Commenti

Quel «piano Marshall» che fa fatica a decollare

L'Analisi|l’analisi

Quel «piano Marshall» che fa fatica a decollare

Il governo ha fatto ieri un ulteriore passo avanti verso la definizione di un quadro certo di risorse e di priorità per le opere pubbliche con l’approvazione da parte del Cipe dei contratti di programma dell’Anas e delle Ferrovie: due strumenti che “liberano” risorse per un totale di 25 miliardi. Un passo avanti anzitutto perché elimina uno degli ostacoli alla fusione Fs-Anas che il governo conintua a ritenere strategica, ma anche per il fatto che il piano di investimenti della società stradale era fermo da 20 mesi, considerando che poteva essere approvato dal gennaio 2016. Un piano che dovrebbe portare bandi di gara per 8 miliardi nei prossimi due anni. Soprattutto nell’ultimo anno le tensioni fra ministero delle Infrastrutture e dell’Economia (e soprattutto la Ragioneria) erano state fortissime, ancora fino alla riunione del pre-Cipe di venerdì, quando il presidente dell’Anas ha minacciato le dimissioni per le prescrizioni che gli venivano imposte. Certamente l’accordo introduce alcuni elementi di grande qualità e innovazione, come il corrispettivo per il servizio svolto (come se Anas fosse un concessionario) e la pianificazione pluriennale con la certezza di risorse, ma l’intesa è stata faticosa. E per certi versi i tempi lunghi appaiono incomprensibili visto che tutti nel governo, nessuno escluso, sostengono che il rilancio degli investimenti pubblici è una delle grandi sfide economiche che l’esecutivo si trova a fronteggiare.

Sul fronte della programmazione va riconosciuto al governo Gentiloni, come al governo Renzi che l’ha preceduto, un grande lavoro che si traduce al momento in un programma complessivo dell’ordine dei 150 miliardi, come documenta una recente ricerca del Servizio studi della Camera, se si considerano i 47 miliardi del fondo infrastrutture ripartito dieci giorni fa. Un «piano Marshall» che potrebbe garantire 10 miliardi di spesa per infrastrutture l’anno per quindici anni. Da notare che, rispetto al passato, si tratta di risorse effettivamente programmate, sia pure in un arco di tempo lungo. E anche sul piano delle priorità, il ministro Delrio ha svolto un lavoro di rimessa a punto di una programmazione che ormai - morta la stagione delle grandi opere e della legge obiettivo - era totalmente avvizzita e sterile.

Eppure questo «piano Marshall» non ce la fa a decollare. Non riesce, cioè, a tradurre le buone intenzioni e l’intenso lavoro svolto in cantieri. Non riesce a passare dalla carta ai cantieri. Tutti i segnali, anche quest’anno, confermano che il ritorno alla crescita degli investimenti pubblici non ci sarà. L’Ance rivede ancora una volta le proprie previsioni al ribasso, portandole dal +4% a 0,2% ed è probabile che la stessa farà il governo, come già successo nel 2016 quando si era partiti dal +2% nel Def, per poi passare a +0,9% con la nota di aggiornamento al Def e poi chiudere a -4,5%, nell’anno che doveva coronare la flessibilità concessa dalla Ue. Il fondo infrastrutture della Presidenza del Consiglio che aveva messo in conto spese per 624 milioni quest’anno (è solo all’avvio) si fermerà a 150, secondo le previsioni dell’Ance.

Urge una riflessione che dovrebbe valicare i confini dell’attuale maggioranza perché è chiaro che su questi temi tutte le forze politiche scontano grandi difficoltà e quelle stesse difficoltà se le ritroverà davanti chi governerà dopo le prossime elezioni. La riflessione è articolate: bisogna mettere a regime il nuovo codice degliappalti ma bisogna anche chiedersi se non serva qualche piano straordinario, meglio se condiviso, per passare dalla carta ai cantieri. Un piano che affronti il nodo mai sciolto finora: l’organizzazione della pubblica amministrazione, task force specialistiche che possano al tempo stesso ridurre le stazioni appaltanti e ridare forza progettuale e tecnica alla Pa. Per le scuole e il rischio idrogeologico qualche passo avanti importante c’è stato con le task force di Palazzo Chigi. Servono figure che possano domare i mille rivoli della burocrazia, monitorare le risorse, avviare le progettazioni che non decollano. Si sono fatti grandi passi avanti sulla regolazione, con l’Anac, ma il grande assente resta sempre la pubblica amministrazione.

© Riproduzione riservata