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Pensioni, boom di domande Ape: la decorrenza rischia di slittare

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Pensioni, boom di domande Ape: la decorrenza rischia di slittare

(Agf)
(Agf)

È partenza “boom” per le domande di pensionamento anticipato attraverso gli scivoli previsti per l’Ape social e per i lavoratori precoci. Complessivamente sono state presentate oltre 66mila istanze, 66.409 per la precisione, entro la scadenza di sabato (15 luglio), prevista per coloro che maturano i requisiti al 31 dicembre di quest’anno (la finestra si sposta al 31 marzo del 2018 per chi invece li matura l’anno venturo). A renderlo noto è stato ieri l’Inps diffondendo i dati dai quali emerge che la platea dei soggetti interessati è già al di là di quella stimata nelle scorse settimane dal Governo: circa 60mila uscite. In particolare, 39.777 domande hanno riguardato l’Ape sociale; le restanti 26.632 i cosiddetti “precoci”, vale a dire chi ha lavorato almeno un anno prima di compierne 19. All’Istituto guidato da Tito Boeri è quindi arrivato il 10% in più di istanze preventivate. E non è detto che tutte saranno accolte.

Entrambe le misure sono sperimentali; e restano in vigore nella versione attuale per due anni. Le domande di Ape sociale saranno approvate nel limite di spesa di 300 milioni di euro per quest’anno e fino a 609 milioni di euro per il 2018. Quelle per i precoci fino a 360 milioni quest’anno e 505 l’anno prossimo. Ora l’Inps, che gestisce tutte le pratiche, verificherà i requisiti delle richieste ed entro il 15 ottobre pubblicherà la graduatoria definitiva. Se i fondi a disposizione risulteranno non sufficienti, la decorrenza di Ape sociale e pensione “precoce” potrebbe essere posticipata per una fetta dei richiedenti. In questo caso, a fronte dei requisiti necessari, avranno la priorità coloro che sono più vicini alla pensione di vecchiaia.

Il Governo potrebbe però intervenire per ampliare subito il bacino delle uscite. Anche se i tempi tecnici per l’inserimento di un eventuale misura correttiva nella prossima legge di bilancio autunnale, da varare a metà ottobre, sono ostacolati dalla scadenza del 15 dello stesso mese prevista per il completamento delle verifiche Inps. Anche per questo motivo Tommaso Nannicini, uno dei padri dell’Ape e attuale responsabile “lavoro” nella segretaria Dem, ha suggerito di anticipare la scadenza del monitoraggio Inps in modo da aprire il varco per l’inserimento nella manovra di eventuali nuovi misure. Nannicini ha anche ribadito la necessità di rendere strutturale l’anticipo pensionistico e di rendere operativa l’Ape volontaria non oltre settembre (il decreto attuativo non è ancora in vigore) per non perderne l’efficacia.

Analizzando la distribuzione per età di chi ha fatto domanda, per esempio per l’Ape sociale, emerge come la maggior parte sia concentrata tra i 63 e i 64 anni. La fotografia scattata dall’Inps ha evidenziato, inoltre, come le domande per l’Ape sociale e il pensionamento anticipato per i precoci siano arrivate soprattutto da uomini: meno di una su quattro è stata infatti presentata da una donna, precisamente il 23,2% (15.400 su 66.409). Nel dettaglio, 11.668 sono state le istanze “in rosa” presentate per l’Ape sociale (contro le 28.109 degli uomini); mentre le domande per la certificazione per lavoro precoce sono state presentate da 22.900 uomini e da 3.732 donne.

La tipologia di aventi diritto più rappresentata è quella dei lavoratori disoccupati con 34.530 domande (27.732 Ape sociale, 6.798 lavoratori precoci), seguiti dagli addetti alle mansioni difficoltose (15.030 - 11.022 precoci, 4.008 Ape sociale). Il maggior numero di istanze è stato presentato in Lombardia (11.048).

Il governo è soddisfatto del “tiraggio” dei nuovi strumenti: le oltre 66mila domande per l’anticipo agevolato della pensione rappresentano «un aiuto concreto per chi ha avuto un lavoro più lungo e difficile», ha scritto su Twitter, il premier, Paolo Gentiloni. Soddisfatta anche la leader della Cisl, Annamaria Furlan: «Se oltre 60mila lavoratrici e lavoratori italiani potranno accedere nei prossimi mesi anticipatamente alla pensione lo si deve all’accordo fortemente voluto dal sindacato confederale l’anno scorso che ha modificato uno dei punti più sbagliati e socialmente iniqui della legge Fornero».

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