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Senato, dopo lo ius soli sono a rischio anche antimafia e biotestamento

maggioranza in difficoltà

Senato, dopo lo ius soli sono a rischio anche antimafia e biotestamento

Dopo il rinvio ufficiale dello ius soli all’autunno annunciato dal premier Paolo Gentiloni, rischiano di non tagliare il traguardo gli altri provvedimenti divisivi all’esame delle Camere: il biotestamento, il Codice antimafia, la tutela degli orfani delle vittime di femminicidio. Ad accomunarli c’è un unico filo rosso: l’opposizione del centrodestra, che si salda con le fibrillazioni dei centristi del ministro degli Esteri Angelino Alfano. Tutti, ieri, cantavano vittoria. Con Matteo Salvini, dalla Lega, che minacciava: «Se ci riproveranno torneremo a bloccare il Parlamento». E con l’azzurro Renato Brunetta che incalzava: «Lo ius soli, che doveva aprire le porte del consenso del popolo di sinistra, non ci sarà più. Rinviato in autunno, e cioè all’anno di “san mai”. Altra sconfitta per Renzi».

Il problema di fondo è che in Senato la maggioranza non c’è più. Lo ha esplicitato il leghista Luca Zaia, lo confermano a microfoni spenti fonti di tutti gli schieramenti. «La pausa estiva serva a capire chi sostiene il governo Gentiloni», sottolinea non a caso il renzianissimo Andrea Marcucci. Il segretario Pd Matteo Renzi tace, ma sulla cittadinanza lascia filtrare piena sintonia con Gentiloni per «evitare che una scelta di civiltà sia trasformata in guerra d’odio».

Palazzo Madama si è trasformato nel temuto “Vietnam”. Da un lato pesa il progressivo venir meno del sostegno dei verdiniani di Ala e degli alfaniani di Alternativa popolare, sempre più attirati dalla sirena di Forza Italia (il ministro per gli Affari regionali, il centrista Enrico Costa, ha già benedetto il ruolo di Silvio Berlusconi come «federatore»). Dall’altro lato conta il distacco dei bersaniani di Mdp, che ancora ieri tramite Roberto Speranza attaccavano «l’errore di inseguire la destra su un terreno sbagliato» e insistevano: «Ci impegneremo a fondo affinché il provvedimento sullo ius soli rimanga nel calendario del Senato prima della pausa estiva, così come deciso dalla conferenza dei capigruppo».

È probabile che l’Aula di Palazzo Madama dovrà tornare a votare sull’ordine dei lavori, per “certificare” la battuta d’arresto sul ddl sulla cittadinanza e la priorità alla legge di delegazione europea. Anche se nel Pd, per evitare nuovi scontri, confidano nel calendario già fitto: prima dello ius soli l’assemblea deve comunque varare il decreto vaccini, il cui esame riprende oggi, e il ddl per il passaggio del comune di Sappada dal Veneto al Friuli. Poi avranno la precedenza i decreti Sud e banche venete. Resterebbe l’ultima settimana prima della pausa estiva, che scatterà dal 4 agosto, quando però è atteso il disco verde per un altro provvedimento travagliato: la concorrenza.

La prossima settimana sarebbe in calendario anche il biotestamento. Ma la commissione Igiene e sanità non ha ancora concluso la discussione generale e deve cominciare l’esame degli oltre 3mila emendamenti presentati, la metà dei quali proprio da Alternativa popolare. Esulta il senatore Maurizio Sacconi (Energie per l’Italia): «Grazie all’iniziativa di molti parlamentari e di parti della stessa maggioranza, le tre leggi divisive, Codice antimafia, biotestamento e ius soli, non arriveranno ad approvazione nei termini ipotizzati».

La previsione di Sacconi allude ai tempi effettivi di lavoro a disposizione dei parlamentari. Se le elezioni saranno ad aprile e le Camere saranno sciolte entro metà febbraio, tolte le vacanze estive, quelle natalizie e la sessione di bilancio, restano circa 45 giorni reali. Neanche un mese e mezzo in cui l’Aula dovrà smaltire la nuova legge elettorale e i decreti che verranno. La finestra utile per cittadinanza, biotestamento e Codice antimafia (approvato a fatica dal Senato con l’impegno del Pd a modificarlo alla Camera) si riduce a una ventina di giorni. Sono in pochi a scommettere che vedranno la luce entro la fine della legislatura. Sono in molti, al contrario, a paventare un percorso a ostacoli anche per la manovra. Anche perché dall’estate, con la chiusura delle finestre elettorali, sparisce anche lo spauracchio delle elezioni anticipate.

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