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Legge elettorale, le possibili alleanze e l’accelerazione di Fi

L'Analisi|parlamento

Legge elettorale, le possibili alleanze e l’accelerazione di Fi

La legge elettorale è tornata sulle pagine politiche dei giornali, se non altro per l’insistenza con cui Forza Italia ha chiesto e ottenuto la calendarizzazione in commissione Affari costituzionali della Camera per gli inizi di settembre. Tuttavia il quadro politico appare quanto mai incerto, e lo stesso Silvio Berlusconi sembra non abbia ancora sciolto le riserve riguardo alla coalizione con la Lega e Fdi. Il centrodestra che vuole ricostruire il Cavaliere è a guida moderata, che guarda ai popolari europei, e non certo a trazione leghista. Sono soprattutto i suoi, compreso lo storico consigliere e braccio destra Gianni Letta, a spingere per introdurre il premio alla coalizione in modo da tornare a essere competitivi (alla Camera è attualmente previsto un premio di maggioranza alla lista, non alla coalizione, che superi il 40%).

A sinistra sono invece gli avversari interni di Matteo Renzi, in primis Andrea Orlando, a insistere per il ritorno alla coalizione classica di centrosinistra con i fuoriusciti bersaniani di Mdp e la formazione di Giuliano Pisapia. Con il retropensiero di mettere in discussione la premiership di Renzi tramite primarie di coalizione. Per questo, ma anche per la distanza programmatica, Renzi non ha alcune intenzione di costruire una coalizione con chi è appena uscito dal Pd sbattendo la porta. Il segretario dem pensa piuttosto a un Pd largo, aperto alla società civile e all'associazionismo, e dialogante con Pisapia qualora l'ex sindaco di Milano decida di separarsi da Bersani e D'Alema. C’è poi una condizione improtante che ha messo il Pd per poter riprendere il confronto in Parlamento sulla legge elettorale: nessuna modifica contro qualcuno, ma accordo solo se ci stanno sia Fi sia il M5S.

D’altra parte non ha torto Renzi a ricordare che la coalizione è questione politica prima che di meccanismi elettorali. Nel 2008, vigente il Porcellum basato sulle coalizioni, la scelta di Walter Veltroni di far correre il Pd senza alleati a sinistra provocò una sorta di terremoto politico, costringendo i partiti del centrodestra a unirsi nel Pdl e semplificando di molto il quadro politico.
Di contro, nulla vieta di costruire le coalizioni anche con la legge elettorale attualmente in vigore: alla Camera lo sbarramento è al 3%, quindi gli alleati possono decidere di correre da soli per “pesarsi” oppure di confluire in un listone unico. Mentre in Senato è sopravvissuto il sistema di soglie di sbarramento del Porcellum che incentiva le coalizioni, sia pure in assenza di un premio di maggioranza: 3% per chi si coalizza e 8% per chi corre da solo a patto che la coalizione di riferimento superi nel complesso il 20%.

E la prova che la legge elettorale difficilmente sarà modificata alla ripresa autunnale sta nel fatto che sia il Pd sia Fi stanno ragionando in base alla legge che c’è. Il caso Sicilia è esemplare: il partito di Angelino Alfano ha la sua base elettorale nell’isola e rischia di essere determinante alle elezioni regionali di novembre. Da qui la proposta speculare di Pd e Fi: se Ap chiuderà l’accordo in Sicilia gli sarà “offerta” la coalizione per entrare in Senato.

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