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Addio a Tettamanzi, il teologo brianzolo apprezzato da Wojtyla, vicino…

scomparso dopo una lunga malattia

Addio a Tettamanzi, il teologo brianzolo apprezzato da Wojtyla, vicino a disoccupati e immigrati

Il cardinale Dionigi Tettamanzi
Il cardinale Dionigi Tettamanzi

Dopo che aveva lasciato, sei anni fa, la guida della grande diocesi di Milano, si era ritirato a vita (quasi) privata. Ma il suo nome e la sua opera era costantemente ricordata come fondamentale nella storia recente della chiesa ambrosiana. Dionigi Tettamanzi, brianzolo, è scomparso dopo una lunga malattia che di recente si era riacutizzata, e la sua morte coincide singolarmente con la fase di passaggio alla guida della diocesi tra il suo successore, il cardinale Angelo Scola (pure lui brianzolo) e il nuovo arcivescovo nominato da Francesco, Mario Delpini, anche lui un milanese di formazione.

Una figura forte di “pastore” vicino ai fedeli, ma anche ai disoccupati, agli immigrati, alle famiglie in difficoltà, ai giovani, ma anche un fine teologo stimato in particolare da Giovanni Paolo II, che lo valorizzò' nel suo percorso episcopale. Nato a Renate, in Brianza entra in seminario all’età di 11 anni e in seguito venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, nel 1957. Insegna a lungo nel Seminario maggiore di Venegono, e si concentra soprattutto sugli studi di morale nell’ambito del matrimonio, della famiglia, della sessualità e della bioetica.

È in questa fase che diventa collaboratore a distanza di Wojtyla, spesso da lui consultato per la stesura di documenti ed encicliche. Poi la vita da vescovo: prima ad Ancona e dopo soli due anni, nel 1991, arriva la nomina di segretario generale della Conferenza episcopale italiana, dopo poco l’affidamento della presidenza di Camillo Ruini. Incarico delicato e “potente” vista l’influenza della Cei di allora nella fase di passaggio dalla cosiddetta prima alla seconda repubblica: anni burrascosi segnati dalla delegittimazione della politica, e della fine del partito unico dei cattolici. Ma Tettamanzi non tesse trame dietro le quinte, anzi: funge in quale modo da ponte, e si ricorda tra l'altro l’operazione editoriale che porterà ad allegare i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e l’Apocalisse al quotidiano l'Unità, allora diretto da Walter Veltroni. Ma anche l’esperienza alla Cei dura poco, e arriva la guida della diocesi di Genova, e la porpora cardinalizia, nel 1995.

Addio a Tettamanzi, cardinale degli ultimi

Il suo nome cresce nel paese, tanto che sempre Giovanni Paolo lo manda nel 2002 a Milano a sostituire Carlo Maria Martini: una “normalizzazione” dicono le solite malelingue curiali, ma sarà tutto il contrario. Stili diversi dal grande gesuita biblista, certo, ma non si tratta di una sorta di restaurazione auspicata dagli ambienti conservatori. L’approccio diretto lo fanno amare dai fedeli, con cui spesso si intrattiene alla fine delle celebrazioni, tanto che il suo nome viene sempre più spesso indicato come “papabile”, e forse lui stesso tradisce una speciale commozione alla vigilia di partire per Roma dopo la morte di Wojtyla. Ma nel conclave del 2005 le cosa andranno diversamente, e Tettamanzi tornerà a concentrarsi sulla sua diocesi senza per questo non lanciare strali contro la deriva della politica che blandiva la Chiesa negli anni di governo della destra.

Si concentra soprattutto sul progressivo impoverimento delle famiglie a causa della crisi: la diocesi ambrosiana istituisce il Fondo Famiglia Lavoro, un modello di successo. Gli anni della “pensione” lo vedono condurre una vita molto discreta anche se per un breve periodo viene richiamato in servizio: dopo le dimissioni del vescovo di Vigevano nel luglio 2012 Tettamanzi viene nominato amministratore apostolico dove rimarrà per un anno, fino alla designazione del nuovo pastore, andando avanti e indietro da Milano. Nel marzo 2013 partecipa al conclave che elegge Bergoglio.

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