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Colle e Palazzo Chigi blindano Minniti

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Colle e Palazzo Chigi blindano Minniti

  • –Emilia Patta

ROMA

«Dagli ambienti del Quirinale trapela il grande apprezzamento del presidente della Repubblica per l’impegno spiegato in queste settimane dal ministro Marco Minniti, particolarmente riguardo al governo del fenomeno migratorio. Negli stessi ambienti si fa rilevare anche il valore del codice di condotta per le Ong, condiviso con larga convergenza parlamentare».

La nota informale del Quirinale esce quasi a ora di cena, quando da poco si è diffusa la notizia che il ministro degli Interni Minniti non ha partecipato all’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva. Vero è che, come si rimarca da Palazzo Chigi, Minniti non era l’unico ministro a mancare: assenti anche Pier Carlo Padoan, Carlo Calenda, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. Ma dopo giorni di polemiche sui migranti - e soprattutto di titoli di giornali sul dissidio tra Minniti e il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio riguardo al codice di condotta per le Ong e alla questione della chiusura dei porti per quelle (come Medici senza frontiere) che non lo hanno voluto firmare -l’assenza del responsabile del Viminale è subito interpretata come il segno dello scontro in atto. La nota del Colle conferma poi la serietà dello screzio, con Minniti arrivato al punto di mettere sul piatto le sue dimissioni se non avesse ottenuto l’appoggio alla sua linea («o mi tutelate o lascio, se la linea politica non è più condivisa il mio compito è finito»). Appoggio prontamente arrivato a stretto giro con una nota di Palazzo Chigi: «Grazie all’azione e al lavoro del Viminale i risultati sul fronte del contrasto del traffico di esseri umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare. Frutto dell’impegno di tutto il governo e delle strutture che stanno dando attuazione al codice di condotta per le Ong, voluto dal ministro Marco Minniti, assieme alla cooperazione con la Libia e al contributo della guardia costiera libica».

La copertura per il ministro dell’Interno non poteva essere più ampia, arrivando anche dal Quirinale oltre che da Palazzo Chigi. E in serata la questione sembrava rientrata, con soddisfazione di Minniti. La decisione di Mattarella di intervenire è stata dettata da quello che il Presidente considera un eccesso di polemiche sulla vicenda delle regole sui salvataggi. Dal Colle, dunque, è arrivato un invito a tutti, Ong comprese, a «mettersi un po’ in riga». Il punto è che dubbi sul piano umanitario vengono da molte parti, dal Pd ma anche da un centrista cattolico come il viceministro degli Esteri Mario Giro. Tuttavia negli ultimi giorni la tensione si è alzata soprattutto tra Minniti e Delrio, responsabile dell’attività della guardia costiera e dubbioso sulla linea dura del Viminale. Sul rispetto del codice per le Ong e delle regole del diritto internazionale non c’è divergenza alcuna, assicuravano ieri sera fonti del ministero dei Trasporti. È piuttosto il tema dell’accesso ai porti per le navi di quelle Ong che non hanno voluto firmare il codice proposto dal governo italiano a restare in sospeso, «ancora da articolare», per il ministero guidato da Delrio. Che fare, insomma, se una nave di Medici senza frontiere con a bordo migranti bisognosi di aiuto chiede l’accesso a un porto italiano? La difesa delle Ong è inoltre una sorta di dovere ideologico per la sinistra, come testimonia la posizione di “mediazione” espressa dal Andrea Orlando, ministro della Giustizia e leader della minoranza interna del Pd: «Non possiamo chiedere alle Ong di essere il braccio operativo del governo italiano - dice Orlando -. Le Ong però si devono rendere conto che l’Italia sta facendo uno sforzo. Bisogna arrivare a un punto di intesa».

Nessuna mediazione viene invece rivendicata dal premier Paolo Gentiloni, che ieri ha gestito la sfiorata crisi di governo in totale sintonia con il presidente della Repubblica. «Non esistono due linee del governo sui migranti e sulla Libia ma una sola che è quella del Viminale, responsabile della materia», si precisa da Palazzo Chigi. Ed è una linea di cui sia Palazzo Chigi sia il Viminale rivendicano i risultati: la Guardia costiera libica ha cominciato a rimandare indietro i barconi che salpano da Zawia, Zuhara, Sabratha e Garabulli e gli sbarchi continuano a diminuire ormai da una settimana (ad oggi sono arrivati 96.438 migranti, il 3,3% in meno rispetto ai 99.727 sbarcati nello stesso periodo del 2016). E nel giorno più difficile da quando è ministro Minniti porta a casa un altro risultato: Sos Mediterranee, una delle Ong che non ha ancora firmato il codice di condotta, ha chiesto un incontro al Viminale per chiarire la sua posizione in vista della possibile sottoscrizione. Segno, per Minniti, che la linea è quella giusta e non si torna indietro.

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