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Mercato del lavoro trainato dai contratti temporanei, segno di incertezza

L'Analisi|Osservatorio Inps

Mercato del lavoro trainato dai contratti temporanei, segno di incertezza

Sono i contratti a tempo determinato il motore del mercato del lavoro, almeno nella prima parte del 2017. Nel complesso il saldo annuale tra assunzioni e cessazioni tra gennaio e maggio resta positivo: con +729mila contratti si supera il livello raggiunto sia nel 2016 che nel 2015. Ma a differenza dal passato, quest’anno la crescita occupazionale è da attribuirsi in larga prevalenza ai contratti a temporanei (il saldo è +428mila, compresi i contratti stagionali e in somministrazione), rispetto ai contratti a tempo indeterminato (+21mila) e di apprendistato (+48mila).

L’abolizione dei voucher ha spinto le assunzioni a tempo
I dati dell’Inps che fotografano la dinamica dei flussi contrattuali rappresentano un segnale di come le aspettative delle imprese siano ancora cariche di incertezze; se la fase più acuta della crisi è alle nostre spalle, i segnali di ripresa faticano a stabilizzarsi. E in questo contesto, complice anche la fine degli incentivi fiscali pieni (sostituiti dalla decontribuzione in formato ridotto), le imprese preferiscono non rischiare, ricorrendo in prevalenza ad assunzioni temporanee, in attesa che si consolidi stabilmente la ripresa della domanda.

A tutto ciò si aggiunga che l’abolizione dei voucher, avvenuta a marzo, come prevedibile non si è tradotta in un incremento del lavoro stabile, ma ha portato ad un aumento dei contratti di somministrazione a tempo determinato (+14,6% di assunzioni tra gennaio e maggio rispetto al 2016) e del lavoro a chiamata a tempo determinato (+116,8% )

Cig in calo, dopo la stretta normativa del Jobs act
Del resto anche il dato sul ricorso alla cassa integrazione, che dopo l’aumento di maggio, frena pesantemente a giugno (-50,7% di ore autorizzate rispetto a giugno 2015), può essere interpretato anche come un segnale che arriva dalle imprese che stanno riaccendendo i motori, e invece di assumere personale dall’esterno, stanno richiamando i lavoratori dalla cassa integrazione (senza che ciò abbia alcun impatto sulle variazioni relative alle nuove assunzioni) .

Ma sicuramente il dato relativo alla Cig è legato soprattutto alla stretta operata dal Jobs act sui criteri di concessione della cassa integrazione, e sull’incremento dei costi a carico delle imprese che vi ricorrono. Tutto ciò è avvenuto mentre le politiche attive, che nei piani del governo avrebbero dovuto sostituire i tradizionali ammortizzatori sociali, ancora non sono decollate: basti pensare che la sperimentazione dei contratti di ricollocazione sta interessando meno di 30mila persone. Una goccia nell’oceano.

Rilanciare con decisione il lavoro stabile
È importante che in vista della prossima legge di Bilancio, il governo sblocchi con decisione le politiche attive e punti con forza al rilancio del lavoro stabile, anche attraverso una riduzione del cuneo fiscale e contributivo che frena le assunzioni a tempo indeterminato in un contesto di incertezza. Con il tasso di disoccupazione giovanile che in Italia è il doppio rispetto a quello medio europeo, lo sgravio contributivo dovrà premiare gli imprenditori che assumono i giovani. Vanno in questa direzione gli annunci del governo. Nella consapevolezza che gli incentivi sono un aiuto, ma da soli non creano occupazione. E che la ripresa del lavoro stabile poggia sul consolidarsi della crescita economica.

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