Italia

In Sicilia il quasi-accordo tra Ap e Pd tra veti e malumori

verso le regionali

In Sicilia il quasi-accordo tra Ap e Pd tra veti e malumori

Si dice che l’accordo tra Ap e Pd sulla Sicilia sia praticamente già fatto. Manca però l’atto finale: l’ufficializzazione. Così come manca ancora il nome del candidato prescelto. Ci sono infatti due ostacoli da superare per poter suggellare l’intesa: i forti dissensi tra i centristi del Nord, contrari all’alleanza con il centrosinistra e l’obiettivo di Renzi che punta a un candidato outsider, esterno sia al Pd che ad Ap.

I malumori dei centristi del Nord
L’annuncio di ieri del coordinatore siciliano di Ap Giuseppe Castiglione («Il dialogo con il Pd è molto avanzato») ha infatti suscitato le ire dei maggiorenti centristi del nord Italia, Lupi, Formigoni e Albertini in testa. I centristi lombardi, infatti, in regione governano pacificamente insieme a Roberto Maroni e a Forza Italia e non sopportano l’atteggiamento di superiorità con cui il segretario del Pd tende a derubricarli. D’altra parte Alfano, che oltre a siglare un accordo sulla Sicilia, necessita di rassicurazioni sull’alleanza per le politiche, ha fatto notare ai malpancisti che con Salvini e Meloni, nel centrodestra lo spazio per il centro non esiste. Ad ogni modo, il leader di Ap confida che - una volta metabolizzato lo scontento - tutto il partito si ricompatterà sulla linea prescelta ed appoggiata dalla prima ora dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin e da Fabrizio Cicchitto. Tuttavia, non è escluso che i malumori sfocino in ulteriori passaggi da Ap a Forza Italia, come il caso del ministro Enrico Costa insegna.

Il rebus del candidato
Intanto è buio fitto sul candidato che dovrebbe coronare l’accordo fra Ap e Pd. I centristi hanno messo sul piatto tre nomi: l’europarlamentare Giovanni Lavia, il deputato Gianpiero D’Alia (vicino a Casini) e Dore Misuraca (vicino ad Alfano). Ma sembra che Matteo Renzi non sia particolarmente propenso a scegliere da questa rosa. Il segretario Pd piuttosto vorrebbe sparigliare le carte con un outsider, un candidato accettabile sia dai dem che dai centristi ma completamente fuori da entrambi i partiti. Si sono fatti i nomi di Caterina Chinnici (figlia del giudice ucciso dalla mafia) e di Fabrizio Micari, rettore dell’università di Palermo. Ma la sensazione è che a largo del Nazareno si stia ancora valutando tra curriculum e personalità dell’isola. Quel che è certo è che la firma dell’accordo porterà nel 2018 Ap nel listone di centrosinistra, facendogli superare lo scoglio al Senato dell’8% dell’attuale legge elettorale. Per ora un risultato sicuro.

© Riproduzione riservata