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Risale il costo del debito ma Bot record a -0,30%

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Risale il costo del debito ma Bot record a -0,30%

Un tasso record al ribasso, il Tesoro, lo ha messo a segno finora anche quest’anno. Nei primi sette mesi del 2017, il costo medio alla raccolta dei BoT, per emissioni lorde totali pari a poco meno di 100 miliardi, ha toccato un minimo storico calandosi a quota -0,30%, contro il -0,151% senza precedenti registrato nel 2016. Un primato importante, quello spuntato finora quest’anno dal Tesoro sulla parte brevissima della curva dei rendimenti, trainata all’ingiù essenzialmente dalla politica monetaria della Bce: un BoT che rende attorno a -0,30% risulta addirittura conveniente rispetto al tasso dei depositi overnight presso l’Eurosistema fissato a -0,40%. Il tasso negativo dei BoT contribuisce anche ad abbattere l’ammontare delle emissioni lorde annuali, perchè il Tesoro emette un titolo zero coupon con prezzo medio ponderato sopra la pari.

Uno dei principali obiettivi di quest’anno per il Mef resta in effetti quello di chiudere il 2017 con un debito/Pil in calo per la prima volta dal 2007, dopo un decennio di rialzi annuali consecutivi: un target che va raggiunto contenendo il più possibile il tasso di rifinanziamento del debito in scadenza, anche se ora tende a salire. Al momento, oltre all’andamento del Pil meglio del previsto, la gestione del debito pubblico farà la sua parte per riportare il debito/Pil sulla traiettoria al ribasso. La giacenza di liquidità è ampia, è molto buona in questo momento, e questo non soltanto consente di tagliare - come tradizione - le aste in agosto ma anche di tenere leggere le emissioni nella seconda metà dell’anno. Non è escluso che il Tesoro possa ridurre altre emissioni a fine anno, contenendo il nuovo debito: il Mef può utilizzare la disponibilità in eccesso della liquidità per tagliare lo stock del debito (operazioni di buy-back con concambio o altre operazioni) affiancando la riduzione del debito tramite il fondo di ammortamento quando rimpolpato dalle privatizzazioni. In aggiunta, l’importo del rimborso dei titoli a medio-lungo in scadenza nel 2019 sarà pesante, più del 2018, e il Tesoro mirerà ad alleggerire il calendario dei rimborsi.

Il crollo in terreno negativo del tasso di assegnazione dei BoT è servito finora quest’anno a controbilanciare il rialzo dei rendimenti avvenuto sulla parte più lunga della curva, agganciato all’andamento dei Bund tedeschi e dei Treasuries Usa e alle aspettative sull’aumento del tasso inflazionistico. Il costo medio alla raccolta per i primi sette mesi del 2017 risulta in ascesa, pari a 0,79%, in rialzo rispetto al minimo storico 0,55% conquistato nel 2016 ma il 2017 per ora resta vicino allo 0,70% del 2015. Il rendimento medio ponderato delle aste 2017 riesce a tenersi sotto la soglia dell’1%, sforata nel 2015 con l’avvio del QE: il rialzo dei rendimenti sull’intera curva non è stato per il momento così accentuato come temuto dopo l’elezione di Donald Trump e l’avvio del “reflation trade”. I segnali che provengono dalla Bce indicano tassi bassi per un periodo di tempo prolungato e anche questo contribuisce a scoraggiare scatti al rialzo dei rendimenti a lungo.

Uno dei fattori che per ora sta contribuendo a tenere sotto controllo il costo alla raccolta quest’anno è il rischio Paese cioè lo spread tra BTp e Bund che orbita attorno a 150 dopo il picco oltre i 200 registrato in aprile. Il mercato preferisce in questo momento scommettere sulla ripresa economica italiana, che risulta più robusta delle attese, e scontaun rischio politico modesto: stando agli operatori in prima linea sul mercato dei titoli di Stato italiani, gli spread Italia/Germania e Italia/Spagna e il prezzo/rendimento dei BTp attualmente incorporano un esito delle prossime elezioni senza colpi di scena, che sarebbe quello di un Parlamento molto frammentato e un governo di coalizione, non forte. Il mercato invece non sta al momento scontando nei prezzi dei BTp il rischio di una paralisi totale del Paese con una vittoria schiacciante dei partiti anti-euro e anti-sistema.

La politica non convenzionale della Bce è stata tuttavia anche quest’anno determinante per tagliare con l’accetta il costo medio alla raccolta per il Tesoro italiano, che resta il primo emittente di titoli governativi nell’Eurozona con 1.943 miliardi titoli di debito in circolazione (buoni postali esclusi). Finora attraverso il Public Sector Purchase Programme nel portafoglio dell’Eurosistema sono finiti poco più di 280 miliardi di titoli di Stato italiani, BoT esclusi. Tenuto conto che la Bce reinvestirà i titoli in scadenza forse per anni, in un certo senso questa quota di debito pubblico risulta “congelata”, in mani forti che la detengono fino a scadenza e la rinnovano per un periodo di tempo prolungato.

Questo mese il mercato dei titoli di Stato italiani viene inondato di liquidità, con emissioni nette negative stimate dagli operatori attorno ai 34 miliardi. Il Tesoro ha cancellato le aste a medio-lungo termine dell’11 agosto e quella del BTp€i di fine agosto, mentre il primo agosto è scaduto un BTp da 22 miliardi (in parte posseduto dalla Banca d’Italia tramite il Securities markets programme con importo che non sarà reinvestito) e il 28 agosto scade un CTz da 12 miliardi: inoltre il Tesoro questo mese pagherà cedole per 6 miliardi. La Bce ha già fatto sapere che in agosto acquisterà meno titoli di Stato (avendo incrementato gli importi in luglio, in particolare sull’Italia) perchè il un mercato primario europeo è pressochè deserto: riprenderà il passo in settembre. La liquidità del mercato resta molto abbondante, e non solo per il QE: anche le operazioni mirate TLTRO, stando agli addetti ai lavori,  si sono rivelate una nuova iniezione di liquidità che ha favorito indirettamente il mercato dei titoli di Stato italiani.

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