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Caporalato, il governo difende la nuova legge. Orlando: norma…

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Caporalato, il governo difende la nuova legge. Orlando: norma giusta e utile alla filiera

È iniziata in questi giorni la raccolta del pomodoro da industria e gli impianti stanno gradualmente incrementando le lavorazioni. Si apre dunque una fase delicata per il lavoro in agricoltura. Al pomodoro, infatti, sono stati legati negli ultimi anni i casi più eclatanti di lavoro irregolare e di vera e propria schiavitù. Ma quest’anno si parte con il supporto di una legge (199/2016) con precise e rigide norma di contrasto al caporalato che è lo snodo cruciale intorno a cui ruotano i reati. Una legge approvata dopo un acceso dibattito parlamentare e che non ha convinto fino in fondo le aziende agricole.

A rilanciare le critiche sull’impianto normativo è stata la Cia, la Confederazione italiana agricoltori che ha promosso, a un anno dal varo della legge, un confronto con i tre ministeri, Politiche agricole, Lavoro e Giustizia che l’hanno voluta e messa a punto. Per il presidente dell’organizzazione agricola, Dino Scanavino, il rischio è di una caccia alle streghe che finisca poi per penalizzare anche le aziende virtuose.

Scanavino: a rischio le imprese virtuose
Scanavino ha sottolineato che la maggioranza delle aziende rispetta le regole operando «nella totale trasparenza e nel pieno rispetto dei lavoratori. Anche le denunce per irregolarità - ha aggiunto - sono poche e inferiori a quelle di altri settori». Le critiche si sono appuntate soprattutto sugli indici di sfruttamento del lavoro che hanno creato molti problemi anche nella discussione parlamentare. «Non si è operata - questa la denuncia della Cia - la dovuta distinzione tra reati gravi/gravissimi e violazioni, anche meramente formali della legislazione sul lavoro e della contrattazione collettiva». L’organizzazione teme dunque una totale discrezionalità di chi la legge la deve far applicare, magistrati, ma anche ispettori del lavoro. Secondo le proposte di correzione della Cia «gli aspetti penali dovrebbero concentrarsi sulla figura dell’intermediario. Non si può mettere sullo stesso piano penale chi recluta e sfrutta la manodopera e chi commette un’infrazione amministrativa».
Ma il governo non sembra intenzionato ad apportare modifiche alla norma. Lo hanno detto a chiare lettere i ministri del Lavoro, Giuliano Poletti, e della Giustizia, Andrea Orlando. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministero delle Politiche agricole (è intervenuto il capo della segreteria tecnica, Alessandro Apolito).
Orlando ha ribadito che «la legge è buona, è un nostro orgoglio ed è utile alla filiera». Il ministro ha anche ricordato che è stata frutto di un confronto. Promozione piena dunque anche se ha sottolineato che «la legge non basta, non basta un’azione repressiva e penale, serve una politica». Il ministro è tornato a battere su due tasti le sanzioni patrimoniali e la sensibilizzazione delle filiere. Ha poi invitato anche «a fare giustizia dei luoghi comuni». E un luogo comune è stato indicato nel mettere in rapporto caporalato e immigrazione: «larga parte delle persone gestite dai caporali - ha detto Orlando - vengono dai paesi Ue, non dai gommoni». Ha anche invitato a distinguere caporalato da lavoro nero. Per il ministro della Giustizia un altro assioma è «che non ci sono i buoni assoluti e i cattivi assoluti, alcune imprese di successo hanno violato le regole», per questo ha parlato di «una zona grigia». Quanto poi alla Rete del lavoro agricolo di qualità, che non riesce a decollare, la ricetta è di «aiutare l’emersione di quelle situazioni non completamente regolarizzate». Ma comunque un dato certo è che «la legge non spinge verso la criminalizzazione delle imprese».

Poletti: l’illegalità distorsiva per il mercato
Anche per Poletti la nuova legge è giusta anche se condivide con il collega della Giustizia che da sola non è sufficiente perchè va accompagnata da azioni che cambino il contesto. «È importante salvaguardare le aziende agricole corrette perché - ha detto il ministro del Lavoro - l’illegalità provoca una distorsione del mercato». Per Poletti dunque indietro non si torna anche se non ha chiuso le porte a una «puntualizzazione» , ma non «vede» per ora interpretazioni che possano mettere a rischio gli imprenditori. Il Mipaaf ha insisto sulla necessità di investire sulla Rete del lavoro agricolo di qualità a cui fino a oggi hanno aderito solo poco più di 3miila aziende. E una svolta potrebbe arrivare secondo Gabriella Di Michele, direttore generale dell’Inps, l'ente a cui è affidata la struttura, da una premialità per le aziende virtuose che potrebbe concretizzarsi, per esempio, nei tagli dei contributi Inail.

Di Michele (Inps) puntare sulla rete del lavoro di qualità
Anche per il direttore generale dell’Inps comunque il settore non sarebbe in una situazione drammatica rispetto alle altre attività produttive. Anche se una recente determina dell’Istituto previdenziale sulle strategie dell’attività ispettiva ha denunciato il «particolare allarme sociale» dovuto «al persistere del fenomeno del caporalato che il più delle volte è espressione di organizzazioni criminali vere e proprie». Sempre il documento Inps ha rilevato in molte regioni il ricorso al lavoro irregolare che in agricoltura ha assunto «i connotati di un fenomeno strutturale, spesso a causa della crisi economica che ha colpito i piccoli imprenditori agricoli per i quali dunque diventa più conveniente ricorrere al lavoro irregolare, in tutto o in parte, per avere margini di guadagno più consistenti». Insomma l’emergenza non sembra ancora superata e dunque le condizioni per abbassare la guardia per ora non ci sono.

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