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«Ape volontario, clausole chiare con le banche»

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«Ape volontario, clausole chiare con le banche»

  • –Marco Rogari

ROMA

Si avvicina il decollo operativo dell’Anticipo pensionistico volontario. Il Consiglio di Stato ha espresso parere favorevole allo schema di decreto attuativo varato dal Governo ma con alcune osservazioni e sollecitazioni. Prima fra tutte quella con cui si chiede maggiore trasparenza nei contratti da stipulare con le banche, in particolare facendo leva su «clausole chiare e intellegibili» sugli effetti all’adeguamento dell’aspettativa di vita e sul diritto di recesso. Tra gli elementi citati nel parere sul provvedimento sull’Ape volontario varato dal Governo, che ha accumulato un certo ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, la rideterminazione del piano di ammortamento e della relativa rata mensile o la durata del finanziamento. Proprio per l’allungarsi dei tempi caldeggiata anche, ma solo a domanda dell’interessato, l’efficacia retroattiva dell’intervento.

Il Consiglio di Stato indica poi l’esigenza di disciplinare più compiutamente il diritto di recesso dal contratto di finanziamento e dal contratto di assicurazione perché sia più trasparente verso il richiedente e più congruente con quanto previsto dalla disciplina bancaria. Nel parere si afferma anche che andrebbe meglio circoscritta, pure sul piano temporale, la rilevanza di eventuali pregresse situazioni debitorie che impediscano il diritto all’Ape: visto che l’accesso a questo beneficio è a titolo oneroso per l’interessato secondo il Consiglio di Stato è bene «evitare eccessivi restringimenti della platea dei richiedenti di fronte a situazioni non più caratterizzate da attualità o gravità» come può essere un debito pregresso.

Tra le richieste del Consiglio di Stato «per meglio raggiungere» l’obiettivo del decreto sull’Ape volontario («risolvere le criticità» in ambito pensionistico) anche quella di delimitare i poteri esercitabili dall’istituto finanziatore in relazione alla verifica delle dichiarazioni del richiedente e di circoscrivere i casi di esclusione. Tra le indicazioni non manca l’introduzione di misure utili a evitare o ridurre un futuro contenzioso.

A questo punto la marcia del decreto attuativo dovrebbe diventare più spedita. «A settembre siamo in grado di partire con l’Ape volontaria», assicura il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commentando l’ok di Palazzo Spada.

Giovedì 27 luglio il ministro incontrerà nuovamente i sindacati per fare il punto sulla “fase 2” dell’intesa sui correttivi al capitolo previdenziale siglata un anno e mezzo fa. Sul tavolo tre questioni: interventi per agevolare l’accesso alla pensione delle donne; tagliando all’Ape social e valutazione della possibilità di irrobustire le risorse previste per allargare la platea alla luce del boom di domande arrivate all’Inps; deroghe per i lavori gravosi all’aumento automatico nel 2019 dell’età pensionabile per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita. I sindacati presenteranno richieste precise. In primis un anno di anticipo sull’età di uscita delle donne per ogni figlio rafforzando l’agevolazione già esistente (quattro mesi fino a un massimo, in totale, di dodici). Cgil, Cisl e Uil puntano anche a “scivoli” legati ai cosiddetti periodi di cura in cui la donna deve rinunciare al posto di lavoro, o ridurre l’orario, per assistere bambini o familiari con gravi problemi di salute.

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