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Pensioni italiane all’estero, in Europa in testa Germania e…

vecchi e nuovi trattamenti

Pensioni italiane all’estero, in Europa in testa Germania e Svizzera. Portogallo «nuove Cayman» della terza età

(Marka)
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Germania, Svizzera, Francia, Belgio, Regno Unito: sono questi i principali paesi europei dove lo scorso anno sono state incassate le pensioni italiane all’estero. Spesso con importi medi mensili bassissimi perchè magari quegli italiani hanno lavorato pochi anni in patria, prima di trasferirsi all’estero. In testa ci sono infatti le mete più gettonate in Europa dai flussi migratori italiani. Un fenomeno, quello delle pensioni all’estero, che ha più volti: da una parte chi si è trasferito all’estero per lavoro, dall’altra chi ha lavorato in Italia e ha poi scelto una nuova Patria per vivere di pensione, in base al regime fiscale e al costo della vita di quel paese. Il presidente dell’InpsTito Boeri nei giorni scorsi ha ricordato che più di un terzo delle pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2016 hanno periodi di contribuzione in Italia inferiori ai 3 anni, il 70% sotto i 6 anni e l’83% inferiore ai 10 anni. Quindi molto spesso si tratta di vere e proprie “pensioncine”.

Trattamenti di poco superiori al miliardo annuo
Secondo i dati Inps 2016 pubblicati sul sito dell’istituto, all’estero nel 2016 sono state pagate 401.570 pensioni, di importo medio pari a 233,53 euro. L’importo complessivo annuo è di poco superiore al miliardo di euro. Sono 211.312 le pensioni pagate in Europa (importo medio 237,39 euro), 93.410 quelle pagate nell’America settentrionale (145,85 euro medie mensili), 41.840 quelle dell’America meridionale (368,32 euro medie mensili), 47.826 in Oceania (145,91 medie mensili), 3.362 i trattamenti in Africa (importo mensile medio di 782,04 euro).

Portogallo, nuove Cayman dei pensionati
Gli importi medi mensili pagati in Europa variano dal minimo medio mensile del Belgio (a quota 163,9 euro con 14.674 trattamenti) al massimo del Portogallo (2.132,65 euro medi mensili per 1.037 pensioni). Chi ha lavorato tutta la vita in Italia e decide di passare la vecchiaia all’estero sceglie il nuovo Paese di residenza in base a due criteri: il regime fiscale e il costo della vita. Così da qualche tempo il Portogallo è considerato dai pensionati italiani il nuovo Eden, le nuove Cayman della terza età: lì chi diventa “residente non abituale” per 10 anni è esentato da qualunque tipo di tasse sulla pensione. Una sorta di paese di Bengodi dove al fisco non si deve nulla, dove la pensione si incassa al lordo. Il guadagno del paese avviene sui consumi dei nuovi residenti. E se quello del Portogallo è un fenomeno minore, anche se in crescita, si calcola che solo i 50mila pensionati che si sono trasferiti a Lisbona dai vari paesi europei portino ogni anno circa 2 miliardi di introiti nelle casse di quel paese.

Le pensioni italiane in Europa

L’emendamento acchiappa-pensionati bocciato
Lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha sottolineato che sarebbe «utile che il nostro Paese “importasse”, si rendesse appetibile ai pensionati che vengono da altri Paesi per aumentare la domanda interna e anche le entrate fiscali». E un tentativo per rendere appetibile lo Stato italiano per i pensionati stranieri è stato fatto di recente con l’emendamento acchiappa-pensionati stranieri proposto nel corso dell’esame della manovrina da Enrico Zanetti e Giulio Cesare Sottanelli di Scelta civica. Un’idea semplice: tassare con un'aliquota agevolata del 10% e per 15 anni i redditi da pensione erogati da soggetti esteri ai pensionati che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Emendamento bocciato.

Costosa l’esportazione delle prestazioni assistenziali
Sul fronte opposto - quello delle pensioni pagate all’estero agli italiani che hanno lavorato in Italia - il presidente dell’Inps Tito Boeri ha ricordato recentemente che esportare prestazioni di natura assistenziale» a favore dei nostri residenti all’estero come le integrazioni al minimo e la cosiddetta quattordicesima, prestazioni «tipicamente erogate dal Paese in cui si vive» in aggiunta a quelle previdenziali, «è contro la tendenza degli altri Paesi». Oltre a essere una perdita secca per il Paese: le prestazioni assistenziali pagate all’estero, ha detto, «vanno a ridurre gli oneri di spesa sociale di altri Paesi, è quindi come se il nostro Paese operasse un trasferimento verso altri senza avere un ritorno in consumi».

L’appeal di Cipro
Grande appeal anche per Cipro (170 pensioni da 5.315 euro medi mensili). Qui la tassazione per i pensionati è al massimo del 5%, alla quale fino allo scorso anno si sommava una tassazione netta nazionale massima per la crisi del 3,5%. Poi c’è Malta, considerata la nuova Svizzera (210 pensioni da poco meno di 2.100 euro medi al mese). In Africa i pensionati italiani ricevono i trattamenti soprattutto nella Repubblica Africana (1.777 pensioni con un importo medio mensile di 593,15 euro) e in Tunisia (599 pensioni con un importo medio mensile di 1.427,72 euro).

In Asia sono 398 i trattamenti nelle Filippine (809,23 euro mensili medi), 535 in Thailandia (1.455,14 euro medi), 102 in Turchia (2.550,29 euro mensili medi). In Canada i trattamenti sono 55.875 con un importo medio mensile bassissimo (106,92 euro), negli Stati Uniti le pensioni sono 37.533 con un importo medio mensile di 203,77 euro. Nell’America meridionale i trattamenti interessano soprattutto l’Argentina (23.773 da 323,58 euro di importo mensile medio), il Brasile (7.962 da 425,47 euro di importo mensile medio) e il Venezuela (6.750 pensioni da 375,12 euro di importo mensile medio). In Oceania le pensioni sono per lo più in Australia: 47.738 pensioni di importo medio mensile pari a 144,81.

Le pensioni italiane nel mondo

I requisiti per essere considerati residenti all’estero
Per essere considerati residenti all'estero esclusivamente ai fini fiscali, devono sussistere alcune condizioni: non essere stati iscritti nell'anagrafe delle persone residenti in Italia per più della metà dell'anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili); non avere avuto il domicilio in Italia per più di metà dell’anno; non aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

Un fenomeno che viene da lontano
E il fenomeno delle pensioni italiane pagate all'estero è profondamente legato alle migrazioni degli italiani a caccia di fortuna e lavoro. Migliaia di navi partirono alla volta delle Americhe: solo negli anni fra il 1860 e il 1885 si contarono oltre 10 milioni di partenze dallo Stivale. In un secolo più 20 milioni di italiani raggiunsero Stati occidentali o il nord Africa (soprattutto Egitto, Tunisia e Marocco) a caccia della terra promessa. Una fuga in cerca di riscatto e di affrancamento dalla terribile povertà che c’era in Italia. E negli anni, dopo l’istituzione anche in Italia dell’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia e della pensione di reversibilità, molti di loro hanno avuto diritto ai trattamenti maturati in Italia. Come oggi spettano a coloro che si sono trasferiti a lavorare all’estero, ma hanno versato contribuzioni in Italia. È più recente e si sta ampliando, invece, il fenomeno di chi va a caccia da pensionato del nuovo Eldorado dove vivere la vecchiaia lontano dallo stress e con una tassazione favorevole. Perchè l’Italia, spiegano, non è più un Paese per vecchi con pensioni minime.

Ipotesi tagli 14/me per pensioni estere

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