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Sappada, il comune prigioniero del Veneto

da 9 anni tenta di aggregarsi al friuli

Sappada, il comune prigioniero del Veneto

(Marka)
(Marka)

Sappada è un comune prigioniero del Veneto. Da nove anni. Un comune in provincia di Belluno di sole 1.319 anime, con tanti nomi – in italiano Sappada, nel dialetto tedesco sappadino Plodn, in tedesco Bladen, in friulano Sapade o Ploden, in ladino Sapada - e un unico desiderio: staccarsi dal Veneto e aggregarsi al Friuli Venezia Giulia. E far parte della provincia di Udine. Un'impresa che, nonostante sia espressamente prevista dalla Costituzione, sembra però titanica. Complice la lentezza dell’iter parlamentare per il distacco e la conseguente aggregazione alla regione autonoma a statuto speciale, la nota stazione sciistica ed estiva delle Dolomiti ha per ora affrontato un lungo iter burocratico senza giungere alla meta. L’obiettivo è anche di natura economica per ottenere quei sostegni garantiti alle zone di montagna dalle regioni a statuto speciale, mentre oggi a Sappada, per esempio, i piccoli imprenditori pagano di tasca propria gli investimenti per mantenere gli impianti del carosello.

Scomparso dai radar di palazzo Madama
Già nella scorsa legislatura il tentativo era fallito. In questa manca un soffio per superare il primo giro di boa con l’approvazione del Senato. Il testo, dopo un lungo “parcheggio” in commissione, era già arrivato in aula il 1° marzo dello scorso anno. Poi dopo due mesi è scomparso dai radar di palazzo Madama. Affossato dalla politica e dal ripensamento tardivo della provincia di Belluno che approvò all’epoca una delibera del consiglio provinciale contro il “trasloco” di Sappada . La provincia chiedeva ai parlamentari veneti e bellunesi di chiedere che fosse concessa un’autonomia speciale alla provincia di Belluno nell’ambito della regione Veneto e che si soprassedesse «ad ogni decisione sul passaggio di Sappada, che indebolirebbe ulteriormente l’intero territorio provinciale, incentivando altre richieste di esodo nelle Regioni speciali contigue». Quest'anno nuovo sbarco in aula a palazzo Madama, testo incardinato il 31 maggio e poi stoppato dall'ondata di decreti legge giunti a palazzo Madama.

Il sì dei sappadini con un referendum dal risultato plebiscitario
Eppure la volontà dei sappadini è stata chiara, sancita da un referendum dal risultato plebiscitario (95% dei consensi dei cittadini sui 1.199 aventi diritto), votato il 9 e 10 marzo 2008 per il distacco dal Veneto e l'aggregazione al Friuli Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Udine. Una modalità di referendum espressamente prevista dalla Costituzione (articolo 132, comma 2). Un anno dopo il comune di Udine ha approvato l’ordine del giorno per il passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia. E ancora l’anno successivo il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia (23 novembre 2010) e quello del Veneto due anni dopo (28 giugno 2012) hanno espresso il proprio parere favorevole. Poi l’8 gennaio 2014 la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha espresso anch’essa il proprio parere favorevole al passaggio del comune di Sappada alla regione Friuli-Venezia Giulia. Ora manca solo la legge – ordinaria - che consentirà il passaggio a questo comune situato al confine orientale del Veneto e del Bellunese.

“Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra”

Articolo 132, comma 2 della Costituzione 

Bellot: è doveroso che le istituzioni diano una risposta
A sostegno dell’iniziativa è scesa in campo la senatrice Raffaela Bellot - eletta nelle file della Lega e passata a quelle di Fare! - prima firmataria di uno dei due disegni di legge che hanno portato all’attenzione del Senato il tema (l’altro ha come prima firmataria l’ex senatrice Isabella De Monte, che si è dimessa per incompatibilità). «È doveroso dare una risposta ai sappadini – sottolinea la senatrice Bellot, che è nata in provincia di Belluno – visto che la richiesta di passaggio è stata votata con un referendum che è stato un vero e proprio plebiscito.

“È doveroso dare una risposta ai sappadini visto che la richiesta di passaggio è stata votata con un referendum che è stato un vero e proprio plebiscito”

Raffaela Bellor, senatrice di Fare! 

Un referendum previsto dalla Costituzione al quale le istituzioni parlamentari devono dare una risposta. Altrimenti non ci si può lamentare se i cittadini non vanno a votare». E sottolinea che «la montagna è una grande opportunità, ma deve essere data la possibilità di restarci», ricordando che dal 2008 a oggi la provincia di Belluno ha perso quasi 10mila abitanti. La senatrice spera che si possa arrivare al traguardo al palazzo Madama prima dell’estate, sottolineando che ci sono «legami etnici, linguistici, culturali e storici con il Friuli Venezia Giulia» che sono alla base della richiesta di Sappada.

Comitato: speriamo nel voto al Senato prima dell’estate
Sulla stessa linea Alessandro Mauro, coordinatore del comitato per il ritorno di Sappada al Friuli Venezia Giulia. Quel comitato che nel 2008 ha organizzato il referendum sul passaggio di Sappada al Friuli Venezia Giulia. «Il Parlamento ha i suoi riti e i suoi ritmi, il ddl è calendarizzato e noi speriamo che, subito dopo i decreti, ci sia il voto. E poi in un esame lampo alla Camera. Comunque se fosse approvato dal Senato, nella prossima legislatura, se il procedimento verrà ripresentato entro 100 giorni, si potrebbe ripartire da metà strada con il voto del Senato acquisito». Il comitato ha chiesto il passaggio al Friuli Venezia Giulia, spiega Alessandro Mauro, perché lì c'è una maggiore attenzione alla montagna.

Il carosello lo pagano i piccoli imprenditori
«Tutti i comuni che confinano con il Trentino Alto Adige - spiega Mauro - usufruiscono dei Fondi Odi, che investono ogni anno milioni in progetti strategici per la montagna per migliorare infrastrutture e, per esempio, impianti sciistici. E Sappada è l’unico comune dell’arco dolomitico nel quale gli interventi si fanno con il denaro dei piccoli imprenditori che pagano di tasca propria per mandare avanti il carosello locale. Ed è un investimento per la sopravvivenza del paese. E così è impossibile investire in nuove infrastrutture più tecnologiche». I sappadini, poi, spiega Mauro, si sentono più di Udine che di Belluno: per esempio usano abitualmente l’ospedale di Tolmezzo (Udine), la parrocchia di Sappada fa parte della diocesi di Udine e gli atleti locali sono cresciuti atleticamente nei comitati regionali friulani in quanto le società sportive sappadine sono iscritte alla Fisi friulana.

Costo valutato in 705mila euro l’anno
Il costo dell'operazione è stato valutato al comma 4 dell'articolo 1 del testo del ddl licenziato dalla commissione in 705mila euro a decorrere dal 2016 (data che un emendamento della relatrice sposta al 2017), cifra alla quale si dovrebbe provvedere con la corrispondente riduzione dei Fondi di riserva e speciali del Mef per il 2016. Dopo la grande abbuffata di decreti legge da esaminare, l’aula del Senato deciderà.

Lo spauracchio delle “ulteriori richieste”
Era fallito anche il primo tentativo nella scorsa legislatura, quando i ddl erano stati presentati da Giuseppe Saro del Pdl al Senato e dal leghista Franco Gidoni alla Camera. A Montecitorio il provvedimento restò sepolto nei cassetti, mentre al Senato gli furono dedicate solo un paio di sedute in commissione Affari costituzionali nelle quali emerse la diffusa consapevolezza degli svantaggi, in particolare sotto il profilo finanziario, delle Regioni a statuto ordinario rispetto a quelle a ordinamento speciale e lo spauracchio di incoraggiare ulteriori richieste. Uno spauracchio che evidentemente spaventa ancor oggi.

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