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Arriva il referendum, altra grana per Atac

promosso dai radicali

Arriva il referendum, altra grana per Atac

Ansa
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Potrebbe svolgersi tra aprile e giugno 2018 in concomitanza con le elezioni politiche o con quelle regionali il referendum consultivo per la messa a gara del trasporto pubblico della Capitale. Ieri l’annuncio dell’obiettivo raggiunto con 33.040 firme raccolte per la campagna referendaria “Mobilitiamo Roma” promossa da Radicali Italiani e Radicali Roma. Saranno consegnate questa mattina in Campidoglio e poi inizierà la campagna vera e propria. «È stato un successo grazie alla grande partecipazione dei militanti e dei romani su una questione cruciale per i cittadini come il servizio pubblico della città - spiega Riccardo Magi segretario dei Radicali italiani - abbiamo raggiunto e superato il traguardo delle circa 29mila necessarie a indire il referendum consultivo il prossimo anno».

Quesito sull’apertura ai privati
Si chiederà ai romani se affidare tutti i trasporti a una gara aperta anche a una «pluralità di gestori», con privati. Al pubblico resterebbe di fatto solo un ruolo di controllo e programmazione. Tema che ha diviso e dividerà i partiti, il Pd in particolare, e gli stessi membri del M5S. Questione romana in apparenza che riguarda la municipalizzata Atac (controllata al 100% dal Campidoglio) in grave difficoltà, ma con respiro nazionale perché tocca un tema sensibile come l’apertura ai privati del trasporto pubblico locale. «I cittadini romani - sottolinea Magi - possono contribuire ad archiviare un modello di gestione fallimentare, che con i suoi blocchi di potere corporativi ha portato al collasso il servizio di trasporto a Roma. Ma rompere il monopolio disastroso di Atac sarebbe un passo decisivo per l’intero Paese - aggiunge - visto che è proprio nel settore dei servizi pubblici locali che la mancanza di gare e di concorrenza danneggia maggiormente i cittadini». La consultazione infatti può rappresentare l’occasione per accelerare risanamento e rilancio di un’azienda sull’orlo del collasso, oggetto per troppi anni degli appetiti della politica capitolina che ha considerato Atac con i suoi 12mila dipendenti un bacino elettorale importante.

Ipotesi concordato preventivo per la municipalizzata
Alla municipalizzata a rischio default, gravata da un debito da 1,3 miliardi, con servizi e organizzazione inefficiente, investimenti bloccati, e mezzi vecchi, serve un cambio di passo e un’operazione urgente di risanamento e rilancio. Questioni che dovrà affrontare il nuovo cda (attesa a breve la convocazione), a pochi giorni dall’insediamento del nuovo presidente e ad Paolo Simioni nominato dalla sindaca di Roma Virginia Raggi dopo l’addio con polemiche del direttore generale Bruno Rota. Tra le priorità l’elaborazione del nuovo piano industriale della municipalizzata. Ma sul tavolo di Simioni c’è un altro dossier pesantissimo che fa i conti con una crisi di liquidità che mette a rischio gli stipendi dei 12mila dipendenti e la circolazione dei mezzi. Si ragiona concretamente sulla possibilità di concordato preventivo, una sorta di amministrazione straordinaria, sotto il controllo del tribunale, finalizzata proprio a ripianare i debiti e a trovare un accordo con i creditori della società. «Ipotesi non esclusiva» ha chiarito nei giorni scorsi il presidente della commissione Mobilità del Campidoglio Enriso Stefàno. Perché per il M5S capitolino l’Atac «deve rimanere pubblica».

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