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Siccità, verso lo stato di emergenza

crisi idrica

Siccità, verso lo stato di emergenza

(Lapresse)
(Lapresse)

Laghi mezzo vuoti, fiumi diventati greti sassosi e aridi; al tempo stesso, temporali rabbiosi che in mezzora di furia scatenano lampi, acqua a secchiate e grandine. Dieci Regioni sono pronte a chiedere l’immancabile stato d’emergenza, e la Calabria ha avviato l’iter, mentre in alcune zone sono state emanate ordinanze antispreco e di razionamento. Palliativi. Il cambiamento del clima non è una teoria e impone un diverso modo di usare le risorse come l’acqua, sulla quale si investono 32 euro per abitante per la rete (l’obiettivo europeo è 80 euro) con un tasso di rinnovo delle condutture di 3,8 ridicoli metri l’anno per ogni chilometro di tubo.

Lo sprint della lumaca

La velocità di sostituzione dei tubi è 0,00000047 chilometri l’ora contro gli 0,046 chilometri l’ora di una lumaca lanciata a tutta bava. Serviranno 250 anni per avere in tutta Italia condutture nuove, nuovissime di appena due secoli e mezzo.

In molte zone sono cominciati i litigi sull’uso delle riserve di acqua: gli agricoltori vogliono irrigare, gli acquedotti chiedono acqua da mettere nei tubi, le attività turistiche chiedono che i laghi non vengano impoveriti e così via. Il caso più evidente è Roma, con il contenzioso sull’uso del lago di Bracciano per dissetare la città.

Le perdite medie degli acquedotti sono attorno al 39%, il 26% al Nord, l’11,5% a Milano. Non tutte le perdite sono buchi nei tubi. È definita perdita la differenza tra l’acqua immessa e quella fatturata: i morosi e le derivazioni abusive, le amministrazioni pubbliche e i ministeri che dimenticano per decenni di pagare le bollette per le loro sedi, le fontanelle e le fontanone, le acque fornite a fini ritenuti caritatevoli, le evaporazioni naturali. E anche i buchi nei tubi. In tutto 9 miliardi di litri.

L’acqua non manca in Alta Italia. La media nazionale del riempimento delle grandi dighe attualmente è del 64%, nella normalità estiva. Ma come in ogni media da pollo trilussiano, se Piemonte e Lombardia hanno acqua con generosità basta già spostarsi sul Triveneto per trovare dighe a secco che pescano la mota del fondo.

Come si spreca l’acqua

Sugli usi totali dell’acqua, potabile ma anche acqua libera, il 51% va nell’irrigazione, il 21% è a uso industriale, il 20% è uso civile e acquedottistico, il 5% idroelettrico e il 3% disseta gli animali negli allevamenti. Ogni italiano usa 245 litri di acqua potabile al giorno, ed è una media che comprende tutti gli usi, compresi i consumi dell’autolavaggio e del ristorante. Una famiglia media usa 200mila litri di acqua l’anno per 13 euro al mese. Roma chiude le fontanelle dell’Acea (i “nasoni”) per risparmiare? Ebbene, a Milano le “vedovelle” rappresentano lo 0,00004% dei consumi rilevati dall’acquedotto Mm.

Sono un po’ velleitari i consigli come chiudere il rubinetto (7% dei consumi in famiglia) mentre ci si spazzola i denti (7,5 litri). Il primo spreco in casa è lo sciacquone (31%, 6 litri ogni cassetta) e il bagno (28,5%, 80 litri a doccia). L’11% si usa per pulizie domestiche, l’11% per lavare i panni, il 3,5% per bere e cucinare.

Interessanti le sperimentazioni condotte dagli acquedotti di Milano Mm e della provincia di Milano Cap, che danno agli agricoltori per irrigare i campi le acque ripulite dai depuratori invece di sprecare l’acqua fresca dei fiumi.

La Coldiretti lancia il solito allarme sui danni che sono attribuiti a siccità, ma anche a pioggia e a grandine. L’associazione stima in 2 miliardi i danni. La «produzione nazionale di latte è crollata del 15%», dicono. Nel Mantovano gli allevatori confermano un -20% di latte dalle vacche insofferenti dell’afa. Se verrà concesso lo stato di calamità, le aziende agricole potranno smettere di pagare le rate dei mutui e i contributi assistenziali e previdenziali.

I dati dai fiumi
L’Arpa Piemonte rileva da inizio anno la pioggia è a -26%. Il Lago di Garda è al 34,4% di riempimento, il Po al Ponte della Becca a Pavia è a 3,5 metri sotto lo zero idrometrico, a Borgoforte Mantova è a -2,5 metri (meglio rispetto ai -3,70 metri del 2003 e ai - 3,80 nel 2006) .

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio propone il piano da 294 milioni per migliorare 101 dighe irriguo o potabili, di cui 79 al Sud, per ricuperare 1,3 miliardi di metri cubi d’acqua che ora scorrono a valle.

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