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Alfano, l’ex dc agrigentino conteso in Sicilia da Berlusconi e Renzi

il ritratto

Alfano, l’ex dc agrigentino conteso in Sicilia da Berlusconi e Renzi

(Ansa)
(Ansa)

Con le elezioni siciliane alle porte (si vota il 5 novembre), il telefono del siculo Angelino Alfano - ministro degli Esteri con una lunga carriera politica centrista -non ha pace. Lo chiamano da destra come da sinistra. Lo corteggia Silvio Berlusconi e lo cerca Matteo Renzi. Tanto che, da quella posizione centrale nella politica italiana e siciliana, sembra essere diventato l’ago della bilancia per definire coalizioni e candidati.

Quattro volte ministro
Angelino Alfano a soli 46 anni è stato quattro volte nei ministeri chiave della Repubblica e due volte vice-presidente del Consiglio dei Ministri, ma come è possibile tutto questo? Per capirlo occorre fare un passo indietro e raccontare le origini dell'attuale Ministro degli Esteri del Governo Gentiloni. Angelino Alfano nasce ad Agrigento nel 1970 e già dalle referenze del padre Angelo (consigliere comunale e assessore ad Agrigento della Dc) è possibile farsi un'idea di come si svilupperà politicamente l'Alfano politico. Sin da giovane infatti Alfano frequenta gli ambienti della Democrazia Cristiana siciliana, diventando Delegato Provinciale del Movimento Giovanile ad Agrigento. Si forma scolasticamente come avvocato e nel 1989 diventa anche giornalista pubblicista.

La svolta berlusconiana del ’94

Nel 1994 arriva la svolta, con la discesa in campo di Berlusconi. Così Alfano racconta la sua “passione” per il Cavaliere: «Vidi in televisione un imprenditore che aveva passione per la libertà, che aveva il sole in tasca, che aveva tanta voglia di cambiare il Paese. Sentii una musica straordinaria, un jingle straordinario, che emozionò milioni di italiani e, vedendo quell’uomo, sentendo quella musica, sentendo quel programma, decisi di aderire a Forza Italia». Nel 1996 viene eletto nel collegio di Agrigento per Fi. come deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana. Le amicizie giuste e il rapporto idilliaco con Berlusconi lo spingono prima a diventare deputato in Parlamento (2001) e successivamente (2005) coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia. Ma la vera svolta arriva nel 2008, quando durante l’ultimo Governo Berlusconi viene nominato ministro della Giustizia. Da quel momento in poi Alfano inizierà una lunga carriera «da ministro» (salvo la parentesi del Governo tecnico di Mario Monti) collezionando un ministero chiave dopo l’altro. Anche in questo caso “corteggiato” sia da destra che da sinistra.

La rottura con Berlusconi
Ma alla storia del politico agrigentino manca un elemento fondamentale: la rottura con Berlusconi. Dopo l’esperienza ministeriale, di cui viene ricordato il celebre “lodo” cassato dalla Corte Costituzionale; Alfano diventa segretario del Pdl ed è pronto a lanciarsi nella candidatura per la successione alla leadership, con il sostegno di Silvio Berlusconi. Ma il 2 Marzo del 2012 il Cavaliere affossa Alfano con la celebre frase «gli manca un quid» ovvero, gli manca qualcosa per aspirare ad essere suo successore. E quando il Cavaliere decide di scogliere il Pdl per ritornare a Forza Italia molla il suo “maestro” fondando il Nuovo Centro Destra, decidendo di continuare a sostenere il Governo Letta di cui era vicepremier e ministro dell’Interno. Da quel momento volano stracci tra Berlusconi e Alfano, con l’ex premier che considera il suo ex “delfino” un traditore e il leader del Nuovo Centro Destra che attacca il Cavaliere definendolo «irriconoscibile» perché pieno di «rabbia e rancore» e criticando l’operato dei suoi governi definiti «privi di coraggio».

Le «praterie centriste»
Nel 2014 nasce il Governo Renzi e Alfano viene riconfermato vicepremier e ministro dell’Interno e il Nuovo Centro Destra diventa la seconda forza politica del Governo dopo il Pd con 3 ministri, 1 viceministro e 9 sottosegretari. Tutto sembra andare a gonfie vele per Alfano ma molti dei big che l’avevano seguito nell’avventura del Ncd, iniziano a covare dubbi sul leader e sul progetto del partito. A tornare nell’ovile del leader di Forza Italia saranno tra gli altri anche volti noti del centrodestra italiano, come Giovanardi, Quagliariello, De Girolamo e Schifani. In quel momento Alfano capisce che non può sfondare a destra, dove i “populismi” di Salvini e Meloni e l’immortale Berlusconi sono padroni del campo; mentre al centro in pieno sbando, dopo il fallimento del progetto Monti, vi è largo spazio di manovra. Ecco che lo scorso marzo Alfano scioglie Ncd e crea Alternativa Popolare spiegando: «Con un Pd che vira a sinistra e una Fi che vira a destra, al centro abbiamo delle praterie». E la storia continua con le trattative di questi giorni per le cruciali elezioni siciliane.

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