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Sì dell’FMI a misure addizionali su Npl, valgono il 21% del…

IL REPORT ANNUALE SUL PAESE

Sì dell’FMI a misure addizionali su Npl, valgono il 21% del Pil

Il basso livello di produttività e quello degli investimenti sono le sfide che l'economia italiana ha di fronte per consolidare una crescita che allo stato attuale è ancora moderata, perlatro sostenuta da una politica monetaria espansiva da parte della Bce, dai prezzi delle commodity contenuti e dalle riforme promosse. A sottolinearlo è il Fondo monetario internazionale, in un report pubblicato oggi, al termine della visita dello staff di economisti del Fondo in Italia. È l’analisi annuale sull'economia italiana. In Italia ci sono progressi nel salvaguardare la stabilità finanziaria ma servono «misure addizionali» per potenziare l’efficienza operativa delle banche e per ridurre «notevolmente» i non-performing loan (Npl). Anche perché le «fragilità finanziarie restano significative».

Servono strategie credibili per ridurre gli Npl delle banche
I direttori del board dell’Fmi sottolineano che «le strategie per la ristrutturazione e la riduzione degli Npl delle banche dovrebbero essere ambiziose, credibili e sostenute da valutazioni della vigilanza» sulla capacità delle banche di risolvere in modo realistico e tempestivo la questione dei Npl, che sono diminuiti “marginalmente” ma che «a circa il 21% del Pil sono tra i più alti nell’Ue». Stando ai calcoli del Fondo si è passati dai 360 miliardi di euro di Npl lordi di fine 2015 ai 349 miliardi di fine 2016; nello stesso arco temporale, la percentuale di Npl rispetto al totale dei prestiti è passata dal 18,1% al 17,3% e gli accantonamenti per i Npl sono «migliorati oltre il 50%» mentre «la formazione di nuovi Npl è tornata a livelli pre-crisi». Le sofferenze «restano alte a circa 203 miliardi di euro (dato fino allo scorso aprile) nonostante la vendita per 8 miliardi di euro». Il Fondo sottolinea che nei mesi a venire sono previste altre vendite per 60 miliardi di euro complessivi. Si ricorda che due giorni fa, nell’analisi annuale dell’economia dell’Eurozona, il Fondo aveva sottolineato come l’Italia abbia lo stock più alto di Npl e che i progressi siano stati «troppo lenti con gli Npl scesi solo del 5% rispetto al picco del 2015».

Gli italiani guadagnano in media meno di 20 anni fa
Il report dell’FMI scatta una fotografia dell’economia italiana e  sottolinea che «gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa». In particolare, «i redditi degli italiani sono scesi durante la crisi e ancora non hanno recuperato terreno rispetto alla crescita di Paesi chiave dell'Eurozona», si legge nei documenti diffusi oggi. L’istituto di Washington prevede che «potrebbe servire quasi un decennio per un loro ritorno ai livelli del 2007». Ricordando che gli effetti della crisi esplosa nel 2008 su scala globale si sono fatti sentire soprattutto sui più giovani e su chi si trova in età lavorativa, il Fondo fa notare che «il patrimonio della popolazione in età lavorativa è sceso al di sotto dei livelli del 1995. Ciò contrasta con quello di famiglie con un’età maggiore e dei pensionati».

Il 29% della popolazione italiana a rischio povertà
C'è un altro problema. «A circa il 29%, la percentuale della popolazione a rischio povertà o di esclusione sociale è ben al di sopra della media dell'Eurozona - sottolinea l'FMI -, specialmente per i bambini, i lavoratori precari e i migranti. Disparità regionali sono sostanziali, con tassi di povertà che raggiungono il 44% nel Sud».

Per quest’anno crescita dell’1,3%
L’FMI prevede che la ripresa continui, anche se i fattori che potrebbero rallentarla ci sono e non sono da poco. L’economia italiana crescerà dell'1,3% quest'anno e intorno all'1% nel periodo 2018-2020. I rischi hanno il volto dell'incertezza politica, dei problemi nei bilanci di alcune banche, di una possibile battuta d'arresto nel processo di promozione delle riforme, dell'alto debito pubblico, senza trascurare l'incertezza legata alla politica Usa e al negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Più collegamento tra salari e produttività
Nel report il Fondo monetario internazionale incoraggia il governo a continuare nella direzione delle riforme, realizzando una riforma ambiziosa del mercato dei servizi e, a livello aziendale, garantendo un collegamento tra salari e produttività. Un’altra soluzione che potrebbe aiutare a consolidare la crescita è il rafforzamento delle politiche attive del lavoro, l'accelerazione della riforma della giustizia civile e una riforma più ampia e completa del pubblico impiego.

Possibili risparmi sul fronte delle pensioni
Sul fronte delle pensioni, «importanti misure» sono state già prese ma «ci sono ancora aree in cui è possibile realizzare risparmi», avverte l'Fmi, sottolineando che i risparmi potrebbero essere usati per la riduzione del debito e gli investimenti.

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