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Migranti, sbarchi in calo per la prima volta nel 2017

i flussi dalla libia

Migranti, sbarchi in calo per la prima volta nel 2017

Per la prima volta quest’anno si regista il segno meno negli sbarchi di migranti in Italia: 95.215 ad oggi contro i 97.892 del 2016 (-2,7%). Lo indicano i
dati del Viminale dal 1 gennaio al 2 agosto. La flessione è stata alimentata dal dimezzamento degli arrivi a luglio. Un calo ascrivibile all’aumento degli interventi di pattugliamento e soccorso della Guardia costiera libica, che in parte hanno scoraggiato le partenze e in parte hanno riportato a terra migliaia di persone evitando l’approdo in Italia. E il trend potrebbe continuare se non addirittura rafforzarsi, visto che oggi la Camera è chiamata a votare sulla missione italiana di sostegno alla Guardia costiera libica impegnata nel controllo dei flussi di migranti. Non solo. Le partenze sono calate all’indomani della missione in Libia del ministro dell’Interno Marco Minniti, che ha siglato un patto antiscafisti con i sindaci di varie municipalità del Paese. A testomonianza di un maggiore impegno delle autorità locali nel contrasto al traffico di uomini.

Oim: calo di arrivi dal Corno d'Africa in Italia
Lo stesso direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Federico Soda, nel corso di un'audizione nel Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, a segnalare un forte calo di flussi migratori dal Nord Africa verso l'Europa e l'Italia. Soda ha spiegato che gli arrivi di eritrei «si sono dimezzati dal 2015 al 2016, e un ulteriore calo ci sarà quest'anno». E ciò «anche a causa di controlli molto più severi in Sudan da parte dei sudanesi con l'assistenza tecnica anche di altri paesi, anche italiana».

Per 84% operatori centri accoglienza in affanno
Sul fronte dell’accoglienza sul territorio, la situazione resta però critica, con strutture sature e inadeguate, difficoltà di accesso ai servizi, poco personale e assenza di controlli istituzionali. L’84% degli operatori in Cas (Centri di accoglienza straordinaria), Sprar (il servizio di accoglienza gestito dagli enti locali) e altri centri governativi segnala «gravi criticità» all'interno dei centri di accoglienza per richiedenti e beneficiari di protezione internazionale. Il dato emerge dal dossier “Accoglienza rifugiati: un'ordinaria emergenza”, diffuso oggi dalla società cooperativa sociale 'In Migrazione'. Tra i 333 operatori intervistati, il 62% rileva uno o più problemi alle strutture, in quanto sovraffollate (11%), decadenti (17%) e con spazi inadeguati per le attività di gruppo (35%). Si tratta, in un caso su tre, di edifici isolati, senza collegamenti pubblici per raggiungere i centri abitati. Le maggiori difficoltà si riscontrano nei Cas, «migliore, pur con problematiche» l’accoglienza Sprar.

Nave ong sequestrata a Lampedusa
Intanto va registrato il primo giro di vite nei confronti delle Ong che soccorrono migranti nel Mediterraneo e che non hanno firmato il codice di comportamento predisposto dal Viminale, sottoscritto solo da tre organizzazioni (Save the children, Moas, Proactiva Open Arms). La nave Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet è stata bloccata in nottata per controlli al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana, che l'ha scortata fino al porto. In seguito il gip di Trapani ha eseguito il sequestro
preventivo della motonave. La magistratura, secondo quanto si è appreso, procede per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Jugend Rettet è una delle Ong (insieme a Medici senza frontiere, Sos Mediterranee, Sea Watch, Sea Eye, LifeBoat) che non ha siglato il codice di comportamento voluto dal Ministero dell'Interno (previsti 13 impegni, tra questi: non entrare nelle acque libiche, «salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo; non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione; non trasferire le persone soccorse su altre navi, «eccetto in situazione di grave ed imminente pericolo»; ricevere a bordo, su richiesta delle autorità nazionali competenti, funzionari di polizia giudiziaria; dichiarare le fonti di finanziamento). Il Viminale, per le navi delle Ong che non hanno firmato il codice, aveva parlato di generiche «serie conseguenze». Tra queste, il divieto di attracco in alcuni porti delle regioni meridionali, controlli sulle certificazioni e sulla messa in sicurezza delle navi, indagini sui componenti dell’equipaggio.

Save Children: in Codice clausola speciale per noi
Tra le Ong che hanno firmato il codice, Save the Children ha motivato il suo via libera con l’accoglimento di una clausola che riguarda la presenza a bordo della polizia giudiziaria. Lo ha reso noto il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri, nel corso di un'audizione davanti al Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen. «Il Codice per le Ong - ha spiegato Neri - mette su carta ciò che già avviene tutti i giorni, per quanto ci riguarda. Salvo per due aspetti: i trasbordi (e si è risolto perchè sono permessi in caso di richiesta della Mrcc) e la presenza dell'autorità giudiziaria a bordo. Abbiamo chiesto che polizia non fosse armata, il Viminale ha detto non è possibile. E allora abbiamo trovato una soluzione: la nostra policy internazionale di 'Safety and Security' prevede la protezione armata in alcuni
casi. Abbiamo chiesto che la nostra procedura venga applicata a
questi casi. C'è un codicillo che dice che ci riferiremo a questa policy nel rapporto con la polizia armata. Solo questo ci ha permesso di firmare. Ove la polizia giudiziaria ci chieda di venire a bordo, lo faremmo ma siamo autorizzati a parlare con loro su come gestire questa operatività»

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