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Dai vitalizi allo ius soli, corsa contro il tempo dopo la pausa estiva

le camere riaprono a settembre

Dai vitalizi allo ius soli, corsa contro il tempo dopo la pausa estiva

Dal biotestamento al taglio dei vitalizi, passando per la legge elettorale (sempre se ci sarà un accordo tra le forze politiche), lo ius soli, il codice antimafia e la legittima difesa. Dopo la pausa le Camere riaprono con un calendario molto fitto. E vista l’imminente fine della legislatura (le elezioni si dovrebbero svolgere all’inizio della primavera 2017 e le Camere dovrebbero essere sciolte per la metà di febbraio) si tratta in tutti i casi di leggi a rischio approvazione. In particolare quelle per le quali serve il via libera del Senato, dove i numeri della maggioranza sono a risicati, soprattutto per le fibrillazioni dei centristi del ministro degli Esteri Angelino Alfano e per il progressivo venir meno del sostegno al governo dei verdiniani di Ala. Le due assemblee torneranno a riunirsi martedì 12 settembre, mentre l’attività ordinaria delle commissioni riprenderà a palazzo Madama lunedì 4 settembre e a Montecitorio martedì 5 settembre.

Vitalizi in bilico al Senato
Uno dei primi provvedimenti che attende il via libera del Senato è la proposta a proposta di legge Richetti che ricalcola con medodo contributivo i vitalizi di 2600 ex parlamentari che ancora godono della rendita introdotta nel 1954 per aver fatto parte delle Assemblee elettive. Il provvedimento è stato approvato dalla Camera lo scorso 26 luglio con una maggioranza trasversale Pd-M5s. Ma la proposta di legge che, oltre all'ira degli ex parlamentari, vede la contrarietà dei centristi e di Fi, ha suscitato mal di pancia anche nelle file dem. È fallito il tentativo del M5s (in prima linea in questa battaglia) di approvare il provvedimento con procedura di urgenza, per far arrivare la legge nell'Aula del Senato già il 3 settembre. I vertici del Pd assicurano che la legge sarà approvata comunque a settembre. Ma il via libera non è scontato: per l’ok potrebbero servire modifiche. Con ritorno alla Camera e rischio di stop.

In bilico anche lo ius soli
Altra legge in bilico al Senato è quella sullo ius soli. Dopo il rinvio ufficiale all'autunno annunciato dal premier Paolo Gentiloni, il percorso del disegno di legge, a quasi due anni dal primo via libera della Camera (ottobre 2015) , si preannuncia tutto in salita. Pesano le migliaia di emendamenti firmati dalla Lega e i veti incrociati non solo di M5S (che non ha votato il provvedimento alla Camera e ha annunciato al Senato una astensione che a palazzo Madama vale come voto contrario) e Fi, ma anche di Ap. Il Ddl introduce uno ius soli temperato con il diritto alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati in Italia purché uno dei due genitori sia in possesso di permesso di soggiorno permanente (se extracomunitari) o di permesso di lungo periodo (se comunitari) e dunque sia residente nel nostro paese legalmente e in via continuativa da almeno 5 anni. Non solo. Può acquisire la cittadinanza anche il minore nato da genitori stranieri oppure arrivato in Italia prima dei dodici anni quando abbia frequentato nel nostro paese un percorso formativo per almeno cinque anni.

Biotestamento rischia di arenarsi
Legge attesa da anni, ma che divide la politica, anche il biotestamento rischia di non vedere la luce neppure in questa legislatura. Il disegno di legge sul testamento biologico resta arenato in Commissione Igiene e Sanità, “incatenato” dai 3.000 emendamenti presentati soprattutto di Lega, Ap e Forza Italia. Il caso di Dj Fabo ha contribuito a riportare l’attenzione sul tema del fine vita. Ma l'esame in aula a Palazzo Madama del ddl è slittato a settembre. Sempre che sia possibile calendarizzarlo alla ripresa dei lavori. Il nodo sono le Disposizioni anticipate di Trattamento (Dat), che danno la possibilità, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, di esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, comprese nutrizione e idratazione artificiali. Il testo è stato approvato lo scorso 20 aprile da Montecitorio (favorevoli Pd, M5S, Si, Mdp). Vede però contrari centrodestra e cattolici.

Legittima difesa, polemica su uso armi di notte
Dopo la fumata bianca della Camera lo scorso 4 maggio, sono attese al Senato le nuove norme che rafforzano la legittima difesa. L'accordo raggiunto tra Pd e Ap ha permesso la fumata bianca, nonostante il fronte compatto delle opposizioni. Nel testo è stato specificato che si considera legittima difesa «la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all'introduzione con violenza, minaccia o inganno». La specifica della circostanza dell'aggressione notturna è stata tradotta liberamente nella possibilità di poter sparare solo di notte in caso di attacco, con annesso fiume di polemiche. Con ira di Renzi e disponibilità già espressa da David Ermini (Pd), relatore della legge alla Camera a togliere la parola «notte» dal testo.

Il nodo della legge elettorale
Deflagrato il patto a 4 tra Pd, FI, M5S e Lega, resta il nodo della legge elettorale. Berlusconi chiede di ripartire dal sistema tedesco. Ma il segretario del Pd Matteo Renzi ha detto chiaramente che la legge va scritta anche insieme a Grillo. Sono molti perciò a scommettere (malgrado gli input a intervenire del Colle, l’ultimo alla cerimonia del Ventaglio), sul fatto che si voterà con i sistemi usciti dalle censure della Corte costituzionale, prima sul Porcellum e poi sull'Italicum. Con gravi rischi di governabilità. Ad ogni la Commissione Affari costituzionali riprenderà la discussione sul nuovo sistema di voto il 6 e 7 settembre. L’obiettivo è arrivare il 12 al deposito del testo base, in modo da avere il provvedimento in Aula a Montecitorio entro la fine di settembre, come deciso dalla capigruppo.

Alla Camera codice antimafia e cannabis
Approvato a fatica dal Senato, con l'impegno del Pd a modificarlo, è atteso alla Camera il codice antimafia. Il provvedimento è stato licenziato (tra le critiche di alcuni magistrati e un braccio di ferro all'interno dello stesso Pd) lo scorso 6 luglio con 56 no, 30 astenuti e appena 129 sì (di cui solo 7 di Ap): il minimo storico di un voto della maggioranza al Senato. Il disegno di legge, che estende le misure di prevenzione come la confisca dei beni anche a corrotti e stalker, potrebbe però finire su “un binario morto”. Con la prevedibile soddisfazione di FI e del centrodestra che, contro il ddl hanno alzato un fuoco di sbarramento.

Osteggiata apertamente dai centristi - in testa la ministro della Salute Beatrice Lorenzin - la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis è approdata in Aula alla Camera. Ma l’esame dei 2.000 emendamenti presentati è stato rinviato a settembre. La proposta di legge può contare sull'appoggio trasversale di 220 deputati e 73 senatori, che hanno dato vita ad un intergruppo per la legalizzazione con aderenti di quasi tutti i partiti. Il via libera resta complicato.



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