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Controlli, flussi, accoglienza, integrazione: urge dibattito…

L'Analisi|immigrazione

Controlli, flussi, accoglienza, integrazione: urge dibattito serio

Si può parlare della questione migranti evitando di spaccarsi (e di spaccare il capello) sul tema dei doveri umanitari e dell’impossibilità o meno di accogliere tutti? Proviamo a mettere in fila qualche riflessione di buon senso, perché crediamo aiuterebbe non poco, anche se non serve a conquistarsi il plauso di una o dell’altra delle tifoserie in campo.

Prima banale questione: la cosiddetta legge del mare, cioè la normativa che impone, giustamente, l’obbligo di salvataggio dei naufraghi e il loro sbarco nel porto più vicino. La normativa è del 1979, ma riprende un tema molto antico. Tratta però una fattispecie diversa da quella con cui si fanno i conti nelle ondate migratorie. La normativa ha infatti presenti i naufragi per così dire ordinari, cioè quelli dovuti ad infortuni di varia natura. Nel caso delle migrazioni ci sono invece ormai di fatto dei naufragi programmati per farsi salvare (è spiacevole scriverlo, ma è la realtà). Nei salvataggi ordinari lo sbarco delle persone soccorse nel porto più vicino serve semplicemente a metterle nelle condizioni di tornare a casa loro il più presto possibile. Nel recupero dei migranti a rischio naufragio lo sbarco avviene in un luogo da cui non hanno alcuna intenzione di muoversi per tornare a casa.

Sarebbe necessario prendere in considerazione questa specificità, perché è a partire da questa che si deve trovare il modo di affrontare quello che è indubbiamente un grande fenomeno, già altre volte accaduto nella storia sia pure con modalità diverse, cioè le grandi migrazioni di popoli che abbandonano le loro terre considerandole inospitali per il loro futuro.

Ovvio che quanto detto non vuole affatto concludere che i migranti vadano lasciati annegare durante il loro tentativo di traversata: salvo pochi fanatici, nessuno tra coloro che in vari modi affrontano il nostro tema condivide una simile aberrazione. La questione è un’altra: dopo averli salvati come sarà possibile gestire in maniera adeguata il loro destino? È qui il vero nodo del problema, ed è questo ciò su cui glissano molti che si accontentano del facile eroismo di raccogliere persone in mare e trasbordarle in qualche modo a terra. Le si salva da un grave pericolo di morte e questo è meritorio, ma poi li si consegna ad un futuro gramo di cui non ci si occupa.

È dunque opportuno fermarsi a considerare quale sia il problema che grava sul nostro paese, che è il solo con la Grecia a farsi carico del problema del dopo-sbarco. È bene sbarazzare subito il campo dall’illusione che tutto si possa risolvere rimandando indietro quelli che non hanno diritto all’accoglienza, perché si sa benissimo che i loro paesi non vogliono riprenderseli e non si possono certo scaricare su paesi terzi. Si tratta dunque di gestire sul nostro territorio un numero significativo di persone che in genere da noi non vogliono rimanere e che dunque, se ci riescono, vagano disperatamente per il paese alla ricerca di un varco per passare in altri stati (varco che trovano chiuso). Mentre rimangono, assistite alla meglio, non hanno reali possibilità di rapida integrazione, vuoi per problemi culturali e linguistici, vuoi per la bassa qualificazione che li rende interessanti solo per settori molto limitati del mercato del lavoro (dove, fra il resto, agiscono privi di tutele e soggetti ad ogni tipo di ricatto). Inutile meravigliarsi se una quota, per fortuna marginale, ma non insignificante, finisce per farsi coinvolgere nelle reti criminali. Del resto il mix di frustrazione per le loro speranze deluse e il non riconoscimento per un contesto legale che per loro è estraneo sono fattori tipici per favorire questi esiti. Vogliamo dire che qualcosa di simile è accaduto anche con la nostra emigrazione negli Usa a cavallo fra i due secoli passati ed oltre?

A questi problemi il governo italiano deve mettersi in grado di rispondere a meno che non si pensi accettabile lasciar andare le cose senza intervenire. Non comprendiamo davvero come tutti coloro che si affannano a proclamare astratti principi umanitari limitati ad un solo aspetto del tema (il salvataggio in mare) non pensino che senza riuscire a governare il flusso dei migranti nelle difficili situazioni di oggi (chiusura delle frontiere, incremento delle vite marginali da disperati) si finirà davvero per consegnare il nostro paese alle ondate xenofobe e al fascino di quelle forze che placano le preoccupazioni della gente proponendo soluzioni mirabolanti e improvvisate.

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