma non dà affatto l'impressione di volersi fermare, anzi dopo la vittoria ci ha tenuto a sottolineare che ritornerà l'anno prossimo, una notizia che ai suoi avversari a questo punto suonerà come una minaccia.

Lo scorso anno, dopo questo stesso torneo, preda di diversi problemi fisici, aveva dovuto prendere una pausa di sei mesi dal tennis. “Magari dovrei farlo più spesso”, ha scherzato subito dopo aver alzato il trofeo del vincitore sul Centre Court. Quando è tornato in campo quest'anno, è apparso subito una macchina perfetta. Ha vinto il primo torneo del Grande Slam, l'Australian Open, battendo in finale il suo classico rivale, Rafael Nadal, e poi Indian Wells e Miami. Ha lasciato perdere la stagione della terra rossa e il Roland Garros. Si è ripresentato per la stagione dell'erba, vincendo a Halle e ora a Wimbledon. In tutto l'anno ha perso solo due partite. È il suo primo successo sull'erba dell'All England Club dal 2012.

A Wimbledon non ha lasciato neppure un set agli avversari: è la prima volta che succede da quando Bjorn Borg lo fece nel 1976. In finale ha chiuso in un'ora e 41 minuti, agevolato anche da un infortunio (una vescica al piede sinistro) del suo rivale. Cilic ha tenuto quattro game, ottenendo anche il suo unico break point. Al quinto, Federer gli ha strappato il servizio. A metà del secondo set, sotto di un altro break, il croato, che l'anno scorso era andato a una sola palla dall'eliminare Federer ai quarti e che nel 2014 lo aveva battuto clamorosamente allo Us Open, piangeva nella sua sedia al cambio di campo, dopo l'intervento del fisioterapista.

Più che per il dolore, ha ammesso lo stesso giocatore, per l'improvvisa consapevolezza di non poter competere in quelle condizioni con il mostro che si trovava di fronte. I primi due set si sono chiusi in un'ora: il croato ha inanellato una lunga serie di errori non forzati. Altro time-out medico per Cilic. Dopo un'ora e mezzo, Federer otteneva il break che sarà decisivo nel terzo set. In pochi minuti, la partita era chiusa.

È stato anche il Wimbledon degli infortuni: il campione uscente Andy Murray è stato in campo per onore di firma contro Sam Querrey, pur chiaramente azzoppato negli ultimi due set; Novak Djokovic si è addirittura ritirato contro Tomas Berdych, dopo poco più di un set; Cilic ha giocato almeno parte della finale menomato.

Questo non toglie nulla alla grandezza di Federer, che invece è sano come un pesce, e sembra non essersi mai goduto il suo tennis come ora, che viaggia con la moglie Mirka, vera colonna della famiglia, e le due coppie di gemelli, e appare rilassato come non mai. I due maschi, che hanno tre anni, hanno assistito per la prima volta a una finale del genitore. “Sono gli unici che non ci hanno capito niente”, ha riso papà Roger nella classica intervista sul campo a fine partita.
Il suo primo successo a Wimbledon risale al 2003, contro Mark Philippoussis, che ha lasciato lo sport da un pezzo. In tutto ha giocato qui undici finali, vincendone appunto 8. È arrivato anche alla 70esima partecipazione in uno Slam, un altro record, e superato i 10mila ace, curiosamente dietro due croati, il gigante Ivo Karlovic e Goran Ivanisevic, che qui vinse nel 2001 e per qualche tempo è stato il coach di Cilic. Ma le statistiche non rendono ragione, semmai si limitano a convalidarla, della bellezza del gioco di Federer, che in tanti colpi ha brillato anche in una finale sbilanciata come quella di oggi.

Con i punti accumulati grazie al successo a Wimbledon, torna al terzo posto nella classifica mondiale (dietro Murray e Nadal) e a questo punto diventa anche difficile scommettere contro un suo ritorno al numero 1. Tanto, chi sia il più grande, indipendentemente dalle classifiche, si sa già.

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