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Piemontese, avvocato, in politica dal 1990: chi è Enrico Costa

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Piemontese, avvocato, in politica dal 1990: chi è Enrico Costa

I suoi estimatori lo raccontano schivo, con la schiena dritta, visceralmente legato al suo territorio - è originario di Mondovì, nel cuneese, area dove ha mosso appena ventunenne i primi passi da consigliere comunale - dove ritorna ogni fine settimana. I suoi detrattori lo dipingono come uno scaltro Ghedini in miniatura, cresciuto a pane e politica grazie al padre Raffaele, che fu deputato dal 1976 al 2006 e ministro nei governi Martinazzoli, Ciampi e Berlusconi. Di sicuro c’è che nelle acque dei palazzi romani Costa ha mostrato di navigare con sapienza, fedele a una tradizione di centrodestra garantista sulla giustizia e conservatrice sui temi etici.

I primi passi in politica dal 1990
Nato a Cuneo nel 1969, laureato in legge all’Università di Torino e avvocato, Costa ha inaugurato la sua carriera nel lontano 1990, eletto al consiglio comunale di Villanova di Mondovì. Da lì un’ascesa sfolgorante: nel 1995 il salto alla provincia, nel 2000 alla Regione, dopo la scintilla con Silvio Berlusconi e Forza Italia, nel 2006 alla Camera dei deputati, eletto nella circoscrizione Piemonte 2. Rieletto nel 2008 nelle liste del Pdl, è stato capogruppo in commissione Giustizia e componente della Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio e della commissione Affari Costituzionali.

Il “lodo Alfano” e le lotte sulla giustizia con Berlusconi
Sono gli anni delle controverse proposte di Berlusconi sulla giustizia, per le quali ha combattuto sempre in prima linea, al fianco di Niccolò Ghedini: dal processo breve alla stretta contro le intercettazioni, dalle proposte per l’inasprimento delle sanzioni per il reato di diffamazione a quelle per rivedere al ribasso i termini di prescrizione della ex Cirielli. Fino al discusso “lodo Alfano” di cui è stato relatore: la legge 124/2008, sopravvissuta un solo anno e poi bocciata dalla Consulta, che prevedeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio dei ministri). Frequenti i suoi attacchi ai magistrati di Milano, in primis ai titolari dell’inchiesta Ruby.

Nel 2013 l’adesione a Ncd
Nel febbraio del 2013 Costa è stato rieletto alle politiche ed è diventato vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera e di nuovo componente della commissione Giustizia. Con la fine del Popolo della libertà ha scelto di aderire, nel novembre del 2013, al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano, partito di cui è stato il primo capogruppo alla Camera, fortemente voluto da Fabrizio Cicchitto. Ma i rapporti con Berlusconi sono sempre rimasti cortesi: oggi è probabilmente il figliol prodigo più gradito.

L’esperienza di governo
A febbraio 2014 Costa ha lasciato il posto di capogruppo a Nunzia De Girolamo, per spiccare il volo verso il governo Renzi, dove è stato nominato viceministro della Giustizia fino al 29 gennaio del 2016, quando ha sostituito la dimissionaria Maria Carmela Lanzetta nella titolarità del ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie. Casella nella quale è stato confermato da Paolo Gentiloni, conquistando anche la delega in materia di politiche della famiglia. Tema carissimo ai centristi, che hanno digerito a fatica la legge sulle unioni civili ottenendo lo stralcio della stepchild adoption («Adesso no a sentenze creative sulle adozioni», tuonò Costa dopo l’approvazione) e che hanno fatto saltare i numeri della maggioranza sullo ius soli. L’ultimo casus belli che ha favorito l’addio del ministro al governo: ha incassato il successo del rinvio del ddl all’autunno e ha abbandonato la nave di Ap a un passo dalla tempesta delle elezioni 2018. La sirena di Berlusconi ha suonato, Costa è stato il primo a rispondere.

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