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Il Colle e la crisi evitata, ma crescono i rischi di una manovra senza…

POLITICA 2.0

Il Colle e la crisi evitata, ma crescono i rischi di una manovra senza maggioranza

Quello che la vicenda dello ius soli ha mostrato è che il Governo da qui alla fine della legislatura potrà fare ben poco se non evitare le trappole. Al Quirinale, per esempio, hanno condiviso la scelta del premier di non tentare l’azzardo con un voto di fiducia al Senato e quindi – come è naturale - hanno tirato un sospiro di sollievo per la crisi evitata ma nella consapevolezza che si tratta di un sollievo a tempo. Ieri, infatti, è tornata in agenda la legge sui vitalizi che è un’altra mina vagante su una maggioranza così sfilacciata così come il codice anti-mafia o il biotestamento. Tutte curve di cui è fatto il cammino da qui al varo della legge di stabilità che ormai è l’unico obiettivo che giustifica la “resistenza” di Gentiloni.

È vero che al Colle non hanno perso le speranze sulla possibilità di riforma della legge elettorale, ma la manovra economica è un primum vivere su cui però si rischia il paradosso. E, cioè, di tenere in piedi un Esecutivo su cui si scateneranno tutti nel momento in cui la legge di bilancio arriverà in Parlamento. Il fatto è che sarà la prima manovra scritta da un Governo che non può più contare sui numeri della maggioranza, come ha mostrato la vicenda dello ius soli. Un inedito che è il risultato di questa stagione recente e antica: il ritorno del proporzionale. Una logica che ormai è entrata in Parlamento e che fa muovere i partiti, pure quelli di maggioranza, come avversari elettorali.

Senza una prospettiva politica per il dopo voto, soprattutto nel centro-sinistra, sarà tanto più difficile trovare i numeri al Senato quanto più ci si avvicinerà alle urne. Il partito di Bersani ha già mandato un avviso al Governo ed è chiaro che la tensione sarà tenuta alta in una campagna elettorale che, se fatta con la logica puramente proporzionale, metterà tutti contro tutti. E per molti l’unico obiettivo sarà quello di alzare la posta sulla manovra per essere visibili e saltare quell’asticella del 3% indispensabile per tornare alla Camera mentre al Senato è addirittura all’8 per cento. Tra l’altro, se davvero si complica la strada di un’intesa a sinistra tra Mdp e Pisapia – che tiene una linea più governativa e filo-Pd – si accenderà una competizione fortissima con Renzi a tutto danno di Gentiloni e della legge di bilancio.

Ma non è solo a sinistra che si può creare il cortocircuito. Come si è già visto con lo ius soli, la grande incognita è quello che accadrà tra le fila del partito di Alfano. In molti raccontano che al Senato ormai nessuno controlla più il gruppo mentre crescono i rumors di una possibile uscita proprio del ministro Costa – che ha messo l’altolà sulla legge di cittadinanza – per passare all’opposizione con Forza Italia. Voci - chissà quanto attendibili - di una trattativa con il Cavaliere che porterebbe alle sue dimissioni dal Governo e che scatenerebbe un tana libera tutti per gli alfaniani. Insomma, è sulla “pelle” della manovra che ciascuno si giocherebbe la ricandidatura o l’obiettivo di saltare la soglia del 3% per non sparire.

E se gli altri provvedimenti, come è stato lo ius soli, possono essere trattati come trappole da evitare, sulla manovra servirà una strategia diversa. C’è chi ragiona già su un testo molto asciutto, con poche norme e poche risorse da spendere proprio per evitare troppi fronti di conflitto. Di certo è che gran parte del destino di quella legge sarà affidato alle cure del Colle.

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