Italia

Yara, le tappe del giallo: dal delitto all’appello

la vicenda giudiziaria

Yara, le tappe del giallo: dal delitto all’appello

La decisione dei giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia su Massimo Bossetti chiude, fino all’inevitabile udienza in Cassazione, un caso che ha visto
innumerevoli colpi di scena. Ecco le tappe di una vicenda che dura ormai da quasi sette anni.

Il 26 novembre 2010 Yara Gambirasio, 13 anni, scompare a Brembate di Sopra dalla palestra in cui pratica la ginnastica ritmica vicino a casa. Alle 18.47 il
suo telefonino si aggancia a una cella, poi nessuna traccia. Il 5 dicembre viene fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri Mohamed Fikri, marocchino che lavora in un cantiere edile. La sua posizione sarà archiviata perché del tutto estraneo all delitto.

Il 26 febbraio 2011 il corpo di Yara è ritrovato in un campo a Chignolo d'Isola, una decina di chilometri da Brembate (Bergamo). È stata uccisa sul posto, con alcune coltellate ma è morta anche per il freddo.

Il 15 giugno 2011 gli investigatori isolano una traccia di Dna maschile sui leggins e slip della ragazza: è quella di Ignoto 1. Il 16 giugno 2014 dopo mesi di comparazioni del Dna di Ignoto 1 con quello di decine di migliaia di persone di tutto il Bergamasco viene arrestato Massimo Bossetti, muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli. Due giorni prima gli era stato prelevato il Dna che era risultato coincidere con quello di Ignoto 1. A lui gli investigatori erano giunti attraverso la madre, Ester Arzuffi.

Il 1° luglio 2016 Massimo Bossetti è condannato all'ergastolo dopo un processo durato un anno e nel quale sono stati sentiti decine di testimoni, consulenti genetisti, investigatori, in un clima di crescente scontro tra accusa e difesa. È invece assolto per la calunnia ai danni di un collega, che era stato indicato come possibile autore del delitto.

Il 30 giugno 2017 comincia il processo di secondo grado davanti ai giudici della Corte d'assise d'appello di Brescia. Il sostituto pg definisce «ineccepibile» la sentenza di primo grado e chiede anche la condanna per calunnia. La difesa chiede l’assoluzione o la ripetizione dell’esame del Dna. «Siamo disponibili a metterci la faccia e Bossetti ci metterà il suo sangue, ma dateci questi accertamenti per comparare il Dna dell'imputato con la traccia genetica trovata sul cadavere» chiede con forza la difesa. «Altrimenti - aggiunge - Bossetti va
assolto«. Lui ribadisce la sua innocenza: «Non sono un assassino, mettetevelo bene in testa»

© Riproduzione riservata